Marco Cornini uno sperimentatore della tradizione

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Camminava sicura, terrecotte 2014
Camminava sicura, terrecotte 2014

Marco Cornini si potrebbe definire, con uno strappo alle classificazioni storicistiche più severe, uno scultore “puro”, che fin dal suo primo apparire non ha concesso nulla allo “sperimentalismo”, alla facile ricerca di stampo concettuale, né ha deviato da una scelta poetica e ideologica certo non sempre facile da mantenere ed esposta a facili tentazioni.

Cornini, infatti, scultore milanese doc, con uno studio bohémien in una vecchia fornace alla periferia della città, ha esordito giovanissimo nel mondo dell’arte, appena ventiduenne e, in un periodo in cui imperavano “sperimentazioni” concettuali e videoarte, ha scelto di utilizzare, fin dalle sue prime opere, come materiale privilegiato se non esclusivo, la terracotta, mostrando una straordinaria coerenza e fedeltà a un mezzo espressivo spesso considerato “minore” o almeno solo di passaggio verso supporti più nobili e resistenti.

Una scelta “inattuale” ma che lo stesso artista ha subito sentito come istintiva e immediata, allora in netta controtendenza con gli umori e gli indirizzi all’interno dell’Accademia milanese e con un diffuso e imperante desiderio di stupire a tutti i costi, e che lo fa notare allo scrittore e critico d’arte Mario De Micheli, che alla sua mostra d’esordio lo segnala come giovanissimo scultore di grande talento, “da mettere i brividi tanto è giovane e limpido”, come scrive lo studioso in quel primo testo.

Nel corso degli anni, Cornini ha trasformato questa sua scelta coraggiosa in virtuosismo espressivo e abilità tecnica nell’utilizzare e mescolare terre e pigmenti, scegliendo e sperimentando cotture e sovrapposizioni, accostamenti di smalti e colori, con lo sguardo moderno e divertito di un novello alchimista che trasforma magicamente gli elementi primi della materia alla ricerca della pietra filosofale.

Forse fra poco arriverai terrecotte 2013 cm. 44x50x31L
Forse fra poco arriverai, terrecotte 2013

In un processo acquisito dunque con assoluta raffinatezza e precisione, Cornini, lasciando trasparire la superficie leggermente ruvida e porosa della materia, sembra rispettare nel lavorare e plasmare la terracotta l’origine di un materiale in fondo antichissimo, primordiale, che affonda le sue radici nella plastica etrusca e greca di età arcaica: “quando modello la superficie delle mie sculture, soprattutto per alcune parti come braccia e gambe, a un certo punto mi fermo e faccio in modo che la rugosità della terracotta possa intravedersi, per sottrarmi a qualsiasi forma di iperrealismo e mantenere aderenza all’idea dell’imperfezione che è parte dell’origine della vita stessa”.