Ed ecco il Bat-Piano di Gergely Bogányi!

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Gergely Bogányi suona il suo innovativo pianoforte
Gergely Bogányi suona il suo innovativo pianoforte

Pianoforte vuole dire musica europea e no, vuol dire classica e jazz, vuol dire straordinario dispositivo armonico, melodico e ritmico e straordinaria invenzione artigianale. Così straordinaria da essere rimasta praticamente invariata per quasi due secoli. Fino ad oggi. L’innovazione si deve a un virtuoso ungherese, Gergely Boganyi. Grande concertista, a 40 anni è considerato uno dei massimi talenti internazionali del pianoforte. Ma non solo. Boganyi ha appunto sviluppato un piano 2.0, l’evoluzione dello strumento principe della musica mondiale. 90 tasti anziché 88, materiali attuali come la fibra di carbonio, un design innovativo e avvolgente. Lo strumento è stato ribattezzato Bat-piano, in un recente articolo sul Guardian, ma per l’inventore il merito principale del “suo” pianoforte è riuscire a diventare un tutt’uno con chi lo suona.

Ce ne potremo rendere conto giovedì 30 aprile alle 11, nella Sala Radetzky di Palazzo Cusani a Milano, ascoltando un programma musicale decisamente denso, suonato tutto con l’innovativo strumento. Michele Campanella, erede e continuatore della scuola napoletana, ci condurrà all’ascolto dei Quadri di una esposizione di Mussorgskij. Lo stesso Boganyi suonerà due Valzer di Chopin in cui filigrana brillante e virtuosistica e malinconia si mescolano mirabilmente nel tocco. Chiuderà l’incontro musicale un giovane vistuoso italiano ideale rappresentante di una intera nuova generazione di pianisti: il lecchese Andrea Cantù dell’Academia dei Talenti che ha scelto la impervia Sonata n. 5 di Aleksandr Skryabin.

Sostanza musicale, per rendere evidenti a tutti le doti di questo nuovo strumento. Ma c’è anche un risvolto produttivo “Innovazione e tradizione insieme sono la chiave del futuro anche li dove si credeva di essere già rivati all’eccellenza” – afferma infatti Szocs Géza, Commissario del governo ungherese per Expo 2015 – “Il tema di Expo è nutrire il pianeta, lo sappiamo. Questo gioiello – continua – è emblematico di quanto i governi possano fare, con investimenti economici e fiducia, per sostenere la ricerca e nuove visioni in ogni campo; nell’interesse del progresso, con rispetto: questo è per noi nutrire il pianeta”.

L’incontro-concerto, promosso da Géza e organizzato da Francesca Parvizyar, è anche l’inizio di un progetto voluto proprio dal dinamico manager e commissario ungherese per Expo: con Liszt suona Verdi, infatti avremo un appuntamento ricorrente, specialmente dedicato ai visitatori del Padiglione Ungherese di Verdi l’italiano, il metafestival. Una splendida occasione per conoscere meglio questo Paese così ricco, così legato all’Italia per molte vie, e per ascoltare questo meraviglioso strumento con le note di Liszt ispirate a Verdi.