Ma da dove viene Renzi, il caudillo?

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Matteo Renzi in foggia di Fonzie

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Mi fido del giudizio di due liberali su opposte sponde che stimo in egual misura: Piero Ostellino e Ferruccio de Bortoli. Entrambi – ben al di sopra del consueto aplomb – hanno espresso giudizi tranchant su Matteo Renzi e sulla sua politica. Indicando nel premier, un caudillo sgarbato e privo di qualsiasi spessore culturale, soprattutto dopo la forzatura dell’approvazione a colpi di fiducia dell’Italicum.

Soffermiamoci sul tema.

Ancora negli anni Novanta e poi nei primi Duemila, numerosi erano i luoghi di dibattito, sia a destra che a sinistra, e chiare le posizioni che si andavano mischiando e sovrapponendo nel tentativo di lasciare il Novecento e trovare sintesi contemporanee, dopo la frattura della fine del Comunismo. Adesso le cose si sono complicate.

DI QUALE SINISTRA IL RENZISMO E’ DISTILLATO?

matteo renzi
Matteo Renzi in foggia di Fonzie

Domandiamoci cosa sia il renzismo e se sia davvero di sinistra Matteo Renzi. La risposta è ardua. Prendiamo in considerazione questo aspetto. Non crediamo che Renzi possa essere definito di destra o liberale nel senso stretto del termine, ma si fatica a capire a quale sinistra possa appartenere. Al di là dello story telling con venature di ottimismo ma senza tensioni escatologiche – sublimato da alcuni operatori vicini al premier tipo Oscar Farinetti che però possiamo al massimo considerare epifenomeni di questo movimento – il renzismo non esprime una visione del mondo compiuta. Non è giusto né onesto sostenere che Renzi sia tout court un epigono della cultura pop veltroniana, d’altronde non si può neppure ascriverlo a una tradizione post comunista, né vederlo come un profeta di una mai avverata in Italia socialdemocrazia, né facilmente stringerlo nella cultura della democrazia cristiana di sinistra (pur da lì provenendo).

Da un lato, infatti, la collocazione di Renzi in una di queste caselle contrasta con l’alterità nei suoi confronti dei rappresentati storici di questi spazi ideal-ideologici: Renzi è odiato da D’Alema e da Prodi, ma anche dai più giovani Enrico Letta (che ha dimostrato tutta la sua coerenza e classe) e Pippo Civati. Non piace ai sindacati. Non piace ai resistenti. Non piace ai no global. Non piace ai libertarian. Non piace ai giornalisti del Fatto né a Travaglio. Non può certo essere considerato socialista craxiano. Né un liberale alla Popper. Di fatto per un errore di prospettiva, per un misunderstanding generale, per una sorta di horror vacui, per una volontà di revanchismo (l’uomo di sinistra a cui è permesso fare cose di destra), piace a destra ed è sostenuto, per ora, anche dal blocco sociale moderato tradizionalmente di centro destra.

Dall’altro lato, anche volendo insistere, non esiste (o non appare) nessuna cultura di riferimento a cui appellarsi per tentare una pur fallace disanima cultural-politica. Non ci sono luoghi di elaborazione del renzismo, libri da leggere, riviste che ne esprimano il pensiero. Troppo poco è limitarsi a dire che Renzi è frutto della cultura boyscout (lupetti in braghette corte), o latamente succedaneo di una cultura cattolica di sinistra (chissà cosa ne pensa lo spirito di La Pira).

Marianna Madia, Maria Elena Boschi
Marianna Madia, Maria Elena Boschi

Inoltre non è possibile inquadrare culturalmente i giovani renziani, le giovani ministresse o le giovani rappresentanti del nuovo Pd (chessò la Boschi o la Madia o la Moretti): essendo di una generazione post-post-post ideologica, né loro lo esprimono né noi possiamo immaginare – pur essendo, crediamo, laureate – che libri abbiano letto, che ideali abbiano maturato, che tipo di esperienze politiche abbiano avuto prima di essere catapultate d’emblée ai vertici del Paese: stanno ai politici di un tempo, come i rivoltosi no-Expo stanno ai brigatisti anni Settanta (“siamo qui per protestare, ma non sappiamo per cosa, basta far casino, se c’è casino ci sto dentro…”). Con l’aggravante che questa imberbe pseudoélite che è arrivata a governare senza neppure passare per una rivoluzione o una guerra, non incarna neanche una visione tecnocratica, quale potrebbe essere quella dei coetanei stranieri, fautori della rivoluzione social/digital made in Usa (alla Zuckerberg) che sono diventati padroni sul campo, modificando il mondo e le dinamiche sottese al comune vivere, essendo loro stessi i produttori/inventori di questo cambiamento.

Nel nome della novità, di un giovanilismo sovraesposto, dei cambiamenti che si invocavano da decenni (cambiare per cambiare), di una narrazione senza contenuto, di un sottotesto senza testo,  Renzi nel caso dell’Italicum ha “asfaltato” (testuale) l’opposizione nel suo partito, asfaltando anche il resto. Alcuni commentatori, tra cui citiamo ancora Ostellino, si sono detti preoccupati della deriva autoritaria che da questa legge potrebbe venire: di fatto Renzi che non è  ancora transitato da elezioni si assicurerebbe la vittoria con una quota piccola di voti che non esprimerebbero l’intera sinistra, semmai una parte di sinistra sostenuta da una parte di centro destra, in un potpourri ideologico e ideale inedito.

Tralasciando i pur preoccupanti segnali, non si capisce davvero che tipo di Italia e di Stato abbia in mente Renzi e cosa egli rappresenti e chi lo voterà, quando saremo chiamati a esprimere democraticamente il nostro parere col voto, e prima o poi dovrà pur succedere. Quando la retorica dell’ottimismo, del sorriso, dell’annuncio si scontrerà col reale. Quando non basteranno più gli ammiccamenti così perbenisti delle nuove leve.

LA FINE ANCHE DELLA CULTURA DI DESTRA
Certo, la questione è simile anche a destra. Agli albori, nel centrodestra berlusconiano intellettuali di ogni tipo dibattevano e nelle riviste si sedimentava plasticamente il risultato delle pensose diatribe.
Senza intenzioni memorialistiche o tassonomiche: la destra-destra quella per intenderci post fascista doveva confrontarsi con la nuova-destra, in una congerie di idee, tradizionalisti evoliani (alla de Turris), la nuova destra di Solinas-Cabona-Tarchi e la rivista Diorama e FuturoPresente di Alessandro Campi, a loro volta si scontravano con i cattolici neo comunitaristi e ciellini di Tempi o quelli più ortodossi di Ares, le tensioni ecologiste profonde e luddiste facevano da palo al liberalismo con venature radicali di Ideazione e Liberal e Rubettino, o a quello più libertario e turbo capitalista di IBL o a quello anarchicheggiante di Leonardo Facco Editore; si aspettava Nuova Storia Contemporanea per condividere qualche battaglia revisionista, si cercava nella Terza del Giornale o sul Foglio conferma alle proprie ansie, si voleva superare Ezra Pound leggendo Pasolini, si studiava Heidegger sulla scorta di Cacciari, si avevano ancora nel cuore De Felice e Del Noce; qualcuno si occupava di poesia aderendo al mitomodernismo al grido di “figth for beauty”, altri armeggiavano con la letteratura elucubrando sui dimenticati alla Morselli, qualcuno traduceva Jünger, altri separatisti provavano a far coincidere Leon Degrelle con lo studio delle rune celtiche, altri ancora guardavano al conservatorismo made in Usa e ai suoi irraggiungibili think-tank, si collezionavano (in memoria) i libri di Guanda con la nostalgia per le edizioni del Borghese, si acquistavano i tomi di Adelphi credendo nell’oscura leggenda misteriosofica del fondatore, si aspettava la Domenica del Sole sperando che Armando Torno avesse sparso nella cronaca culturale qualche seme antimodernista; in fin dei conti si tentava l’intentabile, di produrre una cultura fusionista che – come riusciva a Berlusconi in politica – sintetizzasse le varie anime del centro destra: dalla cattolica alla radicale, dalla federalista alla nazionalista, dalla socialista alla liberale…. Il pantheon era noto: anche se si allargava, si comprimeva, esplodeva sotto spinte centrifughe o rimpicciniva per tensioni centripete, era facilmente comprensibile cosa significasse appartenere a una mondo, e perfino intellettualmente stimolante.

La stessa cosa avveniva a sinistra alle prese coi dilemmi lasciati dalla caduta del muro di Berlino, con le tentazioni della profetizzata Terza Via, del comunitarismo liberal, del solidarismo, della nuova Bad Godesberg, del blairismo, della socialdemocrazia, del cattolicesimo di sinistra, della tradizione azionista, del rifiuto della modernità o della accettazione relativista infarcita di semiotica, della nuova sinistra e di quella vecchia marxianamente marziana e no global, della sinistra istituzionale del Mulino, di quella barbuta di Repubblica, di quella resistente rivoluzionaria di MicroMega

Ora tutto questo non c’è più. La destra culturale è morta sulla scorta della fine della destra politica e per ora non vale la pena parlarne poiché non c’è nessuno che esprima una posizione culturale chiara se non in via residuale e quasi malgré soi, cioè Matteo Salvini.

Quello che stupisce è che la sinistra culturale sia altrettanto morta pur nella fulgida vittoria di Renzi e del renzismo.

 

10 Commenti

  1. Sinceramente e senza alcun tono offensivo, Renzi a me sembra la parodia di Mr. Bean che tradotto dall’inglese significa “fagiolo” o “fava” (fava, non nell’accezione toscana). Però come non gli si può dare atto che adesso non sbaglia ad abbottonarsi la giacca nelle cerimonie ufficiali con Governanti esteri, è riuscito a scalfire il deleterio bicameralismo, ha quasi eliminato uno dei 10 Corpi di Polizia, ha soprattutto fatto fuori i Capi dei sedicenti “Comunisti” che hanno imperversato in questo settantennio con la loro questione morale riempiendo le piazze, favorendo con il loro perbenismo di facciata fenomeni di parassitismo inauditi, soffocando lo spirito imprenditoriale italiano. Certo le madonne da cui è circondato fanno tanto pensare ad una serata a lume di candela piuttosto che a personaggi politici in grado di contrastare e fregare i Governi amici che hanno dichiarato guerra all’Italia e ne stanno cannibalizzando la cultura, lo stile di vita, le industrie.

  2. Gent. Sig. Crespi,
    non credo che per prendere a calci nel “di dietro” ladri, corrotti, assenteisti, papponi e chi più ne ha più ne metta, sia necessaria una notevole formazione culturale, così come non è necessaria per la sana conduzione della propria famiglia. All’uopo non sottovaluterei, invece, la formazione civica, sociale e religosa che può fornire l’appartenenza al gruppo degli Scout.
    Cordiali saluti.
    Giacinto Lombardi

  3. In realta non e lui a rappresentare a volere a imporre o a suggerire, ma e la gente che davanti a questo tipo si lascia circuire, perché? perché è tutto ciò che non dovrebbe essere.I giochi in tv vanno bene alla gente perché qualsiasi ignorante(nel senso di non conoscenza) lo fa sentire colto.Davanti alla tv senti dire ,vedi caro, io lo sapevo.Ebbene in egual misura costui,dice cose così stupide che la gente si bea ,e dice, vedi caro? ho ragione io…….ma i veri politici sono quelli che nessuno capisce ma fanno cose (buone o no) per tutti.A conti fatti costui, ebetino, sciocco,stupidello ,si,ma la gente lo crede alla propria portata.E’ lo specchio di un popolo floscio dove le C sono sostituite dalle G e le A vengono aperte anche se non si puo.Lo si combatte con la stupidita di ciarlatani,gridoni parolacciai e violenti senza rischiare di poter morire o ferirsi per la causa,come dire …..popolo pecorone.Ora si e fatto una legge elettorale con l’aiuto di un altro sciocco che invece di votare sempre contro, vota sempre a favore in attesa che gli dicano grazie con l’elargizione di una grazia,patetico.Costui ha prodotto una opposizione fatta da coloro ai quali dovrebbero opporsi e quei pochi rimasti sono piccoli e ottusi in attesa dei compensi elettorali.Tutto ciò è patetico e ringrazio la buona sorte che mi fa vivere all’estero dove simili boiate non si vedono.Sono affari vostri e se non smettete di autoelogiarvi con i galileo e i da vinci (che per altro da buon toscano era anche un poco inconcludente,nessun quadro si e salvato dalla rovina perché non usava le giuste chimiche con i pennelli) e le Expo che non rappresentano niente e nulla credetemi,ci andranno le scolaresche a vedere come si puo vivere e arricchirsi alle spalle dei beoni.

  4. Renzi quello che sta facendo per far ripartire l’economia Italiana è uguale a niente, ma non solo

    oltre a spassarsela a spese di tutti e facendo favori a chi vuole lui sta decimando quella parte

    di Italiani che ancora gli permettono di ” giocare” a fare il Presidente del Consiglio.

  5. RENZI E’ IL NULLA E L’OPPOSTO DEL NULLA – NON SA NEANCHE LUI CHI E’ E COSA VUOLE , E’ UN GIOCATTOLO IN MANO A POCHI INDUSTRIALOTTI CHE LO GIRANO E LO VOLTANO COME GLI PARE.
    I SUOI GESTI RIVELANO UNA PERSONA POCO INTELIGENTE E ASSAI FURBO, DOTATO DI QUELLA FURBIZIA SPUDORATA DI CUI SOLO LE PERSONE DI BASSO PROFILO HANNO.

    • Durante la recente conferenza stampa alla Casa Bianca mi ha dato fastidio l’aria di malcelata sufficienza di Obama nei confronti di Renzi. Non e’ che Obama conosce la risposta alla domanda di questo articolo?

  6. Non credo che Renzi si possa collocare politicamente. Di sicuro non è di destra, ma non è neanche di sinistra. Credo che sia un caso a parte, forse unico. In certe cose è da ammirare. In altre è da deprecare. Aveva cominciato bene col volere fare le riforme insieme a Berlusconi. Poi si è fatto prendere dalla voglia di riappacificazione coi dissidenti del suo partito. Errore grave perché i vecchi del suo partito non lo sopportano manco per niente. Direi che Renzi è il solo a non essere sopportato né dalle opposizioni né dal suo stesso partito, almeno considerando il suo partito in toto. Il vero problema di Renzi è che non sta facendo niente di niente che potrà fare uscire l’Italia da questa crisi devastante.

  7. Ostellino? De Bortoli? Via signor Crespi, non sono esempi da portare, due pensionati d’oro che vivono nel passato!

    • Anche Popper è morto. Ma non per questo il suo pensiero è meno valido.

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