Vuoi fare successo? Inventati una Gomorra!

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Altro che il vero. È lo spruzzo di realtà, specie se criminale, che scala le classifiche, diventa bestseller e assalto ai botteghini. Ecco la messinscena che Francesco Mari fa a pezzettini con il suo romanzo d’esordio, La ragazza di Scampia (Fazi Editore, 256 pp, 16 euro), prendendosi gioco dei prodigi dello storytelling camorristico nazionale, dove la scena di Napoli è sempre acchitata per compiacere l’occhio di chi guarda, desideroso di confermarsi nell’idea che “i napoletani abitano dentro un noir a cielo aperto”.

La ragazza di Scampia, Fazi Editore 2014
La ragazza di Scampia, Fazi Editore 2014

Il protagonista, Franco, tardo trentenne funzionario del comune, ha una vita noiosa. Il momento di più alta eccitazione della giornata lo raggiunge quando si ficca le cuffie dell’iPod nelle orecchie andando in ufficio. “Niente Radiohead e niente Anthony and the Johnsons da queste parti. Niente nomi giusti e gusti ricercati, di chi di musica ne capisce. Qui si attinge l’illuminazione a botte di Madonna, Jennifer Lopez e Céline Dion”. Poi c’è la depressione del lavoro: “Otto ore quotidiane di ufficio in cui faccio questo: niente”. Per arrivare alla ciliegina sulla torta delle le donne: ““È quasi un anno che non scopo, Vale!”, Chi cazzo se ne frega della crisi economica, la disoccupazione, i problemi preadolescenziali di tuo figlio”. Un monologo interiore che si conclude sempre con la stessa resa: un bacio sulle guance.

Franco però scrive. Rimugina la rivincita. Il piano è convincere un editore cool di Milano, uno di quelli che ti fanno svoltare da un giorno all’altro, di pubblicare un libro. S’inventa così di sana pianta un Reportage dall’inferno di Scampia (e dove, senno?). “Come Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia, ho imbracciato la mia arma e ho cominciato a sparare cazzate senza pietà”. Un cantante neo-melodico che svela i segreti dei clan. Il gruppo rap impegnato nel sociale. Una donna-coraggio che perde il fratello e decide di parlare senza paura di morire ammazzata: “I killer che mi verranno a fare fuori li aspetterò qua, a casa mia”.

È una storia afrodisiaca. Combacia alla perfezione con l’ideologia del romanzo criminale. Il mafia-reality-show. L’editore si convince d’aver scovato il nuovo Saviano. Firma il contratto. Pianifica di far uscire il libro insieme a un film. “Faranno il botto”, presagisce. Sale su su sino al settimo cielo. Da dove non scenderà neanche quando scopre che è tutta una sceneggiata. Era la Napoli che voleva farsi raccontare. La racconterà. “Vera, falsa, che importanza ha?”.

20 Commenti

  1. Io non credo proprio che Saviano abbia fatto qualcosa per sconfiggere la malavita ma ha sempliemente usato quello che tutti sapevano per fare una montagna di quattrini.
    E non venite a dirmi che prima del genio Saviano nessuno era a conoscenza della camorra….

  2. eh lo so saviano da fastidio ai poteri criminali, quindi non può piacere a tutti.

  3. Saviano mi sta sul cazzo, ma fare lo gnorri (in chiara malafede) e dire che questo articolo non vuole irridere Saviano (e sottilmente insinuare che ciò che scrive è falsità e finzione ruffiana per le masse*) ed è una semplice recensione di un libro è sinceramente patetico.

    Piuttosto, lo dica chiaramente: “Saviano mi sta sul cazzo! E quando ho letto di questo libro ho sghignazzato e ho goduto come un riccio”. È perfettamente umano, lei invece è un codardo ed un ipocrita.

    * : invece il suo peccato è quello di essere pure troppo scontato, confeziona la quotidianità napoletana (quella brutta) in una scrittura all’apparenza magari pure asciutta, ma iperbolica e sensazionalista.

  4. Senza farla molto lunga e volando umilmente molto basso, se questo personaggio si può considerare “uno scrittore”,allora io senza alcun dubbio mi posso considerare a pieno titolo Gesù Cristo.

  5. Alle volte leggo alcuni blog, non assiduamante. E se ospitati dal giornale, sono infestati da gente che disprezza il giornale. Mi chiedo una cosa. Ma costoro ritengono di fare qualche cosa di intelligente? di fare controinformazione?.A me sembra un modo di comportarsi da idiota.

  6. Non se la prenda signor Crespi. Lo so che certi commenti al suo articolo possono semplicemente lasciare allibiti, e per l’illogicità e faziosità delle argomentazioni si rimane come di stucco, senza parole.
    Non sarà per lei una novità se le dico che il mondo è purtroppo pieno di idioti. Lo so, spesso non vogliamo crederlo, nel nostro intimo rifiutiamo la possibilità che vi sia una così strabordante massa di cretini.
    Sembra non si riesca a parlare di niente serenamente, scavalcando le varie fedi politiche, riconoscendo dignità al proprio interlocutore. Secondo certe menti sopraffine chi la pensa diversamente è un nemico da abbattere
    in qualunque modo, con ogni mezzo, a testa bassa. Così insegna il credo militante. Le libertà di parola e di pensiero valgono solo per chi è conforme, per gli altri nessuna pietà, nessun rispetto.
    In generale si tratta di “utili idioti” sempre presenti in ogni tempo, a ogni latitudine, sottoacculturati dotati di un ego strabordante.
    Me li immagino a brancolare sul web alla ricerca spasmodica di qualcuno contro cui scrivere, come dei bulli in cerca di una vittima, in una disperata necessità di autoaffermazione, un desiderio cieco di gridare, imporre,
    le proprie idee, protetti dall’anonimato della rete.
    Deve essere una sorta di autoerotismo per dementi.

    • Trovo davvero irresistibile – e le faccio i complimenti – la chiosa: “deve essere una sorta di autoerotismo per dementi”.
      Se me lo permette, la farò mia.

  7. Domanda: se il protagonista del libro è la “parodia di Saviano”, l'”editore cool di Milano” è quindi la parodia della berlusconiana Mondadori?

  8. ma che brutte persone sono questi giornalisti di questo schifo di giornale.siete peggio dei fascisti.non ho parole.

    • Qual è la cosa che la disturba così fortemente? Davvero non capisco.
      L’articolo parla bene di un libro, uscito da una importante casa editrice, scritto da un ottimo romanziere, che fa il verso a Gomorra.
      L’articolo è circonstanziato, non fa ironia, né polemica. Una semplice recensione come mille altre. Dove sta il busillis?

  9. E che ci azzecca
    Non ho capito che centra la foto di Saviano vicino a questa recensione. Capisco che la direttiva avuta dal Giornale è quella di fare la guerra ai Saviano e inneggiare ai Cosentino ma seguiamola con intelligenza.

    • Posto che siamo il giornaleOff e non seguiamo alcuna direttiva, sempre posto che ci siano direttive del Giornale, ma non crediamo. La foto di Saviano ci sta bene perché il libro è anche una sorta di parodia ai reportage/letterari di Saviano. Ed infatti nella copertina del giornaleoff abbiamo scelto una fota dal film Gomorra.

      • “Vuoi fare successo? Inventati una Gomorra”: sta tutto nel titolo (oltre che nella foto ovviamente) di questa che Lei definisce recensione, ma che poi è solo il riassunto della trama del libro, il vostro livore verso Saviano, nonché i vostri beceri tentativi di sminuirlo e disprezzarlo.
        Il commentatore precedente ha sbagliato parlando di direttive: io parlerei solo di linea editoriale. Abbastanza ridicola mi permetta.

        • Guardi che non abbiamo nessun livore nei confronti di Saviano.
          Ci fa solo sorridere la sua pretesa di essere un guru.
          Ma nella fattispecie, non lo abbiamo neppure criticato, né irriso.

          • non solo. non basta “non avere livore”. coi suoi scritti ha scoperchiato il marcio che da anni imperversava nel territorio napoletano. ed invece di farne un eroe e sgominare per sempre la malavita, parecchi qui ad Idiotland ne sono quasi infastiditi.
            la Germania dovrebbe invaderci. ce lo meriteremmo.

    • Se non ha capito l’accostamento tra la foto di Saviano e l’articolo non penso sia il caso di parlare d’intelligenza.

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