Il giorno in più di Andrea Preti

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Una scena da One more day di Andrea Preti
Una scena da One more day di Andrea Preti

Possiamo essere felici se stiamo vicino a chi è felice? È quello che ci si chiede in One more day, in questi giorni nelle sale distribuito da White Wolf Production. Un film che vede l’ex modello Andrea Preti, classe 1988, debuttare (alla grande) come attore e regista. Scritto da Giorgio Molteni, Valentina Signorelli e lo stesso Preti, è l’incontro fra Emanuele e Giulia, ragazzo bello e introverso lui, donna affascinante e tormentata lei. I due, complici le lezioni di teatro, finisco con l’entrare l’uno nella solitudine dell’altro al punto da abbandonarsi ad una passione sospesa fra i sensi di colpa del passato e il dolore di una malattia invincibile. One more day ti fa rivenire la voglia di credere nel cinema italiano, per la delicatezza con cui viene raccontato l’amore dei due, e per l’ottimo cast. Accanto ad Andrea (sorprendente), la bellezza non stereotipata e sensibile di Stefania Rocca, in uno dei suoi ruoli più incisivi. Degno di nota, poi, il ritorno sul grande schermo di Mariella Valentini, interprete raffinata del nostro cinema qui nel ruolo della madre di Emanuele. E proprio la sua voce fuori campo fa vivere con dolore e verità la lettera di addio al figlio, convincendo al punto da essere uno dei (tanti) motivi per andare a vedere il film.

One more day nasce da una tua esperienza personale. Hai avuto in qualche modo “bisogno” di fare questo film?

Sì, è una storia che ho vissuto in prima persona, sentivo l’esigenza di raccontarla. È stato un po’ come liberarmi, un modo per far capire alla gente chi sono davvero.

Pensi sia più forte il pregiudizio legato all’essere bello o all’essere un esordiente?

Entrambi, in Italia se sei bello non sei bravo, e devi dimostrare di avere anche talento fino alla morte. Io ho studiato in America, lì le cose sono parecchio diverse. Qui a un esordiente non è data la possibilità di esprimersi, perché non conosci, non capisci. Ma in realtà al cinema la bellezza è relativa, aiuta ma non è fondamentale. Abbiamo attori bravi e belli come Luca Argentero e bravi e fascinosi come Pierfrancesco Favino.

Qual è stata la scena emotivamente più difficile da interpretare?

Il ritorno di mia madre. Nel film mi abbandona, lacerata per la morte di mio padre e dai sensi di colpa nei miei confronti. Il momento in cui la ritrovo inaspettatamente in casa è stato un vero pugno nello stomaco, mi ha emozionato al punto da avere una crisi di pianto.

È la scena in cui ho amato di più la tua verità. A questo punto domanda d’obbligo: se ti dicessi Mariella Valentini?

È straordinaria, ha una profondità pazzesca. È una delle attrici più brave in Italia, e mi spiace che non le si dia più l’importanza che merita. Non lo capisco proprio, il suo curriculum parla chiaro.

Perché Stefania Rocca?

Cercavo una donna spigolosa, con un bagaglio recitativo non da cliché. Stefania è una delle poche attrici italiane ad aver interpretato ruoli diversi, non stereotipati. Ma le mancava un personaggio così forte, così ho voluto stuzzicarla.

Quanto c’è di te in Emanuele?

Moltissimo, lui ha la mia stessa capacità di non rinunciare. Ne ho passate tante ma non mi sono mai fermato, il coraggio è sempre stato la mia forza. Anche quando facevo il cameriere a 5 euro e 50 centesimi all’ora, rincorrendo con umiltà il mio sogno e prendendo porte in faccia. Ma questo ha solo fomentato la mia tenacia.

So che hai altri progetti in cantiere

Ho girato una coproduzione italorussa che uscirà a ottobre, una commedia divertente con Giancarlo Giannini, Tosca D’Aquino, Nino Frassica e Paolo Conticini. E sto lavorando ad una coproduzione italo americana ambientata nel ‘800 che ricorda molto Brokeback Mountain. Il protagonista sarà Henry Cavill, l’attore di Superman

Se potessi vivere solo “un giorno in più” a cosa non rinunceresti?

A stare con la mia famiglia, con le persone che amo. Scambiare con loro le ultime parole, gli ultimi sorrisi.

E vivresti una storia d’amore con una donna che sai di dover perdere, come Emanuele?

Io vivo d’amore. Hai presente quell’attimo in cui senti l’altro al punto da perdere la testa? Ecco, quell’istante va vissuto, anche se sai che non sarà per sempre