Il “pensar sottile” di Alex Pinna. Tra archetipo e ombra

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Un site specific a tutta galleria per la prima personale di Alex Pinna a Varese, giocato sulla duplicità di archetipo ed ombra, che parrebbe mescolare giocosamente idee ed illusioni del mito della caverna di Platone.
Lo scultore, nato ad Imperia e milanese d’adozione, ha frequentato i corsi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera e dal 1993 espone in tutt’Italia, oltre ad essere rappresentato all’estero a Shangai, Tel Aviv, Londra, New York e Lugano.

La produzione di Pinna si ispira all’immediatezza percettiva del fumetto, nonché a personaggi fiabeschi come Pinocchio, per risolversi in un trattamento della figura di gusto giacomettiano, scremandone le densità drammatiche anche dal punto di vista esecutivo, con superfici almeno in apparenza meno sofferte. Teatranti lunghissimi ed agili dunque, quelli di Alex, che comunicano emozioni nelle  pose e non nei volti, semplificati fin quasi all’annullamento dei tratti.

Il suo lavoro colpisce poi per la coerenza della cifra stilistica pur nella vastità dei materiali utilizzati: bronzo, corda, vetro, acciaio, piombo, che si spiegano spesso nelle suggestioni derivanti dal contatto con l’oggetto d’uso comune o ancora con l’elemento naturale. Circa la scelta della corda (per lungo tempo materiale principe della sua produzione) lo scultore ci racconta infatti di pomeriggi di pesca, e dell’istintivo tentativo di trasformare le cime e i nodi in teste e corpi, oppure della fascinazione per le grandi foglie di magnolia nata sull’isola di Pantelleria, dove le ha raccolte e poi portate in studio , conservandole per anni prima che divenissero ispirazione dei suoi ultimi lavori come Lost, Found and Lost (perso-trovato-perso) in bronzo patinato, dove anche il titolo indica il percorso di un’intuizione e del suo lento procedere verso la sua piena potenza espressiva.

Alex Pinna
Alex Pinna

Arrampicati sulle pareti della galleria varesina quindi passeggiano i personaggi di Alex Pinna, trovando un equilibrio su supporti minimali mentre si ricongiungono a loro stessi nelle ombre rese fisiche grazie ad un sapiente impianto di luci, oppure inchiodati ad ombre di piombo come Peter Pan tesi tra fuga e riconciliazione. Nella sala d’ingresso la corda si aggroviglia in una umanità “rupestre” così come l’ha definita la curatrice della mostra Alessandra Redaelli, per lasciar poi posto a teche popolate da piccoli personaggi che paion soldatini bianchi attivamente pensosi sulle pagine di taccuini, e poi clessidre, equilibristi in bronzo bilanciati su aste che sembrano sempre state alle pareti, presenze fitomorfiche di foglie che compenetrano la figura umana e grandi sculture di bronzo appoggiate ai muri, per chiudersi nel trittico di luce sospesa nella forma di tre lampadine portatrici di altrettante anime trasparenti.

Lo sguardo corre rapido e cattura le apparizioni circostanti, volatili di leggerezza e pulite nella disposizione, ed effettivamente viene predisposto all’imperativo “Think Thin” o il pensar sottile, incline all’interrogativo esistenziale mai esiziale, che risposta non trova e allora rimbalza in suggestione, e si tramuta anch’esso in ombra restando in attesa di una gioiosa novità.

 

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> Alex Pinna, Think Thin
22 marzo – 2 maggio 2015
Punto sull’arte, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
Martedì – Venerdì: h 15-19 Sabato: h 10-13 e 15-19