Raul Colosimo, diario di un polistrumentista folle

0

11209546_10206401845755280_3433497024543480348_nUn fool col clarinetto basso. Ma anche: un fool con il sax. Ma anche: un fool con la voce, o col piano, o con le percussioni. Ma anche: un fool che danza, o che sfiora con le dita le manopoline di un effetto elettronico in mezzo a un’improvvisazione jazz. Raul Colosimo è così, un fool, un pazzo, ma molto rigoroso. Un polistrumentista con le idee molto chiare. Classe 1976, proveniente da una famiglia di musicisti classici, una vita passata in un’inverosimile “combine” tra due luoghi opposti, Parigi e la Calabria selvaggia (lo si trova spesso nella sua casa di Riace, costa jonica reggina: sole- olivi-vento, la stanza di un palazzo antico, spartiti buttati ovunque, microfoni, effetti, strumenti e un mac). Negli anni 90 le collaborazioni con un mostro sacro del free come Jamaladeen Tacuma, bassista di Ornette Coleman, negli anni Zero le incursioni vocali tra improvvisazione e performance con Moni Ovadia, Mederic Collignon, Steve Grossman, Claudio Lolli e il Parto delle nuvole pesanti.

Oggi una quantità di progetti in corso. Per esempio quello con i francesi La Femme, psycho rock punk che rimanda suggestioni dalla surf music ai Kraftwerk. Hanno vinto il Victoires de la Musique, hanno realizzato un video per Yves Saint Laurent, sono in tour mondiale e stanno realizzando il secondo album con Colosimo al Clarinetto basso. , un progetto, aperto, in progress, che raccoglie intorno ai suoi tanti strumenti musicisti dal rock al reggae, alla tradizione più dura e pura: vedi gli interventi di Francesco Rosa (detto “U Monacellu”) alla zampogna. Dei Marvanza reggae sound, di Peppe Voltarelli e altri, in un calderone imponderabile. Ne verrà fuori un disco, forse. Ma non è quello l’importante. L’importante per questo rigorosissimo fool, è configurare la vita con i suoni. Cercatelo sul suo Bandcamp.