Edizioni Anfora, il genio d’Ungheria abita a Milano

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La letteratura è come Risiko, chi è più forte conquista tutto il mondo. Perciò, siamo succubi dei cow boy che cavalcano bestseller, riteniamo che l’Europa lirica e letteraria vada da Cervantes alle gonnelle di ferro della Merkel. Per puro snobismo, ogni tanto, distilliamo la parola “mitteleuropa”, dando a intendere che ne sappiamo un sacco, mentre oltre Vienna, chissà cosa c’è, hic sunt leones.

Dezso Kosztolányi, Anna Edes, Edizioni Anfora, 2014
Dezso Kosztolányi, Anna Edes, Edizioni Anfora, 2014

Inguaribili provinciali nutriti ad hamburger Philip Roth mentre tracannano champagne Carrère (francamente indigesto), gli intellettuali nostrani hanno urlato al miracolo leggendo Anna Édes, canonico capolavoro di Dezso Kosztolányi (1885-1936), “maestro della letteratura del primo Novecento ungherese”. Improvvisamente, tutti si sono accorti delle Edizioni Anfora, che a Milano, all’ombra della “madunina”, divulgano, in una sorta di silenzioso samizdat, la grande letteratura dei figli di Santo Stefano d’Ungheria.

Eppure, le Edizioni Anfora sono tra noi da più di dieci anni, dal 2003, grazie al rapporto culturale (e poi nuziale) tra Alain Lapointe e Mònika Szilagyi. La quale, “visto che mi sono accorta che l’editoria italiana non pubblicava con un progetto sistematico gli scrittori ungheresi, una vera miniera di bellezza, ho provato a farlo io”. Il momento era quello opportuno (nel 2002 il Nobel per la letteratura onora l’Ungheria premiando Imre Kertész), e Mònika piazza un paio di libri importanti: riscopre il genio irrequieto di Milán Füst (1888-1867), ancora da esplorare, e comincia un sistematico lavoro di trasmigrazione di narratori contemporanei traducendo Le campane di Einstein di Lajos Grendel. “In Ungheria c’è una profonda cultura letteraria: anche i senzatetto leggono.

A Budapest c’è un bel fermento intellettuale”, conferma Mònika. Ma lei lo sa che i lettori italiani applaudono soltanto gli scrittori paludati: siamo un popolo scemo, sedotto dalle mostrine, poco avvezzo al nuovo. Mònika lo sa. 
In effetti la sua piccola casa editrice si è fermata dal 2010 al 2012, per poi riemergere, con prepotenza. Tutto si fa in vitro, però: distribuzione micro, mirata, non più di quattro libri all’anno, “a Milano sono io che faccio il giro dei librai per convincerli che ciò che pubblichiamo è importante”. Di Magda Szabó (1917-2007), cavallo di razza delle Edizioni Anfora, ormai tradotta in lungo e in largo anche dagli editori-transatlantico, Mònika sta pubblicando “il primo romanzo, L’affresco, un capolavoro che affascinò Hermann Hesse”, e poi “voglio guardare alla letteratura rumena contemporanea, troppo a lungo ignorata”. Nel sito (www.edizionianfora.net) sono chiari: la Monarchia asburgica è il vero “antecedente dell’Unione Europea” e l’Europa centrale è davvero il cuore culturale dell’Europa tutta. Riuscirà un microeditore a cambiare la geopolitica letteraria italiana?