Perché la Melandri dovrebbe comunque dimettersi dal MAXXI, o rinunciare allo stipendio

0

Come ha svelato il Fatto Quotidiano, a firma di Marco Lillo, Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MAXXI, a fine anno troverà sotto l’albero un bonus che si aggiungerà allo stipendio che già molti considerano non dovuto.

La questione è complessa e non crediamo possa essere risolta qui. I presidenti di fondazioni culturali, secondo una legge voluta dall’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti (e che crediamo sommamente sbagliata), non dovrebbero percepire alcun compenso. La Melandri, scelta dall’allora ministro alla cultura Lorenzo Ornaghi per reggere il MAXXI, lasciò lo scranno al Parlamento sostenendo che non avrebbe avuto alcun guiderdone. Poi ci ripensò. La fondazione aveva già iniziato una complessa pratica per farsi riconoscere “ente di ricerca” e in questo modo dribblare il divieto di foraggiare presidente e board. La Melandri così cominciò a percepire stipendio adeguato di 91.500 euro lordi annui più, si scopre, premio in ragione delle performaces (fino a 24mila euro o fino a 30mila a seconda dell’incremento di biglietti).

Seguiamo per sommi capi il resoconto esaustivo di Marco Lillo:

La delibera del cda del MAXXI (con cui si assegna stipendio) è oggetto di un duro braccio di ferro. Prima la delibera è stata annullata sulla base di un parere negativo del Ragioniere Davide Franco. Poi su spinta del segretario generale e del capo gabinetto del ministro, il capo dell’ufficio legislativo si è espresso contro l’annullamento che è stato ritirato in autotutela. Ora proprio la Ragioneria Generale dello Stato sta esaminando il voluminoso carteggio per stabilire una volta per tutte se il MAXXI sia davvero una fondazione di ricerca e possa quindi pagare Giovanna Melandri.
…La delibera del Cda del MAXXI (per assegnare stipendio) si chiude così: l’atto “è trasmesso all’Autorità Vigilante ai sensi dell’articolo 20 comma 2 dello Statuto per la relativa approvazione”.
…L’autorità vigilante è la Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale diretta da Anna Maria Buzzi, sorella di Salvatore Buzzi. Si potrebbe pensare che la sorella di un soggetto in affari e arrestato con Luca Odevaine, vicino a Giovanna Melandri, avrebbe avuto un occhio di riguardo per l’ex ministro Pd. Invece è accaduto il contrario. La direttrice Buzzi ha chiesto un parere alla Ragioneria Generale sulla delibera. Lo stipendio è giustificato dal Cda del MAXXI con l’inserimento della Fondazione nell’elenco di quelle ammesse alle agevolazioni fiscali.
…In risposta al quesito di Buzzi, il Ragioniere generale in persona, Davide Franco, scrive una nota il 13 gennaio 2014 per sostenere che l’inserimento del MAXXI nell’aprile del 2013 nell’elenco suddetto “assume rilievo solo ai fini fiscali”. Sembra di capire, quindi, non ai fini dello stipendio del presidente. Il 22 gennaio la direttrice Buzzi scrive una nota per annullare la delibera del cda che dava lo stipendio a Giovanna Melandri.
…Il 21 marzo del 2014 però il capo dell’ufficio legislativo del ministero Paolo Carpentieri scrive una nota dai toni duri, concordata con il capo di gabinetto del ministro Franceschini, Giampaolo D’Andrea, e con il segretario generale Antonia Pasqua Recchia. Carpentieri boccia la scelta del direttore generale, forte di un parere favorevole allo status di ente di ricerca di Emanuele Fidora, direttore generale della ricerca del MIUR.

…Carpentieri intima a Buzzi di annullare in autotutela il suo atto perché ha male interpretato la nota del Ragioniere Franco. Per Carpentieri il MAXXI va valutato come ente di ricerca nel concreto e non ci sono storie: Giovanna Melandri ha diritto allo stipendio. A quel punto Anna Maria Buzzi si adegua. Annulla il suo annullamento, ma comunque non approva la delibera del MAXXI.
…Quindi ancora oggi Giovanna Melandri percepisce uno stipendio sulla base di una delibera non approvata dall’Autorità vigilante. A metà aprile tutto il carteggio finisce sul tavolo della Ragioneria Generale dello Stato. Ora sarà Davide Franco in persona a dover dire se lo stipendio e il premio del presidente Melandri sono da approvare o no.

La questione dello stipendio di Giovanna Melandri al MAXXI (dopo che l’ex parlamentare piddino aveva stragiurato che l’incarico sarebbe stato pro bono) era stata sollevata da Antonio Stella sul Corriere della Sera (vedi qui). La risposta della Melandri non era risultata troppo convincente (vedi qui), tanto che si era scatenata una bagarre, al limite della richiesta di dimissioni lanciata sul web con apposita lettera da sottoscrivere indirizzata all’allora presidente del Consiglio, Enrico Letta, e all’allora ministro della Cultura, Massimo Bray.

La polemica però merita alcune considerazioni anche alla luce dell’inchiesta del Fatto che mette in luce l’inutile complessità della burocrazia italiana, i ghirigori, le sottigliezze leguleie, l’opacità della legislazione e della normativa, gli interessi politici sottostanti, per una nomina (e uno stipendio) che ha coinvolto ministri, consiglieri, dirigenti… e così via:

1) che gli incarichi di presidente delle fondazioni culturali, incarichi ormai operativi, siano gratuiti è una sonora stupidata; stupidata suffragata da Giulio Tremonti che con la scusa della spending review fece passare una serie di norme astruse e inutili per risparmiare, ma che rischiano di mettere in ginocchio le nostre istituzioni (basti pensare alla riduzione a 5 dei membri dei consigli di amministrazione delle fondazioni, membri che già non percepiscono alcun compenso, riduzione che però impedisce in alcuni casi di far entrare nella governance i privati che hanno investito fior di quattrini). Nota bene, nessuno dei ministri all’economia o alla cultura che si sono succeduti ha mai pensato di modificare alcunché;

2) Benché esista la norma della gratuità degli incarichi a presidente delle fondazioni culturali, molti musei e istituzioni (vedi per esempio l’egizio di Torino o adesso il MAXXI), passata la legge, hanno trovato l’inghippo facendosi riconoscere come “enti di ricerca” per i quali la regola non vale. La solita italianata, ma non si capisce per esempio come il MAXXI possa essere un ente di ricerca e non il MAGA di Gallarate, al cui interno è stato istituito perfino un corso universitario di museologia. O tutti i musei sono enti di ricerca o nessuno;

3) La nomina della Melandri a presidente del MAXXI, voluta dall’allora ministro Ornaghi, ha creato più problemi che benefici. E’ sembrata un contentino dato a un politico che non avrebbe potuto candidarsi di nuovo. Vero che la Melandri era stata ministro, vero che aveva seguito la fondazione del MAXXI fin dall’inizio, ma non sufficiente a far apparire questa una nomina legata alle competenze. Immaginiamo se il centro destra avesse proposto Sandro Bondi, probabilmente i girotondini avrebbero preso d’assalto il museo costringendolo alle dimissioni. In ogni caso, al di là dei risultati culturali che appaiono quanto mai esigui e di quelli economici che non possiamo valutare a pieno visto l’opacità della Fondazione, abbiamo sempre cercato di valutare con realismo il lavoro della Melandri, addirittura difendendola su casi specifici, come per esempio in occasione della nomina di un suo antico seppur giovane collaboratore a segretario generale della fondazione MAXXI (vedi qui);

4) Al di là delle specifiche competenze su cui si può discutere, la Melandri aveva davvero detto che il suo incarico sarebbe stato pro bono, senza porre un termine temporale alla gratuità come in seguito ha sostenuto. Buon senso sarebbe che rinunciasse allo stipendio definitivamente e ai relativi bonus, oppure si dimettesse. E’ una questione di onestà intellettuale e di coerenza rispetto alle antiche dichiarazioni.

5) Ultimo: il MAXXI è un museo sbagliato, eretto come monumento alla vanità dei politici (vedi qui) e sarà difficile porre rimedio agli errori fatti. Resterà un costosissimo cenotafio, a memoria di come non andrebbe gestita l’arte.