Martina Abbondanza, 21 anni, poetessa

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martina abbondanza 2Hollywoodiana. Dovrebbe interpretare Sylvia Plath in un film, chessò, di Jane Campion, che con i poeti ha dimestichezza (nel 2009 girò il patetico Bright Star, sugli amori perdenti di John Keats). Martina Abbondanza, 21 anni, è indubbiamente bellissima. Secondo il Premio Rimini, dove è arrivata in finale per scelta del critico letterario Alberto Bertoni, è lei il poeta “under 35” più talentuoso del Paese (su oltre 130 partecipanti), ha battuto perfino Michela Monferrini, una nata con la camicia (l’anno scorso Mondadori ha pubblicato il suo romanzo, Chiamami anche se è notte, al Premio Rimini arriva sponsorizzata, va da sé, da Antonio Riccardi, colonnello a Segrate). Al di là dell’alloro, il premio consiste nella pubblicazione del libro («s’intitola Il giorno tutto, lo pubblicherà Ladolfi Editore») con la prima tiratura già esaurita: 500 copie (cioè, quanto vendono in media i poeti “laureati” pubblicati da un editore big) sono prenotate dagli studenti del territorio liceale, è un dono della Fondazione Carim.

«Per carità, non basta un premio a fare un poeta», dice Martina, che prima sogna di «pubblicare per Mondadori», poi retrocede, «no, non è importante questo, preferisco stare defilata». Bellissima, pudica, con i contatti giusti (della sua opera si è già occupato il poeta Umberto Piersanti, riconosce in Milo De Angelis «un vero maestro»), Martina è determinata a fare le cose per bene, ha rifiutato una pubblicazione per La Vita Felice perché «quelle poesie ancora non mi convincevano».

La ragazza, giurano i broker della lirica, si farà: ha cominciato a scrivere i suoi pensieri, «per capire la realtà», a 13 anni, è stata folograta dal Canto notturno di Leopardi e mentre le amichette si stordivano con Justin Bieber e la saga eroticosanguigna di Twilight lei si appiccicava in camera il poster di Mario Luzi, «il mio mito, la mia rockstar: studio a Firenze e vado spesso alle Giubbe Rosse per respirare la sua stessa aria». Già, la ragazza studia a Firenze, lettera antiche: il prossimo inverno compie la triennale, «sulla figura di Proba, la prima poetessa cristiana di cui si ha notizia, che nel IV secolo compose un centone composto da versi di Virgilio per dar forma a un poema epico». Alla faccia.

A battezzare la bella Martina, a Rimini, il senatore Sergio Zavoli, che ha detto una emerita sciocchezza («buttatevi nella vita, non statene fuori in uno studio ovattato a comporre i vostri versi, ma andate fra la gente, nel frastuono, prendendovi tutta la vita»), si capisce che ha fatto il giornalista e non il poeta.
La ragazzina non contraddice il senatore («sì, penso proprio che vivere sia la condizione essenziale per poter scrivere»), non sa che o si scrive o si vive, orrorifico out out, che negli occhi del poeta accade tutto il mondo, ogni possibile era, anche se nella vita reale non succede nulla.

2 Commenti

  1. Leggo la sua frase

    “La ragazzina non contraddice il senatore («sì, penso proprio che vivere sia la condizione essenziale per poter scrivere»), non sa che o si scrive o si vive, orrorifico out out, che negli occhi del poeta accade tutto il mondo, ogni possibile era, anche se nella vita reale non succede nulla.”

    e mi domando se quel “out out” è un banale errore di scrittura o è un giocare sull’assonanza con “aut aut” per sottolineare un’alternativa che è anche un “fuori”

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