Saviano e Carrère: è tempo di marchette!

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Bla, bla, bla. Roberto Saviano, dalla vetta dei suoi due milioni e passa di “Mi piace” su Facebook (ma uno scrittore non dovrebbe alimentare il deserto e il dissidio?) si sente un po’ il Vecchio della Montagna. In particolare, di recente, ha compiuto due gesti. Il 28 febbraio ha invitato al «non andate a votare» alle primarie del Piddì in Campania (e di questo hanno parlato tutti i Tiggì nazionali); il giorno prima ha invitato a leggere l’ultimo romanzo di Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato (ma di questo ha parlato soltanto Missiroli nel suo spazio Facebook, che gode, poveretto, di soli duemila “Mi piace”, e la cricca dei suoi amici). Il gesto di Saviano è comprensibile: tra autori della stessa scuderia (Feltrinelli) è lecito profumarsi vicendevolmente con adatto sfoggio di aggettivi. Missiroli, profilo da bravo ragazzo, il figlio che vorrebbero tutte le mamme, ha voluto risciacquare i panni puri nell’indecenza: dedica il romanzo a Maddalena e fa la figura di quello in piena euforia adolescenziale, che pena (anzi, che pene). «Missiroli è uno scrittore d’eccellenza», giura però Emmanuel Carrère, eminente scrittore francese, sulla bandella che adorna il libro del riminese. Il quale, Missiroli, ovviamente ricambia il favore con un’intervista-zerbino su Sette specificando che «va letto, e non perché è Carrère, ma perché ha due palle così nel calarsi dove nessuno si cala». Missiroli si riferisce al romanzo Il Regno, da poco pubblicato da Adelphi, in cui Carrère si avventura nel cristianesimo delle origini. Si avventa, direi. Per affinità tematica, il romanzo l’ho sventrato, sperando nell’abisso declamato da Missiroli. Ho trovato pozzanghere, decantate in un fastidioso narcisismo. Ergo: se non avete mai aperto i Vangeli, magari il libro vi diverte. Altrimenti, è un centone di cose dette e stradette (se vi va uno sguardo altro sulla Bibbia leggetevi il bilioso Sergio Quinzio). Morale della polemica: per far fama di questi tempi un romanziere deve scrivere prevedendo l’assoluta ignoranza dei lettori che lo leggeranno. Missiroli scrive pensando che nessuno abbia letto non dico Tanizaki, Bataille, Laclos, Sade, Pasolini o Testori, ma neppure D’Annunzio; Carrère scrive presupponendo che nessuno abbia aperto il Vangelo, abbia letto San Paolo, ma sia ancora un putto intontito dal catechismo. Inoltre, fidatevi, non credete all’amicizia tra scrittori. Chiamatela marchetta. «Per qualche tempo mi concentrai sul mio sperma e su Dio»: con questa frase Missiroli spera di scandalizzare le suorine, ma ci dice una papale verità sulla gran parte dei romanzi odierni. Masturbazioni mentali. 
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Marco Missiroli: un bravo ragazzo
Pars construens. Non ho nessun “Mi piace” su Facebook perché non ho una pagina Facebook né tanto meno passo il tempo a cinguettare, perciò non so che valore possano avere i miei consigli. Vi invito, dunque, a non leggere l’ultimo libro di Missiroli (e a non votare Piddì in assoluto). Cosa dovete leggere? Simone Zanin. Notevole poeta (Ultima notte alla collina di Megiddo, Raffaelli, 2012), ha pubblicato il suo primo libro per Guaraldi, nella collana “Gli Zeloti”. Il libro s’intitola Arbeit Macht Frei (Rimini, 2015, pp.102, euro 10), è in libreria da metà marzo, dotato di urticante violenza. Si racconta, con tagliole visionarie, la storia di un operaio torinese che si è evoluto in piccolo imprenditore. Ed è stritolato dall’etica disumana del turbocapitalismo. Il libro, cinico, virile, è il primo romanzo che senza scuse sindacaliste vomita il dolore della crisi. Nel passaggio più vivido del romanzo (pp.69-71) Zanin racconta di due vecchi, vivono nei quartieri popolari di Torino, rovistando tra i rifiuti perché la pensione non basta. E quei soldi servono per far campare i figli, dilaniati dalla crisi, separati, disfatti. «Per risparmiare si lavano insieme, per non consumare. Spengono la luce. Restano al buio così da non guardare i propri corpi marci. Sono in piedi nella vasca, sotto il getto della doccia, senza potersi vedere. Si vogliono purificare dalla vergogna di rubare quello che è superfluo per altri. A volte sperano di affogarci in quell’acqua. Di non svegliarsi, che li inghiotta. I seni di lei sono vuoti e scavati. Ha due cicatrici sulla poancia. Lui è magro, con i muscoli vizzi, striati. I peli bianchi, L’acqua li bagna come una pioggia. Come un battesimo. Come un’estrema unzione». Missiroli fa ridere, Zanin commuove. Ma Zanin non ha amici scrittori con la erre moscia, non ha Facebook, non ha editori di lusso. Perciò, continuate a ignorarlo.

 

1 commento

  1. lungi da me essere troppo impertinente e ben venga un po´di sana polemica visti i toni normalmente democristiani che permeano la discussione sulla letteratura, peró denunciare una marchetta e nello stesso articolo consigliare un libro del proprio stesso editore non brilla per coerenza e neanche per senso tattico 🙂

    poi magari il libro é bello davvero, eh…

    Un saluto comunque. Marco / Recensireilmondo

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