Flat tax al 30%, e italianità. La destra riparte

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partito-moderatoLe recenti elezioni di midterm dimostrano che il carisma di Matteo Renzi – frutto di un colossale fraintendimento a destra e a sinistra – sta già scemando. Dimostrano inoltre che al di là di un forte astensionismo -un brutto segnale- il blocco dei liberali, moderati seppur incazzati, esiste, vota Matteo Salvini e numericamente è in grado di tornare a governare il Paese.

La speranza di tornare al governo non è frutto di un desiderio di potere, bensì figlia dell’idea che l’Italia abbia bisogno di una rivoluzione liberale per uscire dalla crisi e togliersi vecchi fastidiosi retaggi. Essere liberali non significa essere cattivi, beceri, razzisti, bensì essere realisti. Da realisti un liberale non vuole essere né conservatore né riformista, posto che – suggeriva il diabolico Ambrose Bierce – “conservatore è un uomo politico affezionato ai mali esistenti, da non confondere con il progressista che invece aspira a rimpiazzarli con mali nuovi”.

Essere realisti significa anche comprendere che l’uomo è nato per la libertà, che lo Stato deve regolare queste libertà, non sostituirsi ad esse. Il pensiero è semplice: a sinistra si pensa che lo Stato possa migliorare l’uomo, anzi che la Volontà Generale espressa dallo Stato possa indirizzare la società nel modo migliore. Ma è un’utopia credere che lo Stato sappia meglio del singolo cosa è bene e cosa è male. Anzi quando lo Stato agisce come ente superiore, attraverso la politica, fallisce, sempre fallisce. Lo Stato è un pessimo imprenditore, scialacqua soldi pubblici cioè di nessuno, li butta. Prendiamo il caso di Roma Mafia Capitale, tutti i partiti rubavano, lucravano su soldi pubblici, ne facevano scempio, irridevano le isituzioni. Ma questo, si badi, non perché quegli uomini erano cattivi o disonesti o ignobili e basterebbe sostiuirli con uomini migliori. Anche questa è un’utopia: credere che possano arrivare uomini migliori a sostiuire uomini peggiori, uomini puri che possano epurare uomini meno puri. E’ un errore: il male è insito nell’uomo, va combattuto non facilitato. Per questo motivo non può esistere una classe dirigente migliore (certo può esserci una coscienza civile più alta che limiti l’egoismo umano); è una battaglia persa quella di continuare ad insistere, a sperare, a vivere, di utopia.

Un realista, un liberale realista capisce subito dove sta il difetto delle pie illusioni progressiste che vorrebbero correggere quel legno storto che è l’uomo. Quando il problema è affrontato con morbidezza lo Stato ruba ai cittadini e conculca le loro libertà attraverso le tasse, quando in passato la questione è stata affrontata con forza si sono istituiti i gulag. E’ inutile insistere: il progetto socialista-progressista-utopista-statalista oscilla tra il malaffare e i campi di rieducazione.

Un liberale realista è conscio che l’uomo è quello che è, capace di grandi cose e anche di cose orrende, e per questo quando deve pensare la società, la pensa come un luogo dove vengono limitate, pur nella completa libertà, le possibilità di fare male. In questo senso, se la burocrazia e la politica sono per essenza il luogo del malaffare, è necessario diminuire il soldi che lo Stato manovra, diminuendone anche le velleità dirigiste o imprenditoriali.

Questo si ottiene solo con la diminuzione delle tasse. Anzi, e arriviamo al punto, con la flat tax. Una aliquota unica, sensata, una fiche che ognuno paga volentieri per partecipare a una società (e che tra l’altro potrebbe perfino dare un gettito non minore delle tasse progressive, se l’elusione e l’evasione diventassero inutili). La spesa pubblica che non è un essenza  esistente in sé, che non è un comandamento divino, diminuirebbe e con essa anche la possibilità che si generi malaffare intorno alla cosa pubblica. Il ragionamento fila liscio e solo chi si arroga il potere di decidere per gli altri lo nega. Solo chi crede di essere migliore degli altri si ostina a pensare diversamente: di fatto il liberalismo-realismo è un atto di umiltà, di retto pensiero nei confronti della realtà.

Quindi un nuovo partito dei moderati liberali realisti non può partire che dalla flat tax, una aliquota sensata (30%) oltre alla quale non si deve andare: perché la macchina dello Stato, se lasciata sfrenata, ha bisogno del 30, poi del 35, poi del 40, del 50, del 53, del 54% del reddito che i contribuenti producono. Non esiste una autoregolazione di un sistema che spende soldi non propri, a meno che non pensiamo utposticamente che la burocrazia e la politica possano essere costituite in futuro di monaci zen.

Matteo Salvini (e Berlusconi, con l’aggiunta, magari di Giorgia Meloni, che sta portando avanti un’idea di destra coerente) può dunque iniziare da qui, da questo minimo comune multiplo. Nel blocco sociale dei moderati-liberali-realisti si riconoscono tutti quelli che credono inizialmente almeno in questa idea, e non sono pochi. Gli altri, quelli che credono di poter raddrizzare l’uomo o ipotizzano una società di puri, spesso non essendo puri neppure loro stessi, aderiranno allo schieramento del centro sinistra.

Secondo tema unificante per il nuovo partito repubblicano sono i Beni Culturali intesi come immenso giacimento di identità per noi italiani, come specificità del Paese, come fattore che genera ottimismo e appartenza alla comunità, cioè patriottimismo. Ma anche come potente motore di sviluppo economico e civile.

Da qui bisogna ripartire.

20 Commenti

  1. Lorenzo Perugini · Lavora presso AMSTERDAM
    solito problema italiano….tutti scrivono..tutti commentano…tutti hanno il rimedio top di gamma…poi finisce tutto a tarallucci e vino….pardon…a mazzette e bustarelle…he he
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    • salvini…meloni e di maio??? manca peppino toto e la malafemmena…lololololol

  2. Un ‘aliquota sensata al 30% ? ma l’autore dell’articolo si è informato sui numeri della Flat tax proposta da Salvini, ma preparata dal responsabile economico di “NoiconSalvini” Armando Siri in collaborazione con Alvin Rabushka? ma lo sa che tolte le deduzioni l’imponibile IRPEF è di 800 miliardi e lo stato incassa effettivamente 160 milardi? che corrisponde al 20% ? e con un sistema fiscale complessissimo? ma con che numeri si chiacchiera qui? ma quale incompetenza diffusa….. bisognerebbe informarsi di più…. i conti ci sono e tornano con il 15% di flat tax uguale per tutti e le deduzioni per i famigliari a carico e secondo i redditi… per rispettare i criteri di progressività imposti dalla costituzione

    • Caro Storti, il nostro articolo non era un articolo di economia e non si voleva fare i conti. Anzi, a dire il vero conosciamo bene i conti di Rabushka. Noi partivamo dall’idea del “vero conservatore” di Barry Goldwater che indicava nel 30% il limite massimo che un cittadino può e deve corrispondere allo Stato. Oltre è furto.

      • Caro Crespi, che oltre il 30% sia un furto di Stato non vi è dubbio. Ma per far ripartire l’Italia serve qualcosa di ben più drastico del 30%. Per ridare fiducia agli italiani, per permettere alle aziende italiane di investire, per attrarre investitori stranieri, per rilanciare i consumi l’unica chance è un’aliquota molto bassa. Una volta che i conti per lo Stato tornano (e col 15% tornano) allora bisogna sfruttare la leva psicologica positiva di una manovra del genere. L’attuale politica fiscale è depressiva per ogni imprenditore e operaio. E se deprimiamo la classe produttiva italiana, dove vogliamo andare? contiamo sulle multinazionali? l’Italia è un paese di piccole e medie imprese, artigiani e liberi professionisti… facciamo si che crescano lasciando loro il denaro frutto del loro lavoro, lasciamolo in mano a chi sa fare impresa. I posti di lavoro non si creano per decreto, ma solo dando la possibilità agli imprenditori di investire lasciando loro il giusto margine di guadagno.

        • Concordo. Come diceva Prezzolini, in Italia solo i fessi si interessano della produzione, mentre i furbi della redistribuzione. Al di là del 15%, credo che il principio della Flat Tax sia vincente per smontare l’idea di Stato come è oggi, un vecchio retaggio comunista.

  3. Quanta italianità nel Republican Italian Party (con annesso Elefante del partito repubblicano americano). oltretutto, in un inglese corretto l’ordine sarebbe Italian republican party, ma vabbè. Sarkozy in Francia ha fatto la stessa identica cosa: l’UMP adesso si chiama Les Republicains.

    • Il logo non è nostro. La scritta RIP non è male, va venire in mente il riposo eterno

  4. Italianità !!!??? Oddio quando sento queste parole mi viene l’orticaria. Per ultimo le pronunciò il pregiudicato: (ricordate: una bad company per salvare l’italianità di Alitalia??) ci è costata solo 3 miliardi

  5. Tasse abbassate per tutti al 30%, (no al 15% rilancia Salvini), 1 milione di posti di lavoro, i debiti delle Stato sotto il 100% in 2 anni, una disoccupazione all’1% fisiologico, più gnocca per tutti e…. venghino sior siori mi voglio rovinare, al primo milione di voti per il pregiudicato, un set di pentole col coperchio e abbonamento a Mediaset gratis per 2 ore !!! Dove e quando li ho già sentite queste promesse ??

    • che glie frega a loro dei disastri??? tanto poi vengono “i cattivi” a rimediare…lolol…come successe colla “politica liberal” del berluska che ci porto’ in bocca a Monti…he he

      • ma Napolitano lo avete chiamato fuori a furor di popolo?
        Anche lui è “geneticamente onesto” come Bruzzi, Carminati etc?
        Caro Van Perg, van der kool!
        In braccio a Monti ti ci ha messo il pannolone di stato, che ha anche assicurato ed agevolato il passaggio al Letta sbagliato (tanto che anche in USA, durante una sua visita, tutti continuavano a chiamarlo John/Gianni invece di Harry/Enrico) e ci ha tombalmente consegnato nelle mani del Matteo sbagliato (Renzi anzichè Salvini).
        Fatto sta che, per ora e chissà per quanto tempo, siamo stati privati, noi popolo sovrano(?), della possibilità di scegliere la corda con la quale impiccarci.
        Evviva la costituzione.
        Ormai lo dicono solo i comici!!!

  6. Occhio Salvini di troppa moderazione si langue,di mezze seghe inconcludenti ne abbiamo già avuti.Poche cose,chiare fattibili e sopratutto da dare non da promettere.

  7. Bell’articolo di Angelo Crespi, condivido. Il problema è che molti italiani non amano la libertà e preferiscono stare sotto le ali di mamma Stato anche se questo comporta essere sudditi e sfruttati, come succede attualmente con il regime PD. Essere liberali comporta la responsabilità di decisioni ed azioni oltre alla fatica di far lavorare il proprio cervello.

  8. Attenti a non fare promesse elettorali che non si potranno mantenere perché, altrimenti, finisce esattamente come la Grecia. Tsipras ha promesso molte cose che ora non può rimangiarsi col risultato di mandare ulteriormente a catafascio il suo paese.

  9. Un dettaglio: “Matteo Salvini (e Berlusconi) possono dunque partire da qui, da questo minimo comune multiplo.” Salvini ha in programma A, B, C. Berlusconi ha: B, C, D. Minimo comune multiplo (mcm) = A, B, C, D. Massimo Comun Divisore (MCD) = B, C. Sbaglio o lei si riferiva al secondo?

    • Guardi caro Pietro ho chiesto lumi anche al caporedattore Giurato. Ci siamo consultati e credo che alla fine abbiamo sbagliato. Ha ragione lei. Ma la matematica non è il nostro forte. Avrei dovuto chiedere a mia figlia che sta finendo la prima media. L’altro giorno le ho chiesto del minimo comune denominatore, lei mi ha detto massimo comune divisore, io ho annaspato, lei mi ha guardato con commiserazione. Tutto sua madre.

  10. Sono completamente d’accordo. Come fare per arrivare a questo e’ alquanto difficile perche’ bisogna vincere interessi nei quali siamo tutti coinvolti. Ci vuole un partito con un Leader forte e collaboratori incorruttibili. Sono pronto a partecipare

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