Arte e business: cosa ci fa un Russo a Istanbul?

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Cosa ci fa una galleria d’arte italiana a Istanbul? Anzi, una prestigiosa galleria d’arte italiana come la Russo di Roma? E’ attiva dal 1898, dal novembre 2014 dispone di uno splendido spazio espositivo in riva al Bosforo: 5 piani, con foresteria per gli artisti e terrazza con vista sulla Galata genovese. Si trova infatti nel quartiere di Tophane sulla sponda europea, che da qualche anno si è affermato come il più dinamico centro culturale a cielo aperto di tutta la Turchia: nuove gallerie d’arte appaiono a ciclo continuo, il progetto per un nuovo porto crocieristico già richiama investimenti alberghieri e locali trendy. La trasformazione è virtuosa: il degrado lascia gradualmente spazio all’intrattenimento raffinato e colto, inaugurazioni di mostre e aperture domenicali riempiono il calendario degli intellettuali. A poca distanza c’è l’Istanbul Modern, nato nel 2004 – su iniziativa di un gruppo di ricchi mecenati – per colmare un vuoto, in uno dei magazzini abbandonati del porto commerciale; e un nuovo museo di arte contemporanea vedrà la luce a breve, nel magazzino accanto. Una scelta dunque intelligente e obbligata, per Istanbul.

Ma perché proprio Istanbul e non New York, Londra o Dubai? “Perché amo andare controcorrente”, ha spiegato al Giornale Off Fabrizio Russo, gallerista di quarta generazione, in città per la personale di Massimo Giannoni; ma anche perché quello turco è “un mercato valido, in crescita, stimolante, curioso”. Un mercato in cui tuffarsi con coraggio e professionalità. Galeotta è stata la ripetuta partecipazione della galleria a Contemporary Istanbul, la grande fiera di arte contemporanea che negli ultimi anni si è consolidata – a novembre ci sarà la decima edizione – come una delle più frequentate al mondo: con oltre 75.000 visitatori e circa 50 milioni di euro di vendite nel 2014 (e da 3 anni c’è anche Art International, clone e nelle intenzioni rivale). “Contemporary Istanbul è ormai un crocevia di notevoli interessi internazionali e anche in Italia comincia a esserci consapevolezza sulle potenzialità della Turchia nel mercato globale dell’arte”. Le risposte sono state molto positive, di “grande apprezzamento”: ma non bisogna stupirsene, i collezionisti turchi da sempre “sono molto attenti a tutto ciò che è italiano”.

Massimo Giannoni, Sessizliğin Bilgeliği / The wisdom of silence

Sono anche tendenzialmente “conservatori”, meno orientati di altri all’arte come “provocazione, emozionalità, incomprensibilità e cattivo gusto”: e per questo, secondo Fabrizio Russo, particolarmente sensibili alle proposte di una galleria che ancora seleziona gli artisti da rappresentare – già affermati, o emergenti – in base a parametri di “buon gusto” e di leggibilità dei linguaggi. C’è posto per la pittura, insomma: come testimonia la serie delle librerie di Giannoni in mostra fino al 31 maggio; o per la pittura e la fotografia: che saranno al centro di un evento parallelo di Manuel Felisi – curato dalla Russo – per la Biennale di arte contemporanea di Istanbul in cui sarà protagonista l’acqua, nel prossimo autunno. La presenza della galleria romana nella seconda Roma non è infatti estemporanea, ma è basata su obiettivi economici e culturali di lungo periodo: la Turchia come investimento per il futuro, un futuro italiano ma dal respiro globale (a breve, con artisti anche internazionali e turchi).