Ecco i maestrini del linguaggio buonista

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La presidenteSSA della Camera, Laura Boldrini
La presidenteSSA della Camera, Laura Boldrini

Imperterrita prosegue la depurazione della lingua nazionale. Così “professoressa”, diventa “professora”. Dove sia la differenza sinceramente non è dato saperlo. Come si risolvano conflitti, si garantisca pienamente la parità di genere, come, attraverso il linguaggio si riformi la realtà e si estingua la piaga della violenza sulle donne, non è dato saperlo. Eppure l’opera di “correzione linguistica” sotto il regno del progressismo made in Renzi, è storia sempre attuale. 

Tanto è vero che in una nota di qualche giorno fa, il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso noto che è stato costituito “un gruppo di esperti” con il compito di “sensibilizzare la società sull’uso corretto della lingua italiana in un’ottica rispettosa di entrambi i generi”. Oggi, come ieri, non si ferma l’ondata di perbenismo plastico. Dai singoli focolai, il regime democratico passa all’azione coordinata. “Il linguaggio rispecchia la cultura di una società e ne influenza i comportamenti”, così l’OnorevolA Giovanna Martelli, consigliera del Presidente del consiglio dei Ministri per le Pari opportunità, “educare e sensibilizzare a una comunicazione e informazione rispettosa e priva di stereotipi e visioni degradanti del femminile fa parte della rivoluzione culturale che è necessaria per la lotta alla violenza sulle donne”. Prosegue la nota: “Il gruppo sarà composto da esperte ed esperti del linguaggio di genere, del mondo del lavoro, di modelli educativi e di sociologi che svolgeranno l’incarico a titolo gratuito e avranno vari compiti tra cui quello di predisporre delle linee guida per promuovere il linguaggio di genere presso la pubblica amministrazione e nel settore dei media”. Società civile, giornalisti, libera espressione e discrezionalità nell’utilizzo della propria professionalità, sono avvertiti.

Ma chi può dimenticare lei, Laura Boldrini, terza carica dello Stato, altra paladina della rivoluzione linguistica che vorrebbe garantire la parità di genere. Nel 2013, riuscì persino a farsi cambiare la carta intestata. Non poteva sopportare quell’ “Il” di fronte a “Presidente della Camera”. Così, a differenza di Irene Pivetti, sua illustre “predecessora”, che ci teneva a farsi chiamare “IL Presidente”, Lady Boldrini mandò al macero buon senso e chili su chili di carta con il risultato di assurgere ad un ruolo unico e divino, mai avuto prima. “LA Presidente della Camera” arrivando a sentenziare che: “Se una giudice chiede di essere chiamata la giudice, se una ministra chiede di essere chiamata la ministra, se una presidente della Camera chiede che sulla carta intestata sia scritto ‘la presidente’, lo fa per affermare che non c’è più un’esclusiva maschile per certi lavori, non c’è più una normalità maschile della quale tutte noi saremmo provvisorie eccezioni”.

Eppure, il caso più sconvolgente rimane quello dell’associazione Gherush 92 – che svolge consulenza per il consiglio Economico e sociale delle Nazioni Unite – nel 2012 con una “singolar tenzone” che rimarrà nell’immaginario collettivo della follia epica: abolire lo studio della Divina Commedia. Giudicati “offensivi e discriminatori”, a finire all’attenzione dei nuovi censori sono alcuni versi antisemiti, omofobi e razzisti dell’opera immortale dell’Alighieri. Un exploit di cattivo gusto, quello della Gherush92, che arriva, tanto per restare in tema con la modernità, a parlare persino di islamofobia, come nel caso del canto XXVIII dell’Inferno nel quale a Maometto è riservata una fine atroce. “La mancanza di senso storico che porta a iniziative del genere è davvero disarmante”. Così commentò il fatto Giulio Ferroni, docente di Letteratura italiana all’università La Sapienza di Roma, in un’intervista a “Lettera43”.

Si va costantemente a ingrassare il Politburo dei malpensanti che, stretti nel doppiopetto del peggior buonismo, contribuiscono a un ipocrita neopuritanesimo linguistico. Ed è un bel paradosso che chi si è formato con gli elogi a Franti (remember Umberto Eco?) finisca per fare il censore di parole. La correttezza linguistica è “Una stupidaggine”, parola di Massimo Cacciari, intervistato lo scorso Febbraio dal Giornaleoff.it. Che sia “presidenta” o “professora”, “ingegneressa” o “intellettuala”, poco importa, siamo comunque d’accordo con lui.

18 Commenti

  1. Tranquilli, Laura Boldrini ha la dote universalmente riconosciuta di rendere profondamente antipatica qualsiasi idea, opera ,pensiero , omissione persino a sua madre…

    • No, bisogna essere obiettivi. Una cosa è giusta o sbagliata a prescindere da chi la dice. Quando Laura Boldrini (lasciamo stare l’aspetto e il modo
      di fare) parla di immigrazione, io mi rivolto; quando
      invece critica la réclame dei frigoriferi affidata a
      fotomodelle ignude, le dò pienamente ragione.
      Circa il linguaggio, “la presidente”, riferito a una donna, per me suona meglio che “il presidente”;
      d’altra parte, io continuo a dire e scrivere “negro”,
      in quanto aggettivo (poi sostantivo) specifico per
      le persone, mentre “nero” è generico e più povero.

  2. La testa da talebana c’è l’ha tutta.. o si dice testona secondo la Crusca?
    lo sguardo poi è tipico, secondo Lombroso, dei Vanesii vanitosi, e il suo occuparsi di puntinature, ciprie e belletti della Camera dimostra la profondità del suo impegno. La profusione con cui spende per queste amenità che per lei sono questioni vitali di cui l’Onu dovrebbe occuparsi in prima persona la dice lunga. Tre milioni di euro perchè il sito della Camera le renda onore la dice lunga su come lei consideri se stessa e come consideri i soldi che noi sudiamo.
    Ah, precedenza assoluti a ogni genere di extracomunitario, e se invece un italiano le pone un interpello attravrso il suo costoso sito, manco una risposta cagata di striscio.
    Complimenti signora vanesia.
    Ho scritto vanesia al femminile, spero vada bene.

    • Le virgole si mettono sempre a caso, non esiste una regola, anche la Crusca concorda su questo.
      Poi decidere dove metterle è una fatica immane: una volta Oscar Wilde, a uno che gli chiedeva conto del lavoro, disse che aveva perso tutta la mattina a mettere una virgola. “E poi?” chiese lo scocciatore? “Ho perso tutto il pomeriggio per toglierla”.

      • Le virgole devono garantire una lettura scorrevole. Devono far sì che le pause si trovino al punto giusto e non a caso come dice lei.

        Le virgole, devono garantire, una lettura scorrevole. Devono far sì che le pause si trovino, al posto giusto e, non a caso, come dice lei.

        Veda un po’….

        Come si risolvano conflitti, si garantisca pienamente la parità di genere, come, attraverso il linguaggio, si riformi la realtà e si estingua la piaga della violenza sulle donne, non è dato saperlo.

        • Considerato quanto detto da Giulia, un buon sistema è quello di leggere ad alta voce il testo, tenendo conto delle pause dettate dalle virgole. Vedrà che l’articolo non è niente male. Dopodiché, naturalmente, tutto è perfettibile.

      • Comunque la redazione e l’estensore dell’articolo chiedono venia per ben due virgole che separano soggetto e verbo: errore da matita rossa, ora emendato grazie al suo solerte commento.

  3. Premetto di essere : 1) diffidente delle mode e tendenzialmente ribelle alle parole d’ordine; 2) avverso a Laura Boldrini (che giudico persona reazionaria, perché l’immigrazione di massa, da lei
    benvoluta, è destinata a portare al collasso dello
    stato sociale). Detto questo, e rifuggendo per principio da insulti e parolacce, che come
    argomenti non hanno alcun valore (anzi), cerco di
    esaminare anche questo problema della modifica di alcune parole del vocabolario in modo obiettivo.
    Orbene. Secondo me, si deve valutare caso per caso, anzitutto in base ai criterî della semplicità, della eufonia, del parallelismo con parole simili, del buon senso che è sempre ottima guida; l’ideologia
    qui mi sembra che c’entri poco. Conseguentemente. In analogia a “la sarta”
    o “la ballerina”, si dica “la ministra” (espressione breve quanto “il ministro” ma più ricca, dato che
    indica anche il genere della persona); senz’altro,
    “la presidente” , “la giudice” (qui basta cambiare l’articolo); “professoressa” è lungo e pesante (io direi “la professore”: sono isolato?); “dottoressa”
    la lascerei perché è parola breve e consolidatissima e le alternative (“la dottora”, “la dottrice” suonano francamente ridicole).
    Per quanto riguarda invece la censura al contenuto
    della Divina Commedia o del Corano, il problema
    è enormemente più spinoso.
    Approfitto: a mio avviso, le persone oltre una certa
    età (75 anni?) devono essere definite “diversamente giovani”:
    questo perché il rispetto è dovuto anche ai diversamenti negri. Grazie.

  4. Se si devono decidere le liste rosa e se si deve utilizzare i vocaboli al femminile significa che la donna è ancora inferiore all’uomo.

  5. Vorrei aggiungermi allo stupidario oggi così in voga proponendo il genere maschile di GEOMETRA in GEOMETRO come frontiera per un più ampio e giusto riconoscimento del proprio genere.
    Come ben dice il Filosofo Cacciari sono tutte stupidaggini, purtroppo gli stupidi riescono ad assurgere anche alle più alte cariche e come tali ad essere presi sul serio dai cortigiani di turno.
    Il problema vero che ai suddetti signori non appare è contenuto in un piccolo detto che aleggia da sempre nelle Università” chi sa fa chi non sa insegna”.
    Amen

  6. Buffoni da quattro soldi, giù le mani dalla lingua italiana, non è cosa vostra, talebani all’ amatriciana, non riuscirete a distruggere anche il nostro patrimonio storico-culturale. Io non vi riconosco alcun poter in materia e spero che la scuola, quella seria intendo, vi opponga tutta la resistenza possibile. Che farete a chi non si adeguerà? lo mandate in galera, mascalzoni, nullafacenti, ladri.? Metterete al bando tutti i testi di grammatica circolanti? Oscurerete Foscolo, Dante, Manzoni, …? Ciarlatani analfabeti..

  7. Queste iniziative sono la conseguenza d’avere … troppo tempo libero e persino strapagato.

    • Jsapar44 ha preso in pieno il succo del discorso troppo fare nulla e troppi soldi presi = giggionate multiple

  8. Una grandissima, autentica cassata. Anzi, secondo loro, dovrei dire un grande cassato, visto che trattasi di membro maschile. Io continuerò a scrive e parlare attingendo agli autori storici e non a una classe politica d’accatto, di passaggio, arrogante e incapace. E anche un po’ stronza: al femminile giustamente.

  9. Ci aveva già provato un certo Starace …. anche allora ha fatto ridere tutta l’italia e il suo capo lo aveva prontamente rimosso.
    Ma questi sono peggio di quelli

    • Mio figlio che fa l’autisto ha preso un multo da un vigilo o si scrive vigilesso? lui*avevo, (aveva e’ femminile ) lui e’ maschio, a sposato un donno (per paragonarlo all’uomo altrimenti donna e’ scorretto e razzista) sono andato dall’avvocata (e’ donna) che mi ha chiesto: ma lei e’ genitore 1 o genitore 2? dato che io sono vedovo, e divorziato dalla seconda moglia ho detto che sono genitore 4, al che, ho dovuto fare la richiesta alla sindaca, di promuovermi a genitore 1 cosi potevo espletare la pratica per farmi annullare il multo (scrivere multa al femminile e’scorretto per le signore) risultato, mi hanno raddoppiato ll multo perche’ avevo compilato erroneamente il richiesto modulo, difatti mio figlio che si chiama Andrea, ma e’ uomo io ho scritto Andreo, ma non ho capito bene: mio figlio Andreo che e’ secondogenito e’ il figlio n.1 o 2 ?? e io sono il genitore 1 o 4? quindi la mia ex moglie e la n. 3? perche’ la n.2 e’ deceduta, quindi se mi risposo, la mia nuova moglie che numero sara’???? aiutooooooo!!!!!!!!

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