Al capezzale della Fu-sinistra

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Il libro Qelsi, uscito nel 2015 per i tipi di Eclettica, racconta il percorso dei tre giovani autori, la romagnola Silvia Cirocchi, il romano Eugenio Cipolla e il piemontese Riccardo Ghezzi , che a partire da una pagina Facebook nel 2011 e poi dal 2013 in un quotidiano online di un successo, avevano posto il problema  de “le contraddizioni e le complicità della sinistra italiana e della viralità disinformativa che le attribuiva una suprema moralità”. E’ l’interrogativo di sempre. Come abbia fatto, in completa continuità di uomini, organizzazione, sedi e risorse, la sinistra italiana a sopravvivere al crollo dei suoi simboli, dogmi, idee, politiche e repressioni.

Ora, però dopo pochi anni di riconquistato potere, “avec le sang des autres”, la sinistra ha mutato pelle, al punto da poter dire: Questa è la Fusinistra italiana. L’oggetto dell’analisi sembra cambiare sotto gli occhi dei nostri globetrotter impegnati della politica e dare ragione alle tante prove da loro portate al giudizio.

angelo crespi
angelo crespi, direttore ilgiornaleoff

L’appuntamento attorno a “Qelsi” si fa occasione per chiedersi cosa sia questa Fusinistra. Crespi aveva riassunto il tema ricordando che Renzi, segretario Pd, non ha una natura di sinistra, né da liberale alla Popper né di destra; non è un pop veltroniano, né un postcomunista, né un socialdemocratico, né un socialista craxiano, né un cattolico di sinistra alla La Pira, o Dossetti. Non è neppure un tecnocratico digitale alla Zuckerberg e se ama il fascino della tecnologia, imitato da una schiera di collaboratori Smithies, stampati in copia a sua immagine e somiglianza, ritrovatisi imberbi al potere in cordata con il capo, ha dimostrato di non comprenderla.

D’altro lato è odiato da tutte le correnti della sinistra d’antan e dei centri sociali da D’Alema a Prodi, Rosy Bindi, Letta, Civati, Cgil, i Padellaro ed i Travaglio del Fatto, i no global, i resistenti, i libertari. E’ odiato, con la stessa intensità con cui venne odiato Berlusconi. Forse perché Renzi è un forzista mancato oppure “l’uomo di sinistra cui è permesso fare cose di destra?” Le seguaci, le Marianne, Marie Elene, Pine, Alessandre oltre il post-post-post ideologico oscillano tra carrierismo e riferimenti ideali fanfaniani evidentemente poco compresi.

Renzi è la dimostrazione di quanto “Qelsi” della direttrice Cirocchi abbia colto nel segno sminando una sinistra sbandata tra Weltanschauung totalitarie collettiviste e liberali globaliste. E’ il punto finale di caduta. Lassenza di “luoghi intellettuali di elaborazione del renzismo” è il ritratto di una sinistra a-pensante senza alcuna visione compiuta del mondo. Renzi riempie le forme vuote del attivismo giovanilistico “sovraesposto” con idee raccattate da altri in Italia ed in Europa. Molte le riprende dal bagaglio proprio o ereditato del centrodestra, dimostrando ancora una volta la mai evidenziata abbastanza vittoria culturale delle idee della destra, di quel Partito della cultura, dato nei sondaggi al 6%. Il vuoto d’ideali, cinicamente disposto a tutto, preoccupa un Ostellino che ci vede una deriva autoritaria. Dello stesso tono le accuse di Brunetta e quelle di ieri sul fascismo finanziario di Tremonti. Perché Renzi è veramente di sinistra in una cosa: nella determinazione violenta del mantenimento del potere.

Qelsi è però un motivo di speranza per la destra in carenza di ossigeno di questi giorni. Nato nel difficile 2011, durante la corsa ai tanti fortini divisori identitari, ha sempre voluto rivolgersi al pubblico, più largo spesso negletto e trascurato di lettori, internauti ed elettori ed è riuscita a farsi largo, dove hanno fallito nomi più noti e strutture più ricche, i cui autori magari sono finiti a scrivere su giornali politicamente agli antipodi.  Con quasi 90mila seguaci stabili e una visibilità in ascesa, sondaggi da migliaia di partecipanti Qelsi si è conquistata partendo dal basso un suo spazio. Dopo aver ripercorso i molti episodi, da Togliatti a Berlinguer, De Benedetti, Prodi, Napolitano, Tangentopoli, toghe rosse, degli errori e malefatte di cui la sinistra non ha mai voluto pagare il conto, ora deve affrontare i suoi nuovi esponenti, pericolosamente vuoti e di gomma, quelli del “Io speriamo che comando”.