Nicolò Quirico, quelle foto piene di parole

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Nicolò Quirico, Roma Eur il trascinatore di masse,

Lo spazio sociale può essere inferno e l’architettura inutile, se vuota o non vissuta. Non a caso, l’ispirazione che trae Nicolò Quirico da Italo Calvino e dalle sue Città Invisibili offre lo spunto per un progetto narrativo che diventa fotografia nella recente serie “Palazzi di Parole”. Fotografia concreta, più concreta di altre tipi di fotografie – “morlottiana” se dobbiamo fare riferimento alle radici culturali del fotografo brianzolo – perché c’è la materia delle pagine dei libri che stanno incollate come un intonaco sulle tavole e sulle quali, solo in seguito, arriverà l’immagine degli edifici.

Nicolò Quirico, Milano monolite, 2015
Nicolò Quirico, Milano – monolite, 2015

La stratificazione, con la tecnica del collage, non è però solo finalizzata alla produzione di opere uniche e appunto materiche: è necessaria perché quelle stesse pagine di vecchi libri – che l’autore ricerca nei mercatini del mondo – vengono strappate per avere voce nuovamente. Sono proprio le voci e le parole delle persone a stare dentro gli edifici e dentro le città che fanno da contorno: architetti che hanno progettato, scrittori che hanno raccontato, inquilini che hanno abitato, rivivono attraverso i loro pensieri in un lungo soliloquio di lettere che sono gli unici resti visibili. Le immagini scontornate, con cieli bianchi e vuoti e lividi, ci mettono infatti di fronte a una verità: l’assenza totale degli uomini di cui rimangono appunto, stilizzate le parole.

Ecografie: ecco come lo stesso Quirico definisce le sue opere. E’ subito evidente che la relativa trasparenza di ogni edificio mostra qualcosa di più profondo, che si può leggere solo parzialmente e anche se vengono inserite alcune chiavi di lettura – i libri appunto – esse sebbene aiutino non restituiscono mai una comprensione totale. Sta all’osservatore cogliere tra i caratteri tipografici le combinazioni di parole che sono in grado di dare accesso all’inconscio e far quindi scaturire una personale visione di quei luoghi remoti, sospesi in una sorta di vuoto temporale.

Nicolò Quirico, Roma Eur il trascinatore di masse,
Nicolò Quirico, Roma Eur – il trascinatore di masse, 2015

Se fossero mere fotografie di architettura non mancherebbero certo di rigore prospettico e cura nelle proporzioni tra edificio e contesto, ma le grandi tavole di Quirico ospitano molto più di una semplice rappresentazione tecnica della realtà. Qualora fosse ancora necessario evidenziare l’appartenenza del medium fotografico all’ambito delle arti, le fotografie di Nicolò Quirico non sfigurano certo coi pittori della Costantini Art Gallery di Milano che lo espone.