Michel Patrin, un mastro vetraio prestato all’arte

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E’ allestita nelle galleria della Biblioteca Angelica di via Sant’Agostino 11 a Roma, la mostra di arte contemporanea Frontiere, personale di Michel Patrin, architetto, artista, francese di nascita che nel 1979 ha scelto la capitale d’Italia per formare la sua famiglia ed esercitare la professione di restauratore del vetro, attività che svolge sia nel laboratorio di viale delle Milizie, dove si tagliano le lastre, sia nella bottega di piazza San Salvatore in Lauro, dove si disegna e si mostrano le realizzazioni.

Insieme alla moglie e collega Laura Belforti fonda nel 1983 la Vetrocreare, azienda che oggi vanta più di tremila opere realizzate e riconoscimenti importanti in molti Paesi del mondo.

MICHEL PATRINL’intensa attività artigianale di “mastro vetraio” non lo distoglie dal suo impegno d’artista:  per anni disegna, dipinge, realizza collages con tecniche e materiali diversi e sin dalle prime apparizioni in mostre collettive, le sue opere destano l’interesse di cultori della materia e pubblico.

Tra una esposizione e l’altra, un intervento di restauro e un progetto di vetrata, Patrin sperimenta in nuove strade il suo talento, acquisendo quella libertà espressiva che lo ha portato oggi a una completa autonomia creativa, del tutto fondata sulle associazioni della mente. Nel giro di un decennio la sua vena artistica si definisce e matura al punto da guadagnarsi nel 2009 la prima personale, Uno a Uno, alla quale hanno fatto seguito altre mostre, Al Di Sopra Della Materia (2013), In Ogni Cosa (2013), Ombre e Luci (2014).

L’esposizione in corso, costituita  da opere recenti, realizzate in pochi mesi di febbrile e concitato lavoro, racchiude nel titolo Frontiere, un riferimento preciso all’ambiguità di certe sottili differenze tra mestieri e discipline artistiche, tecniche e ambiti creativi, ma anche alla necessità di abbattere le barriere ideologiche, culturali e religiose, tra le persone affini per sensibilità.

In mostra composizioni astratte non di grande formato: 11 su tavola, 25 su tela, 39 su carta, ricche di elementi che ritornano spesso nell’arte contemporanea quali, Serialità ed Enumerazione senza fine. Realizzate con inchiostri, acrilici, acquarelli, pennarelli, mezzi fotografici, frammenti di lavorazioni metalliche, le immagini di Michel Patrin danno luogo ad un originale linguaggio espressivo.

32. Danza Rossa. 1

Assente qualsiasi riferimento al mondo reale, i segni tracciati rimandano piuttosto alle impronte che il visibile lascia nella nostra sensibilità e che dobbiamo recuperare insieme ad emozioni e ricordi che sembravano cancellati. Su quelle “tavole” sono impresse raffigurazioni che hanno l’effetto di un caleidoscopio, ogni occhio, ogni anima può modulare l’immagine che preferisce.

Il vissuto come fonte d’ispirazione, il senso urbano del paesaggio legato agli studi e alla professione di architetto, ma le opere di Michel Patrin hanno anche altri importanti riferimenti culturali.