L’ipocrisia degli editori italiani ha un nome: Louis-Ferdinand Céline

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Louis-Ferdinand-Celine
Louis Ferdinand Celine

Ipocriti. Anzi, hypocrite. Quanto a sbandierare il vessillo della libertà di stampa, siam tutti buoni, siam tutti bravi a inghirlandare elogi funebri sul corpo di dodici morti. Razza di ipocriti. Anzi, di hypocrite, che è meglio. La libertà di stampa, la libertà editoriale da noi non c’è, questa è la verità, il mercato italiano assorbe soltanto gli autori convenzionali, quelli che agitano il piumino in faccia a chi si crede intelligente. Un esempio? Siamo ancora qui a trastullarci con Jean-Paul Sartre (43 libri su ibs.it), ma guai a pubblicare Charles Maurras e Maurice Barrès, Henry de Montherlant e Marcel Jouhandeau, si salva solo Drieu La Rochelle, però intinto in salsa rossa, nei desiderata della sinistra. Così, libri decisivi come Port-Royal e il ciclo de Les jeunes filles, Anthinea, le Cronache maritali e la trilogia de Le Cult du moi dobbiamo tradurceli da noi, sono l’eccessiva ostentazione di un genio indisciplinato e anticonvenzionale, che non sta nel reggimento degli intellettuali in tutù, pronti a salire sul carro del vincitore e a farcire di oppio le menti del popolo sovrano.

Il segno scandaloso dell’ipocrisia che tiranneggia il sistema editoriale odierno è ancora lui, però, Louis-Ferdinand Céline. Ormai autore di culto anche a sinistra (Einaudi ha da poco ristampato Nord), basta non mettere le unghie nella rogna. Cioè nel mucchio di pamphlet antisemiti scritti tra il 1937 e il 1941. Il più famoso di questi è Bagatelles pour un massacre, gli altri sono L’École des cadaveres e Les Beaux draps. Le Bagatelle in realtà sono state pubblicate: era il 1981, per l’editore Guanda, con introduzione del bravissimo Ugo Leonzio. Esito: il libro fu ritirato dal commercio appena approdato in libreria per volere degli eredi di Céline. Ipocrisia al cubo (agevolata dalla becera, silenziosa, diffusa, sotterranea censura degli editori nostrani): le Bagatelle stanno nascoste in una manciata di biblioteche italiane (a Milano, per dire, solo al Centro di documentazione ebraica contemporanea). Ma on line la lettura è libera. Basta digitare sul portale di ricerca “Bagatelle per un massacro”, entrare dentro la pagina Wikipedia, in calce c’è il link che vi manda all’edizione Guanda. Ipocriti. Il problema non è di lana caprina, ma sostanziale.

Nel 2005 Valerio Evangelisti (autore in paddock Mondadori) ci fece l’omelia (“non si capisce perché gli appassionati di Bagatelle continuino a camuffarsi da ‘liberali’”), insegnandoci che è un bene che quegli scritti di Céline finiscano al rogo. Al contrario, Giancarlo Pontiggia, che ha tradotto le Bagatelle e un mucchio di altri francesi (il marchese de Sade e l’opera poetica di Paul Valéry, per dire), un vero poeta e non certo un fascista, sa che “Céline, nei romanzi come nei terribili libelli antisemiti e anticomunisti, urla delle verità che nessuno aveva mai saputo dire con tanta forza: la tempesta della chiacchiera ha ormai rimbambito il mondo, lo ha reso come un pugile suonato, come un idiota pronto a ingoiare tutto”, perché “le istituzioni democratiche sono diventate dei circhi equestri, delle palestre di buffoneria a buon mercato”. Questa ipocrisia fa stridere i denti di rabbia: adesso sono tutti per strada a vantarsi di essere per “Charlie Hebdo”, ma se ne fregano di far pubblicare Céline, Barrès, Maurras. La libertà di stampa a senso unico, ideologica, macerata nell’ipocrisia. Sarebbe bene lottare pretendendo che i nostri editori pubblichino l’altra Francia, quella scomoda, quella che hanno preferito insultare con la censura.