Capo Colonna: la politica ammaina le bandiere.

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Inverno caldo sul promontorio di Capo Colonna. I riti di oggi e di ieri fanno a braccio di ferro. Chi ci va di mezzo è l’Arte e la Storia. Accade spesso che sui resti del Passato, si costruiscano nuove speranze. Quasi a volersi appropriare delle “energie” degli uomini che ci hanno preceduti. È accaduto anche a Crotone. Su quella che era stata una delle perle della Megale Ellas, i Romani costruirono una loro città e, al loro successivo declino, la Chiesa decise che fosse arrivato il proprio turno. Quanto la Madonna di Capo Colonna somigli a Hera, ce lo può dire solo la nostra immaginazione. E quanto il suo santuario voglia sostituire o, addirittura, ripulire il ricordo di antichi riti pagani, lo sanno solo quei papi e quei religiosi che lo hanno voluto. Imposto. Ma, ahimè!, a pagarne lo scotto, alla fine, siamo noi. Gli uomini di questo secolo incazzato. Di questo Terzo Millennio nato a suon di bombe, teste mozzate, ingiurie e parate di strada.

Neanche Crotone si è salvata. Neanche le Madonne e le Dee. Né il ricordo del glorioso passato. I fatti li abbiamo già raccontati: il Comune di Crotone e la Soprintendenza ai Beni Archeologici, vista la periferica importanza di alcuni ritrovamenti di epoca romana e, probabilmente, per agevolare le visite al Parco archeologico e al Santuario della Madonna, decidono di investire dei fondi comunitari in un’opera che scatena le ire di molti. La pavimentazione del piazzale che funge da sagrato del Santuario non piace a nessuno. I primi ad essere “ingaggiati” dai responsabili di alcune associazioni sono i politici locali grillini, i quali, manco a dirlo, schiaffeggiati dai risultati delle ultime tornate elettorali calabresi, non vedono l’ora di fare casino. E, così, il “caso Capo Colonna” arriva al Parlamento e a Strasburgo. Per opera loro e di qualche battitore libero di quel PD che vede, nelle proprie fila, anche il sindaco della città. Ognuno o qualcuno cerca medaglie. Noi di OFF li abbiamo prontamente fermati. “Niente politica, plis!”

E, così, la protesta lascia la giubba gialla e “si colora del bianco popolare, che sfocerà nella nascita del comitato spontaneo #SalviamoCapoColonna” ci dice Antonio Belluomo Anello, giovanissimo crotonese attivo nella protesta.
Antonio aveva risposto al nostro articolo con un attacco alla baionetta. Contattato, però, ha smaltito le esuberanze giovanili e, onore al merito, si è seduto con noi per ragionare sulla questione. “Temiamo che l’operazione di cementificazione sia stata decisa in maniera affrettata. Così, mentre si favorisce l’accesso al santuario, grande ricchezza del popolo crotonese, si offende la storia precedente. Sia greca, che romana.” Magari ha ragione pure, Antonio. E a lui e ai suoi concittadini che, nei giorni successivi alla prima calata giallogrillina, hanno presidiato il cantiere, va riconosciuta l’attenzione e la cura dei propri Beni Culturali ed Artistici. La cosa che lascia perplessi è il belligerante e repentino risveglio attuale rispetto al silenzio centenario di tutti sul sito archeologico di Capo Colonna. Il promontorio è devastato dal mare e dai venti. La Natura si riappropria, giorno dopo giorno, del proprio patrimonio, spazzando, granello dopo granello, sia la costa che il piano. Per non parlare, doppio ahimè!, delle celebrazioni nella chiesa del Parco di matrimoni a tambur battente, che portano su quegli antichi respiri chilometri di fruscianti sete, quintali di lacca e gel per capelli, vagoni di tacchi a spillo e ignorante disattenzione. Eppure, finora, nessuno ne ha sofferto più di tanto. Nessuno si è incazzato così tanto. A volte, in questi giorni, ho avuto l’impressione che a scatenare la bufera siano state guerre interne proprio vicino alle stanze della Soprintendenza. Quasi una semina di zizzania in tempi di nomine…
Comunque…

Per il momento i lavori della pavimentazione sono fermi. Potrebbe essere ferma per sempre, e spero di no, anche l’attenzione delle istituzioni verso Crotone e le sue Bellezze. Antonio, mi raccomando, vigila!

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