L’Isis colpisce Virgilio, cioè NOI

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Virgilio in cattedra tra le muse
Virgilio in cattedra tra le muse

Il museo del Bardo di Tunisi, assaltato dai terroristi islamici, è uno dei luoghi simbolici della cultura occidentale. Esso contiene  memoria dell’arte romana: splendidi mosaici di ville aristocratiche, di quella che un tempo era una provincia dell’Impero tra le più ricche, furono conservati dalla sabbia e poi rivenuti nel corso degli scavi archeologici. Tra essi, significativo per contenuto è la celeberrima raffigurazione di Virgilio in cattedra tra due muse, ritrovato nel 1896 in una casa della romana Hadrumetum, odierna Sousse.

Il mosaico, di epoca severiana, è un’icona per il museo tunisino (è stato prestato una sola volta nella storia per una mostra a Palazzo Te a Mantova), conservato come fosse una Gioconda, e più in generale è un’icona mondiale poiché l’immagine del poeta così risalente risulta più verosimile rispetto ad una iconografia successiva che ne idealizzò le sembianze fino a farne un mito classicheggiante di bellezza: Virgilio ha fattezze contadine, rustiche, la pelle brunita dal sole, nell’atto tra ispirazione e scrittura.Virgilio è l’emblema per eccellenza della civiltà occidentale, europea, italiana, che si fondano sulla lingua latine e sull’impianto giuridico e filosofico che dalla Grecia passa nella romanità e poi risale dal Medioevo fino a oggi.  Virgilio  insieme a Dante è l’esempio più alto di topos identitario riconosciuto e condiviso. Virgilio è poeta, sebbene universale, mantovano per nascita e poi per educazione milanese, romano d’adozione, pugliese per morte, partenopeo per sepoltura, e dunque italiano a tutto tondo, la cui opera principale, l’Eneide, è monumento espressamente dedicato alle radici del nostro popolo a cui egli dà, con forza mitopoietica, definitiva linfa.

 Virgilio è una delle pietre fondative della nazione, perfino consapevole del suo ruolo e in questo  senso più simile al Petrarca intellettuale riconosciuto che non al Dante fuggiasco; e in ogni caso è una pietra angolare della civiltà italiana che poi è civiltà europea tout court come riconosceva negli anni bui della seconda Guerra mondiale il grande T.S. Eliot rileggendo il poeta delle  Bucoliche come il “classico di tutta l’Europa” in cui la forma prevale sul caos.

Con questo senso, l’atto terroristico al museo del Bardo e l’uccisione di quattro italiani tra 20 europei assume i connotati di un vero attacco al cuore della nostra civiltà. La questione andrebbe pesata con la giusta preoccupazione. Si racconta che Catone, schernito per la sua ossessione contro Cartagine (delenda est), un giorno si presentasse al Senato con un cesto di fichi provenienti da quella terra a dimostrazione che se frutti tanto delicati potevano giungere in tempo a roma allo stesso modo i terroristi.

1 commento

  1. Signor Angelo, io la Ringrazio per il Suo articolo. Tra l’altro sono mantovana di nascita, e vivo da essa nella città nei cui dintorni VIRGILIO è Nato. Ho da non molte ore scoperto e lètto con Interesse il Suo testo, però l’ultimo periodo di esso mi dà proprio l’impressione di èssere incompleto, come se, solo per una svista, ne mancasse una parte. Perchè, tra l’altro, risulta un collegamento temporale diretto e inverosimile tra Catone e i terroristi
    ( immagino quelli dell’ ODIOSISSIMO isis, che volutamente scrivo in minuscolo! ). Non trova anche Lei, ricontrollàndolo?
    Cordialissimi saluti!!

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