Se il cinepanettone rottama se stesso

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Non fidatevi dei trailer. Questo ci sentiamo di dire agli spettatori cinefili e non, nel momento in cui dovranno scegliere il film da vedere a Natale. Già, perché se vedete quelli de Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores o di Un Natale stupefacente di Volfango De Biasi rischiate, a torto, di tenervene lontani.

Il premio Oscar ci regala dell’ottima fantascienza per ragazzi, esperimento riuscito nel suo instancabile viaggio tra i generi che il cinema italiano ha ormai abbandonato, colpevolmente. Ma la vera sorpresa è il cinepanettone Filmauro, al trentunesimo anno di una saga tanto di successo quanto discussa, che stupisce tutti. Pensavamo di scoprire un Neri Parenti rinato e liberato, fuori dalla Filmauro. L’uomo, colto e spiritoso, sembrava ingabbiato negli stereotipi dei cinepanettoni scoreggioni e fedifraghi. Peccato però che nella sua nuova avventura si sia invece dimostrato fiacco e anacronistico. Abbiamo allora consegnato le nostre speranze rivoluzionarie rispetto al modello cinenatalizio ai geniacci che hanno partorito Boris (la serie e il film). Niente da fare. Anzi, proprio loro sembrano aver cercato le scorciatoie della comicità dozzinale che troppo spesso troviamo sotto l’albero, con una spruzzata di una scopiazzatura sbiadita del peggior Natale, in tutti i sensi, di Genovesi. Delusione clamorosa.

E così a risollevare il tutto arriva appunto il famigerato Aurelio De Laurentiis, di solito simbolo di commedia trash e qui invece – come spesso gli è capitato – capace di rinnovarsi. Mentre tutti copiano il (suo) passato lui piazza la zampata, rottama la sua saga, dà la regia in mano a un giovane pieno di talento – purtroppo bloccato dal clamoroso e meritato insuccesso di Iago – e si affida al fiuto del figlio Luigi. Si chiama ricambio generazionale. E funziona. Ecco così che ci troviamo di fronte a un racconto scritto con agilità ed efficacia, un cast di livello e in palla, una direzione di attori e di immagini non banale e curata. E soprattutto, finalmente, abbiamo un’opera, sotto il nostro albero, con cui possono ridere tutti. Provenienti da età, classi e culture diverse. Non ci sono più tacchini in cui ravanare dove non batte il sole, peti in libertà, saponette che provocano incontri ravvicinati del quarto tipo. C’è comicità di situazione, commedia all’americana, figure femminili non più usate come involucri. Ambra Angiolini qui è icona sexy non solo perché da infarto nelle mise e nelle movenze, ma perché affascina con una recitazione ottima – ormai è un “animale” da commedia – e tiene testa a Lillo e Greg (soliti geniacci) e persino alla campionessa Paola Minaccioni.

E per capire quanto sia innovativo questo Natale targato Filmauro e De Biasi, andate a cercarvi la coppia comica, e non solo, che stupirà tutti: Francesco Montanari e Riccardo De Filippis. Da Romanzo Criminale ad assistenti sociali omofobi e autori di test – anche con macchie di Rorschach – molto molto particolari. Il loro sentiero narrativo, la loro capacità di vestire panni scomodi per il genere con divertita grazia, la loro alchimia sono la vera ciliegina sulla torta. E così Un Natale stupefacente dal suo passato porta solo un pessimo trailer. Da ignorare. Ma voi non ignoratelo: la partenza diesel al botteghino potrebbe dare ragione a chi dice che “ce lo meritiamo il cinepanettone”. Che è il pubblico a volere volgarità e affini. Dimostriamogli il contrario. In fretta, prima che Aurelio ci ripensi. Che forse la Supercoppa Italiana vinta a Doha non basterà a rendergli il Natale più piacevole, nel caso in cui il suo film non dovesse andare come spera.

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