David Lachapelle, “blasfemia” in chiave pop

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LACHAPELLE

LACHAPELLELa “verità” che David Lachapelle vuole rivelare con le sue immagini è quella di un artista libero, che non ha certo la Chiesa come committente, ma che sfrutta rimandi ai temi religiosi, mischiandoli con la rappresentazione di una passionalità carnale che spinge i corpi umani fino al limite all’autodistruzione.
Accostare Michelangelo all’arte Pop è un esercizio che pochi coraggiosi oserebbero, tanto quanto mischiare, sempre prossimo al limite della blasfemia, un sacro attualizzato a un profano istintivo.
Eppure Lachapelle non resiste; è stato ed è il suo mondo e lui ne fissa la messa in scena, con la teatralità monumentale propria delle opere che rappresenteranno un’epoca attraverso secoli e cambi di cultura. La prossimità con Andy Warhol e il vario e promiscuo mondo di artisti che ne facevano parte, ha sicuramente garantito una visibilità nell’ambito artistico americano – quindi mondiale – che è stata poi sostenuta per tutti questi anni da una creatività riconoscibile e in costante maturazione.

La ricerca più intima e filosofica è infatti approdata al tema della morte (attraverso i drammatici e iconici casi delle star musicali), del diluvio purificatore, dell’inquinamento globale (con ricostruzioni di centrali immaginarie per mezzo di oggetti di riciclo) e della sospensione/ascensione delle normali persone (ignare della forza di gravità, dentro un liquido amniotico che forse le farà rinascere).

LACHAPELLE

Tanti colori e tanti elementi riempiono all’inverosimile le sue fotografie; agli antipodi del minimalismo giapponese, lui non conosce la sintesi ma riesce a rendere simbolico ogni suo personaggio o ogni sua scena di vita, con il maggior numero possibile di elementi rappresentativi.

C’è da capire una sola cosa nelle intenzioni di Lachapelle ed è la più importante: ci sta rivolgendo un monito sulle derive di comportamenti socialmente condannabili, prospettandone le drammatiche conseguenze, oppure si prende gioco dell’ipocrisia collettiva?

LACHAPELLE

Foto: ©David LaChapelle

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> DAVID LACHAPELLE, DOPO IL DILUVIO
a cura di Gianni Mercurio

PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI
via Nazionale 194 – Roma
FIno al 13 settembre 2015

Sono esposte oltre 100 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e molte di grande formato, che arrivano a oltre sette metri per due. La mostra è concentrata sui lavori realizzati dall’artista a partire dal 2006, anno di produzione della monumentale serie intitolata The Deluge, che segna un punto di svolta profonda nel lavoro di David LaChapelle. Con la realizzazione di “The Deluge” infatti, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, LaChapelle torna a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.

David LaChapelle è oggi uno dei fotografi più riconosciuti e apprezzati al mondo. Nato a Fairfield nel 1963, ha sposato uno stile post-Pop e per certi versi surrealista che lo rende unico al mondo.

Sue opere sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, ed esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay di Parigi, il Brooklyn Museum di New York, il Museum of Contemporary Art di Taipei, il Tel Aviv Museum of Art a Tel Aviv, il Los Angeles County Museum of Art (LACMA) a Los Angeles, The National Portrait Gallery di Londra, il Fotographfiska Museet di Stoccolma e The National Portrait Gallery a Washington DC.