Pao, fantasia e ironia metropolitana

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image37-640x360Un giorno o l’altro, camminando per le strade di Milano e di tante altre città italiane, vi sarà capitato di imbattervi in strani personaggi colorati che prendono vita dai grigi e freddi arredi urbani. Paracarri stradali e “panettoni” in cemento trasformati in pinguini, lampioni convertiti in margherite e poi Chupa-Chups, pompe dell’acqua camuffate in cani, dissuasori di sosta mutuati in pinne di delfini, scivoli del marciapiede dipinti come fossero fette di limone e tanto altro ancora.

Se ancora qualcuno non ne conoscesse l’origine, ecco svelato l’autore: si tratta di PAO, uno dei più fantasiosi e ironici street artist italiani, dal 2000 attivo nelle strade di Milano e di tutto il mondo. Grazie a lui, l’ordinaria routine borghese viene rivitalizzata in qualcosa di unico e straordinario, che solo l’artista riesce a vedere e a rappresentare, e il paesaggio urbano della città assume una nuova identità estetica, più piacevole e attrattiva agli occhi della collettività.
Oggi il percorso di PAO non si è fermato agli interventi estemporanei nello spazio pubblico, ma è stato ufficializzato dal sistema dell’arte e si è evoluto in sperimentazioni su materiali e supporti differenti. Attraverso ricerche prospettiche, distorsioni visive e utilizzo di geometrie curve Pao è stato in grado di superare la bidimensionalità della tela per acquisire la tridimensionalità del nostro mondo.

In mostra alla galleria ArteA Gallery i nuovi lavori di Pao in un progetto intitolato Black Hole Fun. I dipinti 2D e 3D, le sculture su vetroresina e legno, realizzate negli ultimi due anni di attività dell’artista, conducono il visitatore in un viaggio verso un “buco nero” poliedrico popolato da incredibili personaggi della fantasia. In un mix tra arte, design e creatività, Pao ci racconta una società ingrassata ironicamente rappresentata dalla serie Donuts, dove grosse ciambelle dopate ingannano qualsiasi prospettiva visiva trasformando il concavo in convesso, il pieno in vuoto, il sopra in sotto.

Come un apprendista stregone, PAO gioca con le anamorfosi e le superfici caleidoscopiche, passando dagli studi prospettici e geometrici fino alla pittura neo-pop, per ricercare lo stupore delle illusioni ottiche che, come lui stesso confessa, “sono quanto di più vicino a una magia che un pittore possa immaginare”.