L’italiano demente, anzi “Pazzesco!”

3
Luca Mastrantonio, Pazzesco!, Marsilio, 2015
Luca Mastrantonio, Pazzesco!, Marsilio, 2015

La cosa che Ferdinand De Saussure non vi ha mai detto: la lingua è come la maionese. Impazzisce. La maionese impazzisce quando gli ingredienti acquosi (tipo il limone) non si emulsionano con quelli oleosi (il cucchiaio d’olio di semi), la lingua impazzisce quando il legame tra le parole e le cose, come quello tra acqua e olio mai fu pacifico e stabile, non regge proprio più.

Divorzio tra significati e significanti, sì; e distacco di anima e forme, pure. E poi i postumi del postmoderno e il mondo social, soprattutto. Una cronaca italiana della follia linguistica si trova in Pazzesco! Dizionario ragionato dell’italiano esagerato, di Luca Mastrantonio (Marsilio, pp. 236, 17 euro) commentatore culturale del Corriere della Sera. Un glossario umoristico del lessico impazzito, dalla A di “Addicted” alla Zeta di “Zombi”. Ma anche una sorta di cura filologica alla sindrome da inconsapevolezza. Sapere come, quando e perché una parola è andata fuori di brocca è già ricostruire il legame con le cose. 

L’alternativa è consegnarsi al “Pazzesco”, aggettivo fantozziano con la memorabile scena dell’ammutinamento aziendale di fronte all’ennesima proiezione della Corazzata Potemkin, passato attraverso gli anni 70, 80, 90 in un crescendo di potenza semantica. Oggi, racconta Mastrantonio: “Pazzesco ha preso il posto di incredibile, inutilmente contrapposto a credibile; ha soppiantato fantastico, che dominava nel primo dopoguerra e in televisione, a lungo; ha sintetizzato l’uso e l’abuso dello psichedelico allucinante, ma soprattutto si è impadronito del dispositivo di mitico”. E’ diventato insomma il segno di una euforia linguistica irrinunciabile.

Come è pazzescamente irrinunciabile l’inglese. Con D’Annunzio era un esotismo prezioso (il “five o’clock tea” di Andrea Sperelli), con Arbasino era un segno di apertura senza complessi (“il coffee rapido” di Fratelli d’Italia), dagli anni 60 in poi è stato fricchettonismo & rock ‘n roll, poi glamour.
E ora? “E’ il nuovo latinorum” spiega Mastrantonio nel libro, serve a dare un tono di seriosità stile Azzeccagarbugli, con i “nerd” i “geek” le “startup”, i “pitch”. E naturalmente con il renziano “jobs act”. Senza trascurare mostri che nascono dal sonno della traduzione, come “verybello.it”, il portale del ministero della cultura, rivelatosi un gigantesco fiasco, un “epic fail” per meglio dire.

Ci sarebbe da chiedersi poi che fine ha fatto il sinistrese, quello di “nella misura in cui”, quello delle “istanze”, “di estremo interesse” di “aprire un dibattito”, quello che trasferiva meravigliosamente le farragini dello scritto nel parlato di tutti i giorni. Si è frammentato in mille linguaggi specialistici, dal sociologismo all’animalismo, racconta Mastrantonio. E sconfina nel linguisticamente corretto.

E questo ci sembra il punto centrale nel libro. Da una parte abbiamo una quantità di linguaggi gergali, esagerati, iperbolici, folli, che vorrebbero sembrare creativi e invece sono ripetitivi. Dall’altra abbiamo una rapinosa spinta al linguisticamente corretto, per cui non si dice “zingaro” e non si dice “presidente” se la “presidentessa” è donna.
Solo che il linguisticamente corretto è la pretesa di riformare le cose attraverso le parole. O, come sosteneva David Foster Wallace in Considera l’aragosta, un tentativo di proteggersi con le parole dall’asperità dei fatti.

Leggi l’intervista a Massimo Cacciari: “Sindaca invece di sindaco? Una stupidaggine”

Una presa di posizione che piega la profondità storica del linguaggio a un dover-essere di nuova fabbricazione, di solito a scopi identitari: cercarsi un nemico (il maleducato, lo scorretto) per poter dire “noi siamo i buoni”.
Prova ne sia che il linguisticamente corretto è l’ingrediente fondamentale nella “reductio ad hitlerum” in cui debordano regolarmente le polemiche websocial.
Il linguisticamente corretto insomma è solo un altro ingrediente della maionese impazzita. E’ solo l’altro polo del bopolarismo linguistico. L’altro aspetto dello sbraco lessicale. Esattamente come l’inglese usato male, o come le iperboli furiose. Pazzesco!

3 Commenti

  1. Credo, purtroppo, che tutto parta dall’ignoranza della nostra sempre bella lingua. Ormai l’Italiano corretto non si studia più a scuola perché di professori d’italiano che lo conoscano ne sono restati ben pochi!!! Il ’68 con l’introduzione del 6 politico ha ridotto la scuola ad un’accozzaglia d’ignoranti. Quelli che si sono laureati dopo il ’68 non erano più in grado di trasmettere la nostra lingua agli studenti perché non la conoscevano neanche loro. Basti pensare all’introduzione di parole, ormai di uso comune, che , in fondo, non significano niente anzi addirittura significherebbero il contrario di quello che vorrebbero dire. Mi riferisco alla parola “omofobia”: è, senza dubbio, una parola composta da “omo” che significa uomo o uguale e “fobia” che significherebbe paura. In pratica: paura verso l’uomo o paura verso gli uguali. Che c’entra con “odio verso gli omosessuali”???? Questa parola l’ho cercata in un vocabolario di alcuni anni fa, uno dei migliori e ho constatato che non esiste!!!!! Non esiste perché non esiste più l’italiano corretto. E, questa, è una vera tragedia.

  2. Presidente o presidentessa? Dipende. Se devi dare della cretina alla presidentessa, ti conviene lasciare tutto com’è: “Il presidente è cretino!”

  3. il fenomeno ha origini culturali e storiche ben chiare.All'”inizio”,le varie acquisizioni,scientifiche,erano retaggio di un mondo “colto”,che usava ancora Latino e Greco,per classificare,ed esprimere nuove “cose”,con un certo “nome”….Piano piano(sopratutto negli ultimi 60 anni),questo mondo “culturalmente” è cambiato,la globalizzazione,ha esportato termini,sempre più distanti,dalla “classicità”,legati alle nuove acquisizioni,sopratutto nei settori dell’informatica,della finanza,della politica,dello spettacolo,che vanno di moda,ingredienti del “calderone” multiculturale ….piatto che ci viene proposto ogni giorno,sempre più insipido,sempre più insapore,uniforme,che purtroppo a tanti piace.

Comments are closed.