(Sky)Arte, gioia e rock ‘n roll

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Roberto Pisoni, direttore di Sky Arte Hd

Portare l’arte (nelle sue varie forme, dalle classiche beaux arts, al performativo, alle mille sfumature del pop) nel discorso comune. L’ambizione è questa. “E’ importante che le nostre trasmissioni diventino argomento di conversazione a cena. Vogliamo entrare nella quotidianità” spiega Roberto Pisoni, direttore di Sky Arte Hd. Due anni di attività (il canale all-arts italiano è in onda dal novembre 2012), un modello di programmazione tutto da inventare. Risultati, a quanto dichiara Pisoni, positivi, anche dal punto di vista dei numeri. “Non siamo monitorati Auditel, per scelta, perché siamo una rete di un certo tipo” Racconta a ilgiornaleoff.it. “Ma c’è un dato interessante, che è quello dei download on-demand (e noi siamo parecchio fruiti in questa modalità). Da questi risulta che il nostro è il primo canale della documentaria. Facciamo più download di reti ben più grosse. E questo mi sembra un buon segnale”. Ci sono stati ottimi risultati nel periodo di Natale, per esempio con le trasmissioni sui Beatles, su Salvador Dalì, sui Monti Pyton, con il Led Zeppelin Day. E con la serata del Progressive rock” conclude Pisoni.

E il consuntivo dal punto di vista dei contenuti?

Bilancio molto positivo. Sia per quanto siamo riusciti a produrre, sia e per quanto le nostre produzioni hanno dato carattere al canale, in termini di qualità e varietà. Ci siamo occupati di arte contemporanea, musica, teatro, archeologia, arte classica e mille altre cose. Abbiamo realizzato più di 140 produzioni originali, per oltre 170 ore, che, per un canale satellitare (anche per alcuni più robusti e strutturati di noi), è un numero notevole. Chiaro che si tratta di produzioni “piccole”.

Quale carattere ha voluto e vuole dare alla rete?

Avevo due scelte. O fare quattro grandi produzioni, oppure decidere di fare tante piccole produzioni, costantemente attive. Ho preferito la seconda nell’ottica di un continuo rinnovamento. Non volevo che sembrassimo paludati, noiosi, nostalgici. Anche per quello ho scelto di avere molta musica rock. Vorrei che l’ambiente di fondo fosse quello rock, anche quando facciamo cose più istituzionali vorrei che ci fosse quel tipo di vivacità. Ma c’è un altro motivo per cui ho scelto tante piccole produzioni…

Quale?

Volevo curare, una per una, tutte le micro comunità di spettatori: dall’appassionato di cinema a quello di fumetto. E per fare questo ho anche cercato di far vedere il canale fuori dalla Tv. Instaurando collaborazioni con musei, mostre, manifestazioni culturali, festival. Abbiamo prodotto opere di videoarte, per esempio. Mi piace dare la sensazione che il canale sia attento a quello che succede intorno.

Molte operazioni extracanale quindi…

Per esempio Domus Aurea, Il sogno di Nerone è stata realizzata in coincidenza con la riapertura del sito, promuovendo anche una campagna di crowdfunding. Quello che chiedo sempre a chi lavora al marketing, alla comunicazione, è “ok agganciamoci al mondo per favore”.

Dalla matrice anglosassone (per esempio le trasmissioni d’arte della Bbc) avete virato verso un pubblico diverso. Com’è il fruitore tipico del canale di arte?

Quello anglosassone ha 10 anni in più di quello del nostro spettatore. Noi ci rivolgiamo a un pubblico dai 35 ai 54 anni, loro sono sui 45-64. Loro hanno una grande tradizione, ma anche per questo non hanno bisogno di cercare il pubblico più giovane.

Ecco, quali sono i programmi che agganciano il pubblico giovane?

Ultimamente vanno molto forte le “rockstar” della pittura: Caravaggio, Van Gogh, Michelangelo, ecc ecc. Abbiamo cercato di trattare l’arte in modo innovativo con il programma di Carlo Lucarelli, Le Muse inquietanti. Abbiamo cercato di cambiare le condizioni emotive, per esempio della fruizione di un quadro, magari mettendo il rock sotto la pittura dell’Ottocento. Siamo arrivati a mettere anche Rihanna sotto Monet: non è detto che sia giusto, ma abbiamo fatto dei tentativi….Poi piacciono sempre i grandi classici del rock: gli speciali dagli Stones ai Queen. Interessano tutte le generazioni, anche i giovanissimi.

E più sul crossover?

Abbiamo cercato di fare anche delle operazioni “furbe” Alessandro Cattelan che fa una trasmissione di arte contemporanea, per esempio. O Joe Bastianich che si occupa di musica popolare in On The Road. E’ un appassionato di folk, ma certo non uno specialista. Questa sua “eccentricità” rispetto all’argomento di cui tratta è interessante.

Anche la trasmissione Bonus Tracks, in onda in queste settimane, sembra vada in questa direzione…

Certo. Si intervistano le star della musica italiana sulle loro passioni “collaterali”. Si cerca di spiegare il loro processo creativo, che è una cosa di per sé irraccontabile. Ma vedere dei musicisti che parlano delle loro inclinazioni extramusicali (oltre che, naturalmente, della loro musica). Anche scrivere, disegnare, o, come fa Carmen Consoli, fare bambole di marzapane in fondo è espressione del “brodo creativo” di un artista.

A parte la musica, cosa fa più ascolti?

L’arte. L’arte classica. Le grandi icone italiane. Le trasmissioni su Pompei, la torre di Pisa. Poi li vedi con una qualità particolare. Giriamo in Ultra Hd. Il successo di Musei Vaticani 3D è pazzesco. Tra l’altro è il documentario più visto di sempre nei cinema del mondo.

Tutta farina del vostro sacco?

Sì: un regista interno, un autore freelance con cui lavoriamo da tanto. Marco Pianigiani, il regista, ha inventato cose straordinarie. Poi questo ritmo anche contemplativo che è connaturato al 3d ha ispirato un testo meno narrativo e didascalico, più poetico. Questa formula “strana” che magari un critico non apprezzerebbe, ha avuto una risposta straordinaria da parte del pubblico. Vorremmo sostituire i grandi documentari anglosassoni con del materiale nostro, da vendere in tutto il mondo.

Altre novità in arrivo?

Bastianich 2; La seconda stagione di Sette meraviglie. Poi un progetto sul teatro. Poi otto episodi che andranno in onda ad aprile, con Stefano Accorsi che per la prima volta fa il conduttore. Intervista grandi personaggi della cultura italiana su un classico della letteratura. Finora abbiamo girato Mimmo Paladino che racconta Lo cunto del li cunti, di Giambattista Basile. Oscar Farinetti parla di un romanzo di Fenoglio. Arriveranno anche Roberto Bolle, Giulia Maria Crespi, e altri…

Quella sui libri è una scommessona. Tentazione Masterpiece?

Decisamente no. Faremo anche altro, ma niente a che vedere con la gara. Ho fatto il libraio, tra l’altro, e più vado avanti più mi rendo conto che libri e Tv hanno molte difficoltà a stare insieme. Non si sa cosa far vedere, questo è il grande problema. Non c’è la performance. O hai uno come il Baricco di tanti anni fa, che con Pickwick ti incantava, ma era infine un attore teatrale che raccontava un libro. Questa dei libri è una sfida che vorrei riaccendere….

Incuriosice la sua formazione. Non è un accademico…

Ho studiato al Dams a Roma, ma quando ho capito che per guadagnare qualcosa ci sarebbero voluti altri dieci anni ho cominciato a collaborare in Tv, con il canale di cinema della Universal. E lì ho imparato a fare tutto. Montare, scrivere i programmi, fare interviste. Seguivo la mostra del cinema di Venezia. ecc ecc… E nel 2003 sono arrivato a Sky facendo i documentari. Nel 2008 ho iniziato la carriera manageriale, lavorando prima in direzione creativa, poi al cinema. Sono arrivato a dirigere un canale dopo che ho capito come funzionano tutte le “rotelle” dell’ingranaggio Tv, insomma.

Le passioni culturali che le hanno fatto da guida?

Sono un grande appassionato di letteratura. Jorge Luis Borges innanzitutto, poi Bohumil Hrabal, poi, come tutti i lettori onnivori ho avuto le mie stagioni: di Thomas Bernhard, i russi, i sudamericani… Ho fatto il libraio alla Fahreneit a Roma, in piazza Campo dei fiori, per cinque anni. Amavo la letteratura quindi non l’ho voluta studiare, ho studiato il cinema, che alla fine è la cosa che conosco meglio. Ho fatto la tesi su Erich von Stroheim, il grande regista del cinema muto, ma guardo tutto, da Wim Wenders agli horror di Lamberto Bava, ai western di John Ford. iL mio primo lavoro per Universal è stato scrivere i testi per Dario Argento che faceva le presentazioni dei film di Hitchcock [risate…]