Un nuovo partito? L’idea di Berlusconi è giusta

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Il simbolo del partito repubblicano americano
Il simbolo del partito repubblicano americano

L’idea che sta maturando a casa Berlusconi, di fondare un nuovo partito sul modello di quello Repubblicano americano, rappresenta l’unica novità in un panorama politico in via di frantumazione. E potrebbe anche essere il vero lascito di un leader che è stato in grado di tenere uniti i cosiddetti “moderati”, più precisamente un gruppo eterogneo di matrice anti comunista e anti statalista che passava dall’ortodossia cattolica al libertarismo radicale, comprendendo liberali, socialisti, conservatori, separatisti, federalisti, post fascisti…

Il carisma di Berlusconi è stato il collante di un blocco sociale che aveva governato l’Italia fin dal primo Dopoguerra permettendo al nostro Paese una crescita civile e democratica, lontana dalle tentazioni rivoluzionarie comuniste, sebbene concendendo  molto – per quieto vivere – al pensiero sociale rappresentato dalla Chiesa cattolica nelle sue componenti più di sinistra. In pratica, Berlusconi ha incarnato una fetta maggioritaria di elettorato che dopo la caduta del Muro di Berlino ha coerentemente preferito, sostenendo la nascita di Forza Italia, schierarsi con le ragioni liberali.

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Ora, dopo oltre venti anni e varie vicissitudini di lotta politica e giudiziaria, il panorama in generale e nel centro destra è molto cambiato, anche a seguito di alcuni fatti determinanti (per esempio, tre governi che si sono succeduti senza aver vinto le elezioni) che daremo per scontati e su cui non insisteremo. Bisogna però sottolineare che la scelta, all’epoca delle ultime lezioni, di Enrico Letta per dirigere una larga coalizione era giusta, soprattutto se considerata a posteriori.

L’ansia di Matteo Renzi di arrivare al potere, sostituendo Letta senza passare delle urne, ha dato una accelerazione che ha definitivamente distrutto il centro destra, ma anche il centro sinistra, nel nome del cambiamento che assomiglia solo a “un cambiare per cambiare”. La coerenza e lo stile di Letta, che si dimette dal Parlamento dopo un lungo silenzio, rendono ancor più da rimpiangere quell’ultimo tentativo di transizione soft.

In ogni caso, in questo scenario si innesta il progetto, pur tardivo, di Berlusconi di radunare di nuovo il centro destra sotto le insegne di un partito unico i cui riferimenti valoriali siano chiari e fondativi, al di là del proprio carisma personale. Molti gli aspetti positivi, non vorremmo dire “dirompenti”, che vanno presi in considerazione.

Matteo Renzi
Matteo Renzi

Innanzitutto, il nuovo partito obbligherà a una definizione culturale, a uno sforzo progettuale politico che attualmente manca anche a sinistra. Renzi di fatto non è chiaro cosa, culturalmente e politicamente, rappresenti: non certo la sinistra o il centro sinistra a cui eravamo abituati, se non altro per avversione di tutti i rappresentati storici, da quelli della sinistra-sinistra ai vendoliani, passando per i sindacati e anche per i nuovi democristiani. Lo stesso vale per Alfano e l’Ncd che non si comprende bene a cosa aspiri, essendo centro destra al governo col centro sinistra ma non più in chiave di grosse koalition. Lo stesso varrà per Raffaele Fitto  – e gli altri transfughi di Forza Italia – che da mesi si è opposto a Berlusconi sembra più per una questione di successione che non per l’esigenza di rappresentare una novità politica.

L’utilizzo poi di una denominazione chiara e rispondente a qualcosa di altrove esistente, poniamo davvero si realizzi il Partito repubblicano, sgombererà la scena da tutti quei loghi e marchi che negli ultimi due decenni sono nati per mistificare il pensiero politico, spesso con esigenze personalistiche (rose, arbusti, asinelli, ammiccamenti più o meno significati all’Italia o alla nazione…).

Il centro destra in Italia può radunare (e non sempre) uomini ed elettori che rappresentano – stretto senso – il mondo conservatore, quello liberale, quello cattolico liberale, eventualmente quello socialista e quello libertario, a secondo che l’accento si sposti sulle questioni economiche o su quelle etiche, fino ad arrivare, allargandosi, alle frange più esterne, da un lato anarchicheggianti dall’altro riformiste. In sostanza, alcuni valori innervano questo spazio: l’idea di Stato come somma di individui e non come entità in sé, l’idea di proprietà privata che sta alla base della società, l’idea di libertà individuale e di impresa privata che va preferita all’impresa pubblica…

Si può disegnare una mappa di tale mondo, rappresentando ogni singola frazione (partito conservatore, partito liberale, partito cattolico liberale, partito libertario, partito repubblicano, partito radicale…), stratificando valori e ricette economiche, riconoscendo padri nobili e libri fondanti, così da trovare il minimo comune multiplo all’insegna di quello che nel pensiero politico si definisce “fusionismo”: una sorta di macro bolla che contiene quei valori dai quali non si può prescindere e che vengono accettati da tutti i partecipanti, pur consapevoli delle diverse sfumature all’interno del perimetro considerato i cui limiti sono conosciuti e condivisi.

La definizione di un perimetro, appunto etimologicamente di un “partito”, permette di riconoscere quelli che stanno dentro e quelli che stanno fuori, permette ad un elettore di ragionare sui propri valori e riconoscere il partito che li difende.
Per esempio, renderebbe più netta la posizione di Renzi che si manifesta come sé dicente liberale, pur all’interno dello spazio della sinistra social democratica, e in seguito a questo equivoco, paradossalmente trova molti sostenitori anche nell’elettorato di centro destra. E chiarirebbe, come dicevamo, la posizione residuale di Alfano e quella di Fitto.

partito-moderato

Di fronte a un partito Repubblicano, o a un partito Conservatore o a un partito Liberal-conservatore, sarebbe complicato appoggiare Renzi solo per garantirsi il posto, oppure tirarsi fuori per motivi  personali dando vita – in termini valoriali – a meri duplicati del marchio primigenio.

C’è poi una questione non secondaria, uno di quegli effetti non voluti, ma che vengono per serendipità. Il nuovo partito potrebbe prescindere da tutti quei politici oggi in campo il cui consenso è prossimo allo zero. Potrebbe prescindere anche da una classa dirigente frustra e logora il cui unico collante rimasto è il furioso odio reciproco tra i partecipanti. Al contempo si libererebbero energie inutilizzate. Si produrrebbero nuove parole, nuovi paradigmi. Anche il vasto numero di astenuti, stanchi del teatrino, avrebbe un luogo in cui riconoscersi.

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20 Commenti

  1. Siamo alle solite con un nuovo contenitore , ma dove sono i contenuti ??? E’ dal novembre 2011 che Berlusconi non fa più politica e non mi si dica che è per colpa dei Magistrati . Le idee se si hanno le si fa correre , non è che se lui non poteva parlare tutto si fermava . Da Mazzini , a Lenin …a qualsiasi vero rivoluzionario obbligato al silenzio organizzava il modo per dare la linea…da lui nulla…anzi dopo che decine di uomini politici mondiali dicono che c’è chi ha tramato contro di lui e l’Italia,quasi invitandolo a nozze …lui no zitto..e i 13milioni di voti ? Noi ci aspettavamo in quel novembre una conferenza stampa per info i propri elettori …nulla….e doveva essere la Thatcher ? Non è stato nulla..un fuoco di paglia..per poi improvvisamente innamorarsi di Renzi…ovviamente con il suo popolo che non contava un caxxo..rimanere lì a guardarlo nelle spericolate evoluzioni…per forza che poi scappano tutti e infatti io non lo voto più…ma insomma uno come Fitto se ne va , se va Martino,se ne va Bondi…la Santanchè è sparita…non saranno mica diventati tutti matti…Solo una parola : Fitto appena comunicato che se ne andava si è dimesso dal PPE per entrare nel movimento di Cameron….mi sa dire caro Crespi che ci farà il GOP italiano nel PPE ?? Noi vogliamo vedere i contenuti non il contenitore e basta democristianerie…

  2. L’idea è giusta Republican Italian Party (R.I.P. = Riposa In Pace) Morto ancora prima di nascere

  3. visto?.. non ha ancora neppure un nome e già gli italiani litigano per tirare l’acqua al proprio mulino con i distinguo tipici da bar dello sport.. meglio il milan o l’inter, la juve o la roma.. ma siamo ancora all’inizio!.. non si parla ancora di un nuovo partito cui non si sa neppure chi dovrebbe aderire o esserne il fondatore.. si tratta per adesso di decidere seriamente se uno si sente più vicino alla destra o alla sinistra.. più vicino a salvini, meloni o berlusconi.. oppure più vicino agli ottanta euro di renzi o al protezionismo di vendola.. una volta fatto questo ci si potrà mettere d’accordo andando a votare tipo primarie (ma senza la partecipazione dei centri sociali, cinesi, rom e sinti) sul nome del partito e sul nome che dovrà essere scritto sul logo..

  4. “alcuni valori innervano questo spazio: l’idea di Stato come somma di individui e non come entità in sé, l’idea di proprietà privata che sta alla base della società, l’idea di libertà individuale e di impresa privata che va preferita all’impresa pubblica…” Secondo me questa è una visione vecchia, che rimanda agli albori del neoliberismo. L’individualismo come valore fondante della società ha dimostrato di essere fallito. In campo economico poi mi sembra che il concetto di una proprietà privata old style sia un po’ superato. Basti vedere auanti esempi di economia collaborativa virtuosi esistono. Se si vuole uscire dalla dittatura del PIL a tutti i costi e dare un nuovo respiro culturale alla nostra società non penso siano soluzioni vecchie di 30-40 anni a poter delineare l’azione futura. Qui ci vuole gente capace di interpretare il futuro.

  5. Che sia un’idea giusta,è discutibile!L’importante è che non sia l’ennesimo Partito da mantenere,ma che ne sostituisca un altro!Per esempio,perchè non rinominare il PDL magari nel vecchio PRI?

  6. Un altro dettaglio. “Republican Italian Party” e’ sbagliato. Piuttosto: “Italian Republican Party”.
    Ancora meglio: “Partito Repubblicano Italiano”.

    • Secondo me “Republican Italian Party” è un’eccellente idea, il suo acronimo sarebbe RIP ovvero: “Rest In Peace”………………………………………fantastica prospettiva

    • l’idea di cambiare involucro non è tanto sbagliata.La gente vuole sapere il contenuto dell’involucro.se in un condominio abitato da mafiosi se cambi il coloro della facciata hai risolto il problema dell’edificio sempre abitato di mafiosi è .Se sbaglio mi corrigerete.In america quando viene eletto il nuovo presidente alla casa bianca cambiano anche i gabinetti.

  7. Un dettaglio. Nella frase: “Si può disegnare una mappa di tale mondo, rappresentando ogni singola frazione …, stratificando valori e ricette economiche, riconoscendo padri nobili e libri fondanti, così da trovare il minimo comune multiplo all’insegna di quello che nel pensiero politico si definisce “fusionismo”: una sorta di macro bolla che contiene quei valori dai quali non si può prescindere e che vengono accettati da tutti i partecipanti…” si dovrebbe sostituire l’espressione “minimo comune multiplo” con “massimo comun divisore”. Non e’ una sottigliezza. Il primo vuol dire l’insieme di tutte le parti, di quelle comuni e non comuni. Il secondo indica tutte le parti condivise.

  8. certi commenti dimostrano che non hanno capito che il paese ha bisogno di gente che ha le capacità di cambiare, non di gente che è abile a blaterare e poi sotto fa danni incalcolabili a spese dei contribuenti (nei prossimi anni avremo altri aumenti di tasse!!). il partito repubblicano italiano è solo un nome, ma quello che conta è che sa cosa deve fare e come deve fare, quali sono i principi e quali sono i mezzi giusti per aiutare l’italia e gli italiani! la sinistra non ha saputo fare un casso in 4 anni, o peggio, ha saputo solo fare danni, aumentare sprechi e debiti, ha fatto porcate che neanche Berlusconi se lo poteva permettere… ma che razza di commenti fate? 🙂 statevene zitti, è meglio….

  9. Mi affascina la scritta in inglese “Republican Italian Party” …! – Vergognatevi !!!!!! – Una ragione validissima per non votare questo simbolo. – Bye bye Silvio

  10. L’idea di cambiare partito può anche essere una mossa strategica interessante, ma tele scelta deve essere accompagnata da un rinnovamento della classe dirigente del nuovo partito che coniughi esperienza con rinnovamento; altrimenti ritroveremo sempre le cariatidi del Geronto-Club.

  11. questo è il partito che farà cambiare molto all’italia! a patto che gli italiani abbiano l’intelligenza di votare bene. votare per la mafia vuol dire votare il PD! inoltre, non contano i nomi, ma i sistemi: e un sistema come quello americano o quello francese sono tra i migliori del mondo, i piu democratici del mondo. quello italiano è il piu farraginoso del mondo, nonchè il piu costoso del mondo!! che vogliamo fare? vogliamo mantenere il sistema attuale, con la sinistra che comanda e fa mafia, oppure…? 🙂

  12. Non dobemus non possumus non volumus — inaccettabile scimmiottare gli americani….se questo è il centro destra……meglio non andare a votare

  13. ci vorrà tempo.. non so se basteranno i prossimi due anni non tanto per far capire agli italiani quali siano le differenze tra il pensiero e i valori della politica di destra e quelli della sinistra.. quanto per abituare gli italiani, per fortuna non tutti, a non considerare quei pochi partitini rimasti in piedi, nati a mero scopo di lucro, come centri di affari privati e di corruzione, di scambio di voti e di favori..

  14. OK AL NUOVO PARTITO, MA PRIMA DI TUTTO BISOGNA STILARE IL PROGRAMMA, CHI LO SOTTOSCRIVE ENTRA NEL PARTITO. ALLA FINE SI FANNO LE PRIMARIE PER SCEGLIERE IL LEADER DEL NUOVO PARTITO. NON CI DEVE ESSERE NESSUNA INFLUENZA ESTERNA DA PARTE DI BERLUSCONI E DI CHIUNQUE ALTRO, I NOMI SI FANNO ALLA FINE, QUELLO CHE CONTA E’ IL PROGRAMMA, SERIO, CORAGGIOSO, FATTIBILE SENZA FALSE PROMESSE. LA GENTE VUOLE CONCRETEZZA E FATTI, NON SOGNI O ILLUSIONI.

    • Secondo me il partito unico sarebbe nell’ordine delle cose, stante il nuovo assetto elettorale e dovrà essere una coalizione di partiti.
      La coalizione non dovrà essere un nuovo partito; lo abbiamo già sperimentato nel PDL ed è stato un fallimento e lo stesso Berlusconi ne ha preso atto ed ha riformato Forza Italia.
      I nomi per gestire questa coalizione dovrà essere formata dai leader di partito che si coalizzeranno. (troppe volte Berlusconi aveva promesso di mettersi da parte e poi dietro a tutte le iniziative c’era sempre lui e l’iniziativa era subordinata al fatto che lui sarebbe dovuto diventare il candidato premier)
      Questo triunvirato (o quadrunvirato) dovrà gestire la nascita di questa coalizione gestirne le primarie.
      Chi avrà la leadership della coalizione dovrà formare insieme agli altri leader il programma della coalizione.

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