Anne Blanchet elude lo spazio con minimalismi di luce

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La galleria Luca Tommasi (fino al 20 dicembre 2014) presenta la prima personale italiana dell’artista svizzera Anne Blanchet (Vuarrens, 1947). Sul bianco siderale delle pareti, il bianco perfetto dei suoi Light Drawings, dodici tavole di plexiglas di diversi cm. di spessore, in vari formati, incisi da sottili linee geometriche accuratamente studiate per creare effetti ottici attraverso il medium di una fonte luminosa.

L’artista, autodidatta, intraprende la sua carriera negli anni Ottanta mentre si trova negli Stati Uniti, sotto l’influenza della corrente del Minimalismo, e in particolare di Carl Andre, Richard Serra, Robert Ryman, Walter de Maria, e più di tutti, James Turrel, indagatore del rapporto luce/spazio per eccellenza, land artist, flâneur di porzioni di cielo fra crateri vulcanici e aperture nei tetti.

Anne Blanche, CCCCXIII, 2013
Anne Blanchet, CCCCXIII, plexiglass, 49X49, 2014

La ricerca della Blanchet è complessa e raffinata, lavora con svariati materiali sia organici che industriali, passando per opere installative e site-specific anche di grande formato. Particolarmente suggestive l’installazione Portes 97, che si compone di cinque porte di vetro scorrevoli programmate per aprirsi e chiudersi a ripetizione ma in tempi differenti, generando effetti sonori da lei denominati “musica visiva; e Nuage, una nuvola di vapore di 30 metri di effimera ma percorribile lunghezza, realizzata al Parc du Pommier, Le Grand Sacconex, a Ginevra.

Tra le mostre personali di maggior rilievo ricordiamo quelle all’Espace d’art contemporain di Losanna (1994), alla Galleria Alice Pauli di Lausanne (2004) e alla Galleria Denise Rènè di Parigi (2010); fra le collettive “The Spirit of White” alla Galleria Beyeler, Basilea, (2003-04), “Echanges” al Kunsthaus di Langenthal, Germania (2003), “EMERGENCES”, Musée du Valais, Sion (2014).

Donald Judd, uno degli artisti che hanno ispirato Blanchet nel suo percorso, rifiutava la definizione delle sue opere per mezzo del convenzionale termine “scultura”, in quanto negava l’idea che il suo lavoro volesse essere o rappresentare qualcosa di diverso da se stesso, procedimento da lui defininto “illusionismo”. Proprio il termine che invece utilizzeremmo per descrivere la magia cinetica e silente che Anne Blanchet mette in scena servendosi di un semplice faro, per mezzo del quale essa modifica, annulla e ridisegna il foglio di plexiglas, trasportando lo sguardo del visitatore nella dimensione fluttuante della luce. C’è una dimensione altra nel lavoro dell’artista ginevrina: un’essenziale messa in discussione del punto di vista, della percezione visiva. Il pieno dove prima era il vuoto e viceversa, un sostituirsi e rincorrersi di luci e ombre secondo schemi variabili. Il fruitore pur restando immobile osserva l’opera muoversi, riformularsi, ruotare e vivere, e poi tornare immobile dentro se stessa, elegante lineare e bianca nel bianco.

Anne Blanchet sembra quindi creare la sua opera in due tempi, in due dimensioni sovrapposte, egualmente rarefatte e perfettamente armoniche: la prima quella della realtà, nella forma concreta e geometrica del materiale, del quadro-scultura nel suo minimalismo; la seconda è il meta-fisico, che si sostanzia nel superamento del limite spaziale, della visione, della fiducia percettiva.

Un’indagine inconclusa perché declinabile all’infinito nel numero di possibilità, un racconto irrisolto di percezione tra lo spazio effettivo e quello immaginifico, formulato dall’occhio e dalla mente e mai misurabile. A partire dalla linea incisa nel plexiglas, il visitatore ha la possibilità di percorrere la luce in movimento fin sulla parete, senza altro limite se non la propria soggettività.

Così come descritto con la medesima eleganza delle opere esposte dalla curatrice della mostra, Jacqueline Ceresoli: “codici visivi che nei Light Drawings assumono forme più dinamiche e spettrali, inafferrabili, diventano materia di una poetica studiata per ridefinire lo spazio e il tempo, annullando i riferimenti percettivi dello spettatore al confine tra miraggio e realtà (..) conversazioni visuali tra spirito e materia, cesure tra finito e non finito che trasudano di assoluto e alterano completamente l’esperienza del luogo”.

Una mostra da vedere, seducente di bianco e luce

 

>Anne Blanchet
LIGHT DRAWINGS – DISEGNI DI LUCE
Luca Tommasi Arte Contemporanea
via Tadino 15, Milano
a cura di Jacqueline Ceresoli