Como: quando l’archistar massacra il paesaggio

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Può una celebrata archistar decidere di stravolgere il paesaggio italiano, frutto sublime di una naturale e secolare armonia? Ovviamente no, tranne che a Como, dove invece può farlo liberamente. Questa vicenda parte da un capriccio dell’architetto Daniel Libeskind, che avrà pure il merito di aver fatto il grandioso progetto di Ground Zero a New York, ma ebbe anche la pericolosa presunzione di voler piazzare un grattacielo moscio a Milano, fortunatamente bloccato prima della sua erezione.

libeskind

Qualche anno fa, l’architetto propone un’enorme torre per il colosso dell’energia Gazprom a San Pietroburgo. Ma i russi, giudicando eccessive le proporzioni dell’intervento pur in uno spazio immenso come il nuovo quartiere d’affari della città, rispondono “niet”. Allora, durante una passeggiata a Como, ecco la folgorazione. Davanti al meraviglioso scenario delle montagne che si specchiano nelle acque, dove l’occhio corre dal monumento ai caduti di Sant’Elia fino alla neoclassica Villa Olmo, per poi tornare sul Tempio voltiano (stampato per decenni sulle care banconote da 10 mila lire), l’archistar pensa bene che un monumento-fotocopia del suo progetto sovietico starebbe benissimo proprio e solo lì, appoggiato sulla storica passeggiata razionalista nel bel mezzo del lago. E fin qui nulla di strano; anche se è evidente la violenza fuori luogo un archi-mostro di diciassette metri nel punto più delicato e bello della città, è legittimo che ciascuno faccia le proposte che vuole.

LibeskindGaddiLo scandalo, invece, nasce dal fatto che l’operazione viene venduta dall’archistar come suo gentile regalo, pensato “espressamente” per la città per celebrare il geniale inventore della pila, il comasco Alessandro Volta, del quale richiama le iniziali A e V.
Ora, pur con tutto il rispetto per la capacità di Libeskind di prendere in giro (per non dire altro) gli italiani, basta dare un’occhiata alle immagini per rendersi conto che la scultura di Como è invece perfettamente identica a quella russa. E non è nemmeno tanto difficile immaginare l’impatto di un mostro di carbonio alto come un palazzo di cinque piani in un paesaggio tanto delicato e fragile, peraltro già sufficientemente violato dalla paralisi del cantiere del nuovo lungolago, con la giunta di sinistra che ancora cincischia su come e quando farlo ripartire. Ma tant’è, in Italia lo scempio sistematico del territorio è l’obiettivo comune tanto di legioni di geometri radical quanto di grandi firme chic (basti pensare agli orrori di Fuksas, di Meier o di Gregotti). Battezzato con il nome altisonante The life electric, il monumento comasco viene quindi proposto alla solita giunta di sinistra da un gruppo pur meritevole di imprenditori locali, gli Amici di Como, che con la scusa di sostenerne (parte dei) costi, impone agli imbelli amministratori tempi, modi e collocazione dell’ingombrante mausoleo.

Il passaggio dallo scandalo alla commedia all’italiana è breve, e si realizza quando costoro, peraltro unici partecipanti al bando imbastito in fretta e furia per la realizzazione dell’opera, si lanciano in avvilenti giustificazioni per sostenere il valore culturale dello sfregio. E una città sempre più tetra e triste, per nulla avvertita o interrogata su ciò che precipitosamente le viene imposto, si trova a dover subire un intervento che ne deturperà per sempre il profilo che la caratterizza, spacciato per “immagine” e occasione di rilancio in vista, manco a dirsi, dell’imperdibile occasione di Expo. Oltre al danno, la beffa.

 

8 Commenti

  1. Avete dimenticato Padova dove l’allora sindaco comunista (mai rinnegato) Zanonato ha speso una vagonata di euro per il monumento alle due torri di NewYork sempre della famosa archistar in questione. Una ca…. pazzesca (fantozzi dixit) sistemata in pieno centro.

  2. Dopo essermi andato a rivedere il vecchio logo del calcio Como, ormai usato solo per un progetto, confermo la somiglianza con la silhouette sulla quale insiste Libeskind: l’airone del Calcio Como (http://calciocomo1907.it/giovanili_progetto_herons.php) ha un’ala sinistra che si eleva per circa metà dell’altezza totale raggiunta a destra, con lo stesso slancio verticale e lo stesso movimento: corretta leggermente l’inclinazione a sinistra e tolta la coda, le due figure coincidono.

  3. L’architetto è un abile mercante, in pratica sta monetizzando un progetto ormai bruciato e inservibile.
    Solo per la cronaca, del progetto per Ground Zero di Libeskind nulla è stato realizzato, l’unico dettaglio da lui proposto tenuto in considerazione, solo per un valore nazionalistico, è l’altezza del One WTC, 1776 piedi, che corrisponde alla data di Indipendenza degli Stati Uniti.

  4. No vedo perchè menare scandalo: già molti anni or sono fu eretto il monumnto ai caduti su disegno di Sant’Elia; che all’epoca deve essere parso un obbrobrio e oggi, invece, pare un gioiello.

  5. Aggiungo (al problema di priorità menzionato in precedenza): temo che Libeskind non si limiti a copiare se stesso: anni fa il calcio Como indisse tra i tifosi un concorso per il nuovo logo. Vinse una figura stilizzata di airone, che ricorda non poco il monumento in questione. Ed essendo Libeskind frequentatore del capoluogo lariano…

  6. Non vorrei che fosse solo una presa di posizione!A me,per esempio.non dispiace!Certo che,se si vanno a cercare tutte le beghe della città,non se ne uscirà mai!Come tutte le Opere D’Arte,anche questa può piacere o non piacere!Mi sembra,però,che qui si critichi di più la sua collocazione e chi ha permesso l’installazione,che non l’Opera in sé stessa!Lino.

  7. “ebbe anche la pericolosa presunzione di voler piazzare un grattacielo moscio a Milano, fortunatamente bloccato prima della sua erezione”..direi assolutamente il contrario!! Purtroppo non avremo un capolavoro di grattacielo che è stato fermato come al solito di chi non vuole progresso..Poi non lamentiamoci se l’italia non cresce!

  8. Como è città pesimamente amministrata, prima dal centro-destra ora dal centro-sinistra. Praticamente tutte le vie d’accesso sono un groviera da anni, non c’è un cartello in lingua straniera, nulla che indichi i parcheggi per le soste di lunga durata, edifici abbandonati da decenni in pieno centro. Però si trova gente pronta a finanziare un mostro del genere, al quale ovviamente si regala il prezioso spazio…

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