Vita da attrice figlia di marchesa

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Debutta a Zelig il 19 maggio, e poi riprenderà il 14 luglio (due date uniche), Mia mamma è una marchesa, di e con Ippolita Baldini. Uno spettacolo che racconta la ricerca che la protagonista ha fatto su se stessa: un percorso lungo, reso in modo articolato e allo stesso tempo leggero.

“Decidere d’iscrivermi all’Accademia (di teatro Silvio D’Amico, n.d.r.) è stato il patatrac. ‘Non ci sono i soldi per pagarti la vita a Roma, Robi. Non so come possiamo fare a mantenerti là, io e papà’. Questo lo diceva sdraiata sul lettino a bordo piscina. ‘Mi toccherà vendere un quadro. Venderò la Madonna con la pappa.’(…).” Sentire queste battute per me è doppiamente motivo di risate, primo perché vedo trasportata sul palcoscenico una realtà che pare inventata ma che rispecchia un genere umano realmente ancora esistente, quello della nobiltà, con i suoi codici, i suoi stili, le sue abitudini. Secondo perché la realtà appunto descritta corrisponde in modo caricaturale ma fedele alla figura di mia madre, di nostra madre, la Marchesa Flavia: a prenderla come spunto nel suo ultimo spettacolo è proprio mia sorella, Roberta Ippolita Lucia (del resto io sono Marta Jula Luisa), che fa l’attrice di professione, per tutti in arte conosciuta come Ippolita Baldini (era la Dodi di Benvenuti al Nord e la ritroviamo anche in “Fuori Mira”, l’ultimo film di Erik Bernasconi, in “Quando la notte” della Comencini e in “Ti presento un amico” di Vanzina. In teatro ha lavorato, tra le altre cose, 3 anni, tra debutto e tournee, con Piero Maccarinelli in “Colazione da Tiffany” e porta avanti il suo progetto del “Teatroacasatua”, per cui recita nelle case di privati, www.ippolitabaldini.com).

“Mia mamma è una marchesa” è il titolo dell’ ultimo spettacolo di Ippolita, il primo da lei scritto e interpretato, realizzato in collaborazione con Emanuele Adrovandi per la drammaturgia, Roberto Rustioni alla regia e Eisabetta Falk per i costumi. “Mia mamma è una marchesa” è un binocolo puntato sulla vita di Roberta e sul costume della nobiltà, “parte di ciò che racconto sono aneddoti realmente capitati nella mia vita” dice Ippolita. Da quando rivela a sua madre che ha deciso di voler fare l’attrice e quindi di volersi iscrivere in Accademia, a quando fugge a New York e ha una love story con un ragazzo del Queens (da presentare al ritorno?) e altre avventure che comportano uno stravolgimento dei piani che erano stati pensati per lei dalla nascita: “la mia carriera, fino a quel punto, era stata coerente. Asilo dalle suore vicino a casa. Elementari al Collegio delle Fanciulle Setti Carraro dalla Chiesa. Medie al Parini, in via della Spiga. Poi il liceo privato artistico alle Orsoline di San Carlo. Perché quelli pubblici erano troppo pericolosi. ‘C’è gente troppo pericolosa, Robi. Ci sono tutti quei punkabbestia. Tu non vai bene per questa roba qua. Meglio le suore che hanno un programma bellissimo.”

Insomma, la storia di una vita e dei sogni di una ragazza, che attraverso l’ironia vogliono ispirare una riflessione su diversi temi, in particolare sull’insicurezza “che non fa distinzioni sociali”.