Mario Pomilio, il genio cattolico di cui pochi parlano

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Mario Pomilio, Il quinto evangelio, L’orma, 2015

Quest’anno ricorrono i 40 dalla morte di Pier Paolo Pasolini e i 60 dalla nascita di Pier Vittorio Tondelli, probabilmente i due scrittori più sopravvalutati della letteratura italiana. Il più sottovalutato, invece, è Mario Pomilio, che è morto 25 anni fa e che nell’anno in cui muore Pasolini pubblica uno dei romanzi italiani più potenti e prodigiosi di sempre, Il quinto evangelio. Non è una mera provocazione in carta dorata, giornalistica: che Il quinto evangelio di Pomilio sia “uno degli ultimi grandi romanzi italiani” è convinzione di Gabriele Frasca (tra l’altro, magistrale traduttore di Samuel Beckett), che si affanna in 35 pagine a capire perché, vergognosamente, “della produzione letteraria di Pomilio il nostro Paese parrebbe proprio non sapere più che farsene”. Per altro, la trama del Quinto evangelio è avvincente: tutto comincia in una canonica abbandonata di Colonia, nel 1945, quando un ufficiale americano con competenze da storico, Peter Bergin, scova le carte di un parroco. Che racconta l’enigma di “quel Vangelo dei Vangeli soggiacente o nascosto”, il quinto Vangelo, appunto, destinato a essere perennemente cercato e mai realizzato. Rimpatriato, l’americano passa la vita nella titanica ricerca di questo testo micidiale, “il miraggio d’un evangelo andato perduto” che promette “un supplemento di rivelazione”.

Pomilio a questo punto (con un talento da falsificatore assai più raffinato di Borges) inanella una serie di documenti, attinenti all’inafferrabile Quinto evangelio, che vanno dal manoscritto del VII secolo alla leggenda medioevale, dall’epistolario trecentesco all’invenzione, radiosa, di testi ascetici orientali. Siamo, insomma, di fronte a un romanzo mostruoso, pazzesco, che mette il turbo alla letteratura provinciale italiota, nanificando Il nome della Rosa di Umberto Eco, infelice epigono. Il libro, edito da Rusconi nel 1975 (fu un successo), poi passato in catalogo Mondadori infine Bompiani, è ristampato, con un mucchio di apparati (mirabile lo studio di Wanda Santini che ha scavato nel Fondo Pomilio dell’Università di Pavia) da L’Orma Editore (www.lormaeditore.it), editore romano, in giro dal 2012 per merito di Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari. Dediti principalmente alla letteratura francese e tedesca, completeranno la trilogia di Uwe Johnson, I giorni e gli anni, la prossima settimana escono con Gli anni di Annie Ernaux, “il nostro lavoro più importante” e Le storie di cinema del regista Leone d’oro e Orso berlinese Alexander Kluge. E Pomilio? “Un capolavoro. Che fa molta fatica a passare”. Perché? “Sai, era cattolico…”. Ci risiamo. Era un genio. E in questo Paese i giganti offendono i lividi nani al potere.