Laurana fa scuola, oltre l’happy hour letterario

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Giulio Mozzi, Favole del morire, Laurana, 2015
Giulio Mozzi, Favole del morire, Laurana, 2015

Terrorismo letterario (o quasi). Per far colpo sui poco avveduti lettori italici, tanto vale inventarsi un romanzo sull’Expo. Per costruire il «romanzo ai tempi dell’Expo», che s’intitola Divorare Milano, però, ci è voluta la fatica di quattro ingegneri della scrittura, Pierfrancesco Majorino (un passato da autore Dalai e Pequod), Lucia Tilde Ingrosso (una carriera da giallista per Feltrinelli, ma pare imperdibile il manuale edito da Newton Compton, 1001 cose da far in gravidanza e prima di diventare genitori), Marco Drago (che è uscito dall’incubatrice Minimum fax) e Gabriele Dadati, che è il direttore dei lavori, di certo è tra gli alfieri che guidano la casa editrice Laurana (www.laurana.it), nata cinque anni fa come la costola chic di Novecento Editore.

Dal romanzo scritto a otto mani, con incipit criptico («poi le lamentele si accumulano») e consigli per i turisti («Milano è bella, Milano è in festa, state solo attenti ai ladri di portafogli»), non aspettatevi troppo, in letteratura chi fa da sé fa per tre e pure per quattro. Narrando la risorta Milano “da bere”, va bevuto per quello che è, un happy hour in forma cartacea. Al Salone del Libro, però, l’editore milanese ha portato un altro confetto, che manderà in brodo gli scrittori della domenica: si tratta del volume La formazione dello scrittore (ma, visto che anche in editoria esistono le “quote rosa”, c’è pure La formazione della scrittrice) in cui vengono rivolte le domande più osé (del tipo: come è cambiata la tua vita dopo che hai pubblicato il tuo primo libro?) agli scrittori del quartiere Italia, da Tullio Avoledo a Paolo Di Paolo, da Simona Vinci a Valeria Parrella, questo passa il convento.

C’è da dire che sulla possibilità di insegnare la grammatica della scrittura Laurana ha fatto scuola, appunto. La sua “Bottega di narrazione” non è affatto una copia in formato bonsai della Scuola Holden, la Disneyland dei romanzieri. Dietro Laurana, infatti, c’è Giulio Mozzi, che di libri ne sa molto di più di Alessandro Baricco, e che con Laurana ha pubblicato l’ultimo libro, Favole del morire, quest’anno, nella collana “Rimmel”, dedicata alla narrativa italiana. Per sbarcare il lunario editoriale, ormai, si fa di tutto, perciò la collana vintage “Reloaded” dedicata alla «migliore narrativa degli anni Novanta» è nel carcere digitale (vale la pena scaricare il Diario di bordo della rosa di Flavio Santi); funziona alla grande, ovviamente, la collana dedicata alle biografie dei celebrati (ce n’è di ogni, da Laura Pausini a Vasco e Cristina D’Avena), l’ultima è l’agiografia «di artisti esemplari» (Buscaglione, Piero Ciampi, Sergio Endrigo, per capirci), Lontani dagli occhi, introdotta da Renzo Arbore. Che dal seggio della sua sapienza ci insegna che «la questione sta tutta lì», nell’«anticipare il vento contrario, dirottare l’onda negativa». Viva.