La Magna Grecia, dopo 2800 anni l’ammazza la burocrazia

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Ela, ela mu kondà,
ti egò imme manachò.

Vieni, vienimi vicino
Con te non sarò più solo.

Un canto d’amore in una lingua che molti considerano morta, ma che, invece, è viva, respira e palpita e vuole vedere il futuro. Il Grecanico, figlio e non pronipote di quel greco che incontrò la lingua del luogo quando i primi coloni ellenici sbarcarono nella terra di Calabria. “Megale Ellàs!”, esclamarono. “La Grande Grecia”. E così era. Fertile, accogliente, ricca e, soprattutto, vergine. La conquistarono con la loro arte e la loro cultura. Costruirono città, templi, scuole e laboratori. Furono ripagati con devozione, affetto e riconoscenza. E divennero un Popolo. Lo stesso che ancora vive aggrappato alle pietre dell’Aspromonte. Con fierezza e tenacia. Da quell’VIII secolo prima della nascita di Gesù Cristo nostro Signore. Sì, ancora vivi e prepotentemente decisi a restarlo per altri tremila anni e più.

Ma i nemici di oggi sono più forti di quelli di ieri. Non hanno lance o spade. Non pugnali o pece bollente. A loro basta una poltrona sistemata al posto giusto per ammazzare. Alla Provincia, per esempio. Oppure alla Regione, al Ministero. Una seduta comoda e spavalda, quanto ignorante e brevimirante. È sufficiente essere assessore o sottosegretario, ministro o direttore generale, a volte soprintendente ad un qualcosa, per colpire mortalmente una cultura, un popolo, la sua lingua, la sua radice. Una firma non apposta. O, invece, apposta, ma sul documento sbagliato. Denaro non speso, o sparso senza criterio. Privilegio per la sagra della zeppola a danno del restauro di una chiesa, una stele, un mosaico, e il gioco è fatto.

Megale Ellas? Col piffero! In quei paesini ci vivono duecento anime: tempo, energia e soldi sprecati. Meglio oliare gli ingranaggi delle cittadine più popolose con cospicue somme di denaro agli assessori amici degli amici, che organizzano le tarantellate e le frittolate di carne di porco. I Greci? Socrate è morto, Platone pure, Pitagora non si sentiva bene e Aristotele è spacciatissimo. Meglio far cantare in piazza Peppuzzu Carrapipanu, cognato del sindaco di Futtisterio. Ché sono mille voti in più… E assegnare, per la fiera del paese, due tre stEnd di prodotti enogastronomici alle aziende delle commari e dei compari, ché quelli hanno delle famiglie numerosissime e sai quanti voti ancora…

Già… I popoli d’anima antica muoiono sotto i colpi feroci dell’ignoranza e dell’avidità di potere di quattro mariuoli con la pancia grossa di birra e bestemmie. In nome di una prepotenza e di un’arroganza fatta di baffi da sparviero e gommina per capelli, di doppiopetti sbottonati, acquistati solo per sentito dire. Come i Grecanici dell’Aspromonte, gli Occitani di Guardia Piemontese e gli Arbereshe dell’alta Sila… Ma di loro parleremo la prossima volta…