Vieni avanti librino: Eco e altri 47 firmano contro l’ipotesi Mondazzoli

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Umberto Eco
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Patetico. La notizia è nota da un pezzo: il Gruppo Mondadori vorrebbe papparsi Rcs. Nel Paese in cui il 60% degli abitanti non legge neanche un libro all’anno (e il restante 40% legge sciocchezze), si costituirebbe un colosso editoriale capace di dominare poco meno del 50% del mercato editoriale italico. Non che adesso sia diverso: i cinque gruppi editoriali più grandi coprono da soli oltre il 60% del mercato. Il migliaio di piccoli editori, insieme, fa il 12%.

Eppure, per pulirsi la coscienza, Umberto Eco ha scritto (per Bompiani) una letterina al Corriere della Sera, controfirmata da altre 47 anime pie (tra cui Franco Battiato, Paolo Giordano, Toni Servillo, Raffaele La Capria e Dacia Maraini). Costoro manifestano «preoccupazione», dacché tale «colosso editoriale» rischia di uccidere «a poco a poco le piccole case editrici», ma soprattutto «renderebbe ridicolmente prevedibili quelle competizioni che si chiamano premi letterari». Come se ridicole, quelle competizioni, non lo fossero già.

Comunque, c’è da dire, son problemi.
Innanzitutto perché dietro l’appello si nasconde il solito antiberlusconismo di maniera, e sia: come se molti scrittori radicalchic (da Einaudi in giù) già non pubblicassero belli pasciuti per Segrate.
Secondo, perché con queste firme i nostri lungimiranti scrittori pare vogliano, urlandolo a gran voce, il fallimento di Rcs, che sarebbe in procinto di cedere la divisione libri per non portare i libri in tribunale (e a chi potrebbe vendere se non a Mondadori, visto l’andazzo del mercato librario e l’assenza di grandi gruppi imprenditoriali disposti a farsi carico del rischio?).
Terzo perché le 47 pie signore della nostra cultura sono in modo diverso comunque implicate in Mondadori o in Rcs. Lanciano l’appello per pulirsi la coscienza. Tirano il granello di sabbia e nascondono la manina. Se amano tanti i piccoli editori, straccino i contratti con gli editori-transatlantico e pubblichino con loro. Ma sarebbe un atto troppo bello, troppo serio. Meglio la lettera al Corrierone, con can can pubblicitario al seguito.