Markus Gabriel: vi spiego perché il mondo non esiste

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Markus Gabriel, Perché non esiste il mondo, Bompiani, 2015
Markus Gabriel, Perché non esiste il mondo, Bompiani, 2015

Il titolo del libro è sì originale, ma anche piuttosto spiazzante: Perché non esiste il mondo (Bompiani, pp 258, 20 euro). Aggiungiamo che l’innovazione teorica, la “specialità” di Markus Gabriel, filosofo tedesco classe 1980, si chiama “ontologia dei campi di senso”, e un certo timore potrebbe sopravvenire. Ma sarebbe fuori luogo. Il libro è chiaro: spiega punto per punto i passaggi logico-filosofici con diversi esempi, dalle mele al cane di casa alle serie tv, e nelle ultime pagine c’è un glossarietto a corredo.
Pop filosofia? Divulgazione? No, almeno nella ambizioni non si tratta solo di questo. Gabriel è un esponente del Nuovo Realismo, la corrente filosofica che vuole recuperare un’idea di verità certa dopo la sbornia di interpretazioni (secondo alcuni: fumisterie) che ha caratterizzato il postmoderno. Grandi discussioni e polemiche in corso.
Ma si può recuperare questa verità o no? Secondo Gabriel (che sarà tra gli autori tedeschi ospiti al Salone del libro di Torino) si può. Sapendo che ogni verità emerge in un “campo di senso”, un insieme di significati omogenei, che la determina. Il conte Ugolino di Dante E’ una verità, esattamente come 2+2 = 4. Solo, appartengono a campi di senso diversi.
E quello che i filosofi chiamano da secoli “il mondo”, cioè un insieme di tutti i campi di senso, un insieme degli insiemi, è LA mistificazione. In cui cadono sia le filosofie metafisiche o idealistiche, sia la scienza, quando pretende di sentenziare su argomenti non suoi. “Per me la filosofia è un’attività democratica” spiega Gabriel in un perfetto italiano a Il Giornale. “Il tentativo di ogni filosofia è convincere tutto il mondo delle sue verità interne, almeno secondo l’idea fondamentale del Greci. Sono d’accordo su questo. La mia ambizione è creare una comunità. Una comunità filosofica che includa il grande pubblico”.

Lei dice che il mondo non esiste, perché?

Perché non c’è un campo di senso che possa includere tutti i fenomeni. Le cose ci appaiono in quanto collegate tra di loro in dei legami, logici, discorsivi, fattuali. Ma un “campo di senso” che possa tenere insieme gli unicorni e la struttura molecolare delle piante non c’è. La metafisica dell’Occidente è cominciata, come molte cose, in Italia, con Parmenide. Lui pensava che ci fosse un tutto che poteva contenere tutti i fenomeni. Lo chiamava l’Essere, io lo chiamo Mondo. Ecco, nego l’esistenza di un essere che comprende tutto. Se ho ragione allora tutta la storia della filosofia va riscritta. Come tutti i tedeschi dico che tutti i miei predecessori avevano torto, e che bisogna rifare tutto [ride].

Il Postmoderno. I tentativi di uscirne sono tanti. In che senso il Nuovo Realismo, di cui lei si considera parte, lo supera?

Il Postmodernismo è un sistema di fallacie utilizzato da alcuni potenti per convincere il grande pubblico democratico che “non ci sono fatti ma solo interpretazioni”, quindi che nessuno ha realmente ragione. E’ una sorta di ideologia, che troviamo nell’accademia, e nella concezione della democrazia intesa come attività di convincere e manipolare. Non è vero. La democrazia è il luogo della verità.

Ma ci sono state delle critiche molto pesanti al Nuovo realismo, penso al libro di Donatella Di Cesare e Corrado Ocone, Il Nuovo Realismo è un populismo (Il Melangolo). Dicono che mettendo al bando le interpretazioni e insistendo solo sui fatti, si finisce per essere semplificanti, liquidatori. E si finisce per fare il gioco di chi sostiene la maggiore validità delle spiegazioni scientifiche.

Anche la razionalità detta scientifica si appoggia su una costruzione della totalità. Crede di essere l’unica verità omnicomprensiva. E’ una pretesa a priori falsa. La scienza è parziale, è relativa ai suoi oggetti di indagine.

Anche il mondo fisico non è tutto il mondo…

Proprio perché il mondo non esiste, la scienza è capace di descrivere con verità solo una provincia ontologica: non ci sono descrizioni scientifiche vere di una paura, di un’opera d’arte, o della conversazione in un ristorante. La verità della letteratura o della sociologia esistono esattamente come la verità in matematica. Sono verità.

La nozione di “campo di senso” ha molto a che vedere con il concetto di “radura” in cui la verità si svela in Heidegger. Vero o no?

Vero. Ma Heidegger usa il concetto di essere, al singolare. Parla della singolarità e finitezza dell’essere. E’ ancora un filosofo della totalità…

E secondo alcuni del totalitarismo. Che ne pensa dell’immagine di Heidegger come “antisemita ontologico” emerso dopo la pubblicazione dei Quaderni neri?

Più che antisemita ontologico, un razzista ontologico. Non si limita agli ebrei. Per lui è fondamentale l’idea che ci sia qualcosa come l’essenza del tedesco, l’essenza dei greci. Per Heidegger la razza appartiene alla “gettatezza” dei popoli.

Quindi alla storia, non alla biologia. Non è alla lettera un razzista…

Eh, ma dice che il destino degli Ebrei può cambiare solo nel senso dell’”autoannientamento”! E’ un nazista solo un po’ più “spirituale”, aperto alla storia. Questo lo rende leggermente più simpatico di Hitler o Goebbels. Magari più vicino a Mussolini.

Secondo lei si è davvero religiosi quando si ammette che il Dio dei filosofi, una sorta di super-oggetto che garantisce l’esistenza di tutto il resto, non esiste.

Precisamente questo. Bisogna buttare nella spazzatura la teologia metafisica tradizionale.

Lei parla delle serie tv come forme narrative capaci di grandi verità.

Prenda Seinfeld, che in tedesco significa proprio “campi dell’essere”. Dimostra la contingenza profonda di tutte le relazioni sociali. Non c’è niente nel dominio umano che non può essere cambiato. E’ una critica all’ideologia.

Va bene. Ma giocare sulle differenze tra forme di rappresentazione come fa Seinfeld, o tra realtà e finzione come il film The Truman show, non è a sua volta un gioco postmoderno?

Ho trovato recentemente un’intervista a Jacques Derrida, diceva che il suo Decostruzionismo è una cosa seria, e che lui non guarda le serie tv americane. Come tutti i postmoderni in fondo è un elitista. Il vero postmoderno nel senso francese nega la verità della tv. Invece io affermo la capacità anche della tv di dare accesso alla verità. Possiamo avere verità oggettive anche nella televisione, come nella scienza o nella letteratura.

11 Commenti

  1. Ho un idea che può cambiare il mondo intero, ma mi serve almeno mezzo mondo che sia disposto a comprarla per impossessarsi dell’altra metà.

    XYz

  2. E questo illustre(?) sconosciuto,chi sarebbe?Anche io sono capace di dire cazzate!Però non le metto nero su bianco!

  3. Credo sia un degno figlio del postmoderno , molto confuso e abile maestro (cattivo ), con il pallino di voler decostruire la realtà attraverso l’uso del linguaggio . E’ un furbo , non filosofo , che purtroppo riuscirà ad invadere la mente di molti .

  4. Mia zia ,saggia donna dice sempre ,ognuno ha la sua verita’.E cosa e’ la verita caro filosofo se non la individuale capacita’ di conoscenza.

  5. caro Pietro non ti offendere ma le tue conoscenze epistemologiche sono scarsine. Che la filosofia poi riparta da capo è davvero una grossolano abbaglio. Non ti far ingannare dal “buttare via tutto” se la studi un po’ vedrai che si tiene tutto, come nella scienza e in qualsiasi altra esperienza umana.

  6. La Scienza e la Filosofia sono entrambe il risultato del funzionamento della mente umana. Cio’ che le distingue e’ solo un dettaglio: la Scienza ha un filtro (il metodo sperimentale) che la Filosofia non ha. Il risultato e’ che la Filosofia continua a sviluppare nuovi filoni spesso in contraddizione fra loro, ripartendo sempre o quasi da zero. La Scienza invece si espande a nuovi campi, si raffina, e approssima con sempre miglior dettaglio la Natura. Con tutte le ricadute, spesso positive e talvolta negative, sull’umanita’. E sulle ricadute negative c’e’ una grossa responsabilita’ della Politica.

  7. “…non ci sono descrizioni scientifiche vere di una paura, di un’opera d’arte, o della conversazione in un ristorante.”. Evidentemente ha una visione molto ristretta della Scienza. Se vuole sapere cosa e’ la paura, vada a leggersi qualche libro di neurofisiologia. E sul perche’ apprezziamo le opere d’arte o sul perche’ facciamo la tal conversazione al ristorante, puo’ andarsi a guardare qualcosa sull’intelligenza artificiale, sia quella che parte dall’alto (logica, deduzioni), sia quella che parte dal basso (reti neurali). E questa e’ tutta Scienza.

    • Non mi piace come la mette sull’emotivo-esistenzialoide (i fatti della vita contro l’aridità scientifica) ma ridurre come fai tu tutto a un fatto fisiologico mi pare un tantino volgare. Un sapere assoluto che si evolve necessariamente verso il tutto come vedi tu la scienza (concezione ottocentesca-paleolitica) mi fa tristezza, sa di fanatismo rozzo. Comunque quando il filosofo dell’articolo ridimensiona lo scientismo lo apprezzo.

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