Jan Patočka, il Socrate di Praga

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Lo chiamano il Socrate di Praga. In un certo senso anche lui beve la cicuta: nel 1977 la polizia lo interroga per smantellare il gruppo Charta 77, di cui fa parte con Vàclav Havel. 325642Il filosofo muore pochi giorni dopo per un infarto. Jan Patočka ha solo 69 anni, la sua vita funestata prima dall’occupazione nazista della Cecoslovacchia e poi dallo stalinismo lo consegna alla storia come esempio di “filosofo resistente”. Egli rifiuta l’esilio non ostante il martirio politico e civile. La sua primavera non è di Praga, che lo avrebbe straziato fallendo miseramente, ma quella tra le due guerre. Deluso dal fiacco ambiente accademico patrio, fermo alla critica del positivismo e all’idealismo, spostandosi tra Parigi e la Germania conosce Edmund Husserl: la sua formazione è fenomenologica. Nel dopo guerra i comunisti lo accusano di “esistenzialismo soggettivo” e nella barbarie concettuale è privato della cattedra universitaria. I suoi lavori si fanno più umili, ma non smette di studiare, scrivere, sperare.

Jan Patočka, Platonismo negativo e altri frammenti, Bompiani, 2015

Ha detto bene di lui Paul Ricoeur alludendo a un certo “socratismo politico”: Patočka si distingue per una ripresa attiva del pensiero greco, a partire dai presocratici per arrivare ad Aristotele, nel tentativo di rovesciare il nichilismo in cui vede sprofondare l’Europa della tecnica tramite la filosofia antica quale “cura dell’anima”. Le problematiche sono quelle del pensiero maiuscolo del Novecento, originali le soluzioni. Negli anni escono molte sue opere all’estero, soprattutto in Francia. In Italia, dove un certo pensiero trova a fatica ricetto, arriva di recente grazie alle intelligenti intuizioni di Bompiani. Ora esce finalmente Platonismo negativo e altri frammenti (a cura di Francesco Tava, Bompiani, pp. 484, 32 euro), la sua opera basilare rimasta inedita in vita. Un progetto teoretico di ampio respiro, in cui l’idea platonica è il potere ontologico della distanza rispetto ad ogni oggetto o soggetto possibile, un non-essere fondante ogni verità relativa, storica e umana: l’unità di misura del tutto. Patočka merita uno studio approfondito per la sua critica costruttiva al nichilismo. Con uno scarto linguistico possiamo definire il suo pensiero ottimista, e che i filosofi ci perdonino se usiamo un termine così banale.