Saviano ad Amici? Un predicatore vanesio

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Roberto_Saviano_3Roberto Saviano dalla De Filippi non è strano, semmai logica conseguenza del mid-cult. Nonostante l’agitarsi intellettuale di Saviano su Repubblica, i suoi sermoni da Fazio, il suo eroismo antimafia – crediamo accettato obtorto collo – Saviano è il prodotto più enfatico e melenso della cultura di massa. Il suo Gomorra esempio perfetto di best seller comprato e chissà se letto anche dagli illetterati di professione e da cui, guarda caso, viene spremuta una serie televisiva. Saviano non è neppure Umberto Eco che ai tempi studiò la cultura di massa, ne inventò una scienza utile per addomesticarne i segni e buona per camparci sopra, ma sempre con la giusta distanza di chi gioca al gioco solo per decrittarne e scriverene le regole. E invece Saviano è il Guido Da Verona dei nostri tempi, non certo il Vate, semmai un predicatore buono appunto per Amici.

La cosa stucchevole è però il doppiopesismo moraleggiante di questi scrittori che attaccanno il berlusconismo televisivo e ne sono interpreti schifiltosi seppur iperpagati e iperincensati. Dopo che la Maria Nazionale è stata considerata il male assoluto (moglie tra l’altro di Costanzo il livellatore nichilista per eccellenza) adesso si scende a patti col diavolo adducendo la scusa che lì ad Amici si incontrano i giovani. Come se Saviano fosse una sorta di San Francesco che si sacrifica in partibus infidelium per portare l’evangelo e convincere i pagani al verbo di Calamandrei. Maddai! Chi ci crede! Dietro Saviano c’è solo la vanità di Saviano, un ego smisurato da divetto mancato del rock che viene allettato dalla popolarità come una qualsiasi starlette.

Certo si potrebbe obiettare: ma nel tempo dei mass media ci si può comportare altrimenti? Può esistere ancora una guida? Un lembo di cultura che non sia erosa dalla stupidità del secolo?

Chi lo sa? Ma vi immaginate lo scostante Flaubert che disquisisce con Fazio? Tra l’altro soccombendo alla fama del conduttore? E Dostoevskij in un corpo a corpo con Maria de Filippi, essendo meno famoso di lei? E Proust a Uno Mattina in cerca del tempo perso? E Musil a Ballarò che cerca di razionalizzare il discorso politico. E Jünger in ginocchio non sulle scogliere di marmo ma in poltroncina dalla Bignardi?

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PS alcune postille:

1) O Saviano smette di spacciarsi per un guru e va ad Amici, oppure continua a fare il guru e se ne resta sulla sua torre d’avorio. Entrambe le cose non sono possibili. Come volere la botte piena e la moglie ubriaca. Saviano è incoerente.

2) O la cultura di sinistra è elitaria con la puzza sotto il naso, oppure mass market. Le due cose insieme stridono.

3) Fazio è mid cult, non è De Sanctis.

4) Secondo il paralogismo della sinistra radical chic e di Saviano, Maria de Filippi è il male ontologico, epifenomeno del berlusconismo. Non può diventare bene solo nel momento che ci invita ospiti.

5) La scusante pasoliniana di usare i mezzi di massa per convincere il popolo non regge con Saviano che, al contrario di Pasolini, non è popolare né popolaresco, bensì archetipo dello scrittore impegnato della sinistra radical chic, ancora peggio di Baricco che almeno non aspira a ruoli di archimandrita.

6) Saviano ad Amici è come quel prete che gira nei postriboli per convertire le donnine e intanto che c’è ci fa una sveltina. Ma sempre – sia chiaro – per amor di dio

2 Commenti

  1. Scusate eh, il fatto che sia ospite di una puntata implica tutto questo popò di dietrologia da parte vostra? Saviano è una persona libera nell’animo. Noi magari possiamo girare senza scorta, ma non siamo persone libere come lo è lui nel poter dire davvero ciò che si sente, di non dover ubbidire a nessuno. Pensate a questo, piuttosto che a tutte le menate sui fenomeni di massa e sulla De Filippi

  2. Beh, un po’ divetti lo sono, anche istrioni; ma lo diventano perchè c’è un sistema che si serve di loro, li coccola e si fa carico di far credere che siano degli oracoli dalle cui bocche enormi e mai sazie si snodolano perle concesse al volgo. Ma prima di tutto c’è in loro una certa quantità d’ insana furbizia; infatti hanno la capacità di raccogliere e di saper interpretare i segnali che emette l’apparato attraverso i media, segnali di ciò che esso apparato gradisce e di cui ha bisogno, e si mettono al suo servizio, sicuri di averne notorietà, guadagni, e impunità per qualsiasi fregnaccia che diffondono.

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