La mania di Umberto Eco di firmare appelli

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Il semiologo Umberto Eco

Il titolo di questo articolo avrebbe potuto essere “fenomenologia di un maniaco degli appelli”; oppure “come si firmano 100 appelli senza sembrare stupidi”; oppure “tetrapilectomia appellandi”; oppure “Appello figlio di Apollo, e varianti nella letteratura popolare ugrofinnica”. Invece abbiamo optato semplicemente per: “Il tramonto dell’intellettuale engagé”.

Il semiologo Umberto Eco
Il semiologo Umberto Eco

In questi giorni, un manipolo di 47 scrittori, capitani dall’ormai agé Umberto Eco e suggeriti dalla casa editrice Bompiani, ha firmato un esilarante appello per stigmatizzare l’eventuale acquisto di Rizzoli da parte di Mondadori. Tralasciamo i nodi economici della questione che molti hanno già analizzato a sufficienza, per concentrarci sul capopolo di questa rivolta dell’italica intellighenzia: emblema parossistico e narciso di chi si crede depositario della verità.

Umberto Eco, nel marzo del 2011, – supponiamo – in pieno “animus signandi” aveva firmato, come un qualsiasi Zola di provincia, una piastrella del muretto di Alassio. Certo, precedentemente si era distinto per prese di posizione ben più alte: nell’agosto 2009 aveva firmato un appello per la libertà di stampa (e di rotta) con il velista Giovanni Soldini. Nel settembre 2010 aveva firmato un appello all’Unità d’Italia lanciato dal presidente della provincia di Lucca (chissà poi perché?). Nell’ottobre 2012, aveva firmato per chiedere al Parlamento di porre fine all’inerzia sul malaffare e di approvare subito le nuove norme della legge anticorruzione: con lui altri celebri medievisti del calibro di Pippo Baudo e Claudio Baglioni, Lella Costa e Pierluigi Diaco.

Non diversamente sul versante politico: nel marzo 2006, in vista delle elezioni politiche, aveva redatto un appello agli indecisi affinché non votassero Silvio Berlusconi, trovandoci di fronte “a un appuntamento drammatico”. Appello simile aveva lanciato, anni prima, nel 2001, convinto che con Berlusconi (per lui una vera ossesssione) si sarebbe instaurato un regime di fatto, e auspicando che le imminenti votazioni fossero considerate dagli italiani come un “referendum morale”.

Nel mezzo, dicembre 2002, Eco aveva lanciato un appello “per dire no al controllo politico sui manuali di storia”. Nel marzo 2003, si era sentito in dovere di sottoscrivere un appello all’Unione Europea per scongiurare la guerra in Iraq (mica pugnette). Nel dicembre 2013 aveva sottoscritto, mirando più in alto, l’appello all’Onu contro la sistematica attività di spionaggio di Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi.

Occupandosi di cose locali, nell’aprile 2002 lanciava un appello ai cittadini che volessero contestare il monopolio televisivo di Silvio Berlusconi. Nel novembre 2014 sosteneva, in qualità di patrocinatore, l’associazione Librai antichi d’Italia nel sacrosanto appello per la salvaguardia del libro antico. Nel gennaio dello stesso anno, firmava un appello in favore delle biblioteche e degli archivi di Stato; e infine, di recente, appello diretto – senza se e ma – al ministro Franceschini affinché la Biblioteca Nazionale Braidense non diventi un museo, ma rimanga appunto una biblioteca pubblica.

Più latamente, tra le altre quisquilie, Umberto Eco ha firmato in calce un appello per la giornata in memoria dei Giusti; un appello, nel 2012, per chiedere la verità sula strage di Bologna; un appello per Aleppo (luglio 2014); un appello al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per una risoluzione in Libia; un appello per una strategia europea in materia di migrazione e asilo.

En passant, ha sostenuto la candidatura di Urbino a Capitale Europea della Cultura per il 2019. E tanto per non farsi mancare niente, nel 2012, ha lanciato un accorato appello per il Montefeltro (dove tiene casa) sommerso dalla neve.

Certo la medaglia più fulgida della carriera resta la firma al manifesto contro il commissario Calabresi nel giugno del 1971. Ma sono passati tanti anni, e non vale la pena rivangare. Meglio difendere il proprio editore che nel lontano 1938 si vantava di pubblicare il Mein Kampf e oggi fa lo schizzinoso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4 Commenti

  1. Caro Crespi,
    premesso che condivido la sostanza del suo pezzo, per non prestare il fianco a critiche e magari alle scocciature di liberali schizzinosi come il sottoscritto, la prego, presti attenzione alla dannata tastiera. Ugrofinnica e non urofinnica, agé e non agée. Cordialmente.

  2. egregio crespi , d’accordo quasi su tutto, anche se lei è stato molto tenero con costui, dove non sono d’accordo è sul’ engagé , diciamo prezzolato .

  3. cagone esaltato sinistronzo autore di libri quasi tutti noiosi, ampollosi.
    Una persona assolutamente superflua, come tutti i sinistronzi.

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