In ricordo di Lanfranco Colombo, il sublime collezionista

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Lanfranco Colombo
Umberto Armiraglio, ritratto di Lanfranco Colombo
Lanfranco Colombo
Umberto Armiraglio, ritratto di Lanfranco Colombo

Nel mese di aprile, alla soglia dei 91 anni, è scomparso Lanfranco Colombo, uno dei massimi collezionisti di fotografie del mondo e “primo” gallerista in Europa con Diaframma che fu inaugurata a Milano nel 1967. Ne facciamo un breve ritratto riportando alcune sue parole di un’intervista del 27 agosto 2009.

“Parlo con il sig. Umberto Armiraglio? Non so se mi conosce, io sono Lanfranco Colombo, vorrei invitarla a pranzo nella mia casa a Genova”. Dialogo telefonico tra l’uomo più influente nel mondo della fotografia internazionale e un ex adolescente che lo osservava da distante, in punta di piedi e spesso ai margini di folle adulte, durante le congestionate inaugurazioni delle storiche mostre.

Approfitto di questo inizio di conversazione per presentare il protagonista di questo articolo sulla fotografia. Scrivere di fotografia in Italia, presuppone introdurre il pioniere solitario che ha iniziato l’esplorazione di questo mondo di autori e immagini, con tanto di primato mondiale della sua galleria fotografica Il Diaframma a Milano, (la prima mostra, con le foto di Paolo Monti, è del 13 aprile 1967).

Parlando di immagini, voglio sfruttarne tutta la potenzialità comunicativa, rimandando al ritratto di Lanfranco che correda l’articolo; il dito è alzato a evocare un evento passato, tra gli innumerevoli appartenenti alla sua granitica memoria. Non ricordo esattamente di quale fotografo si stesse parlando, ho solo la certezza della puntualità nel riferirsi con solenne precisione alla collocazione dell’incontro con quell’autore – il luogo e l’anno esatto – e dei retroscena della sua vita privata, delle vicende personali che non appaiono nelle biografie.

Sono convinto che per Lanfranco una fotografia (intesa come foglio di carta con un’immagine impressa) fosse fondamentalmente un medium non già per il tema sopra adagiato con varie tonalità di grigi o di colori, ma per un contatto umano con il suo autore. Possedere una stampa di Giacomelli, ad esempio, voleva dire conservare il passato, la memoria delle esperienze, dei dialoghi e delle vicende che avevano condiviso.

Penso di non sbagliare nel credere che Lanfranco fosse veramente legato solo alle fotografie di autori con cui aveva avuto una relazione diretta, seguita da intensa amicizia o profondi contrasti – per le persone mediocri c’era un automatico e genuino disinteresse. Proprio come sarebbe avvenuto in un dialogo reale, lui non avrebbe lasciato ad altri la scena per più di una manciata di parole.

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(Ripubblichiamo alcune rare immagini di Lanfranco Colombo che fu anche un ottimo fotografo)

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