Mara Maionchi: “I Talent? L’usa e getta è sempre esistito”.

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Ci racconta un episodio OFF dell’inizio della sua carriera?

mara-maionchiHo cominciato questa carriera per combinazione: in precedenza avevo lavorato in una casa di spedizioni internazionali, in una società che produceva anticrittogamici per l’agricoltura, ho fatto ricerche e relazioni per un gruppo di entomologi… poi un giorno ho risposto a un annuncio del Corriere della Sera, la casa discografica Ariston cercava una segretaria per l’ufficio stampa. Alfredo Rossi, che era il proprietario, mi ha assunto e così è cominciata la mia storia nella musica. Pian piano mi sono appassionata e mi sono occupata di ufficio stampa e di promozione, rompevo le scatole a tutti i giornalisti per avere articoli su artisti emergenti come Ornella Vanoni, Mino Reitano, i Corvi; cercavo la promozione e la collocazione sia per la televisione che sui giornali per farli conoscere al grande pubblico e per la successiva acquisizione dei loro dischi.

Quindi ha cominciato con la Ariston, poi è passata alla Numero Uno di Battisti, alla Ricordi, alla Fonit Cetra…

Poi sono tornata alla Ricordi e a quel punto mi sono messa in proprio, le cose stavano cambiando e con mio marito, che è un autore di canzoni, abbiamo creato un’etichetta, la Nisa, dal nome di mio suocero che fu l’autore di Carosone.

Come è cambiato il lavoro dei discografici nell’epoca del self publishing e della condivisione sociale?

La storia della discografia è molto cambiata negli ultimi 44 anni, così come i mezzi tecnici che hanno modificato sostanzialmente la situazione. Quando ho cominciato a lavorare c’erano solo etichette italiane, c’erano anche molte cover, non c’erano le multinazionali. Poi sono arrivate le multinazionali – io ho continuato a lavorare nelle case discografiche italiane – ma è cambiata la struttura, la promozione, sono arrivate le radio libere e le televisioni private, c’è stata molta dispersione, mentre allora c’era solo la RAI (e la RAI come radio) per cui si lavorava in una sola direzione. Attualmente l’interesse per il disco si è molto affievolito, dal punto di vista tecnico c’è stato un grande cambiamento, nuovi dispositivi come l’iPad, la possibilità di scaricare la musica… Questo cambiamento ha fatto anche danni, perché oggi è possibile realizzare un disco con mezzi tecnici molto relativi e si pensa che tutti possano fare musica, ma non è vero!

Oggi non si rischia di affidarsi a successi effimeri? I Talent Show sono una fucina di talenti oppure un “usa e getta” degli artisti?

Credo che l’usa e getta degli artisti sia sempre esistito. Una volta c’erano tantissime manifestazioni che oggi non ci sono più, Un Disco per l’Estate, il Festivalbar, Sanremo… quanta gente è andata a Sanremo e oggi non ne ricordiamo neanche più il nome? L’usa e getta è avvenuto sempre a seconda del potenziale degli artisti, della loro capacità di crescere. A Sanremo Nada con Ma che freddo fa e la Cinquetti erano artiste completamente nuove, nel senso che non avevano mai fatto altre cose. Eppure sono durate un’eternità, come tantissimi altri artisti. Non tutti gli artisti resistono agli anni, ai cambiamenti personali. Non c’è una cattiva intenzione nell’usa e getta, ma a volte l’artista non risponde alle qualità che uno pensa che abbia. Quando uscì Ferro con Perdono avevamo la Rossi che cantava “Sole, cuore, amore” [Tre parole] che era un successo strepitoso e Ferro faceva fatica a superarla. Poi Ferro l’ha superata ed è rimasto nell’Olimpo dei cantanti italiani, mentre lei non è riuscita a ripetersi. Queste cose sono sempre accadute, anche fuori dai talent. Ferradini ha fatto Teorema e poi non è riuscito a ripetersi. Succede in tutti gli ambiti, anche nei libri, nei film. Chi ha talento rimane, Mengoni è uscito da un talent, come Noemi. Moreno quest’anno ha avuto successo, se sarà capace di ripetersi rimarrà, altrimenti farà una stagione. Questo vale per tutti, quando Battisti faceva un disco nuovo si diceva “Vediamo se adesso è finito”, invece ha finito quando l’ha deciso lui.

Al tempo di Internet e dell’affollamento mediatico in che modo si riesce a dare visibilità a un artista?

C’è affollamento perché tutti pensano di risolvere la loro vita cantando o amano cantare… anche a me piace cantare però se lo faccio mi sparano! Non è solo il ‘bel canto’ che ti aiuta a fare una carriera, è un insieme di cose che magari non si scoprono subito. Un esempio lampante è Jovanotti: quando faceva il dj e cantava “È qui la festa?” nessuno avrebbe immaginato che avrebbe fatto canzoni e dischi fantastici. Ha scritto cose diverse, ha vissuto una vita e l’ha raccontata sempre bene in tutte le sue stagioni, il suo è un talento autentico. Altri invece hanno avuto un solo periodo in cui hanno dato il meglio che poi si è esaurito, evidentemente avevano un talento relativo. La musica è fatta anche di moda, quello che si racconta deve essere adatto ai tempi: la guerra in Vietnam e un certo tipo di politica americana diedero a Bob Dylan un’ispirazione che poi è rimasta nel tempo e che ancora oggi funziona.

Che cosa non le piace di questa ultima edizione di X Factor?

Mi piace, anche se le ripetizioni sono sempre un rischio. Trovo che siano diventati un po’ troppo bravi, tutto è bello, “sei stato fantastico, meraviglioso”. Gli artisti, prima di sentirsi dire delle cose così, dovrebbero crescere, irrobustirsi, trovare la loro strada. Comunque è sempre un programma piacevole, molto ben fatto.

I giudici vanno tutti bene?

Trovo un po’ stanco Elio… ho lasciato X Factor perché ho pensato al rischio di continuare a dire le stesse cose. La ripetizione è dietro l’angolo.

Il payoff della sua casa discografica “Non ho l’età” dice: “Noi li cresciamo da piccoli, gli artisti!”. È per questo motivo che ha iniziato la nuova avventura con “Io Canto”?

Abbiamo cominciato sempre con i giovani, anche Ferro l’abbiamo cresciuto da piccolo. Sinceramente non volevo fare “Io Canto”, poi Cenci ha insistito, ho accettato e mi sono molto divertita. I bambini sono molto più sereni, non hanno aspettative, non pensano di finire il programma e di trovare uno che gli fa fare un disco. Il loro disco lo fa la produzione, ma è come il Club Méditerranée. I genitori sono diventati più ‘leggeri’ nei confronti dei bambini, che ballano e si divertono. Ho trovato molto divertente il fatto che l’ultima sera tutti i bambini piangessero perché non si sarebbero più visti la settimana successiva, erano diventati amici! I bambini giocano, qualcuno forse proseguirà, molti diventeranno medici o ingegneri e si ricorderanno di aver fatto un programma nel 2013 in cui cantavano una canzone. Mi sono divertita, è molto meno stressante, mentre quando lavori con giovani e sai che si appoggiano a te per aprirsi un futuro senti una responsabilità.

Che differenza c’è fra “Lo Zecchino d’Oro” e “Io canto”?

“Lo Zecchino d’Oro” fa parte di un periodo storico, oggi i bambini non cantano più quelle canzoni, cantano le canzoni degli adulti. “Lo Zecchino d’Oro” era fatto con i bambini piccoli, mentre a “Io canto” ci sono già i quattordicenni. Non dimentichiamoci che 50 anni fa Morandi e la Pavone avevano quell’età quando sono usciti.

Qual è la canzone della sua vita?

Ci sono alcune canzoni che mi piacciono fuor di misura. Una è di Carradine, “I’m Easy”, degli anni ‘70, quando iniziò la storia d’amore con mio marito che ancora prosegue. Poi c’è “Imagine” di John Lennon, quando ricordo quella sala con quei vetri, quel giardino e lui al pianoforte sento che ho avuto fortuna a fare questo mestiere anche se non ho conosciuto John Lennon. Poi ci sono le canzoni di Battisti, “Io vagabondo” mi piace moltissimo perché è liberatoria, anche Ferro quando è uscito mi faceva impazzire.

Secondo lei che cosa ha fatto di Battisti un mito assoluto?

La capacità di fare un disco e andare al primo posto senza fare televisione né interviste – ogni suo disco era al primo posto e per 10 anni restava un successo –, poi sparire. Essere un’icona, rimanere là, fissi, nel tempo. Quando Battisti e Mina facevano “Studio Uno” credo ci fossero 30 milioni di italiani che lo guardavano. La televisione era una novità assoluta, c’era solo la RAI, la gente la guardava per il piacere di guardarla. La tv oggi è diventata anche una compagnia, ma non si guarda tutto, non si segue tutto. Oggi fare i numeri è difficilissimo, perché la presenza televisiva si divide in mille rivoli. Allora era possibile, e la capacità di Lucio di essere sempre al primo posto con una canzone senza andare in tv, o facendo una sola registrazione in una televisione, fa di lui una potenza assoluta, oggi sarebbe impossibile.

Con quale cantante della storia della musica italiana ha avuto il rapporto più stretto?

La Nannini mi deve molto e io devo molto a lei, però è stata una lunga lotta perché Gianna ci ha messo molti anni a prendere coscienza e ad avere successo. Sia con Gianna che con Ferro ho avuto un rapporto molto stretto, nei primi 3 anni siamo stati molto insieme. Ferro poi ha firmato giustamente con la EMI, perché uno che va forte all’estero deve avere un contratto con una multinazionale. Se un artista italiano va all’estero la multinazionale si trattiene la metà, invece se un artista passa direttamente alla multinazionale percepisce una percentuale in tutto il mondo. Questo lo si fa quando l’artista nel mondo ha dei risultati. Ho avuto anche il piacere di lavorare – e di parlare – con De André, i dischi li faceva lui, li studiava lui, però il piacere di parlare con un signore così colto, spiritoso e divertente come lui è stata una chicca di fortuna, come con Jannacci.

Spesso i grandi artisti, specialmente i musicisti, nella vita privata sono molto sensibili e un po’ umorali. Le è mai capitato di intervenire per salvare qualcuno da un colpo di testa o da una situazione spiacevole?

Nulla di drammatico. Prima di fare qualsiasi operazione se ne parlava tanto e si illustrava tutto ciò che poteva accadere. Si cercava di farli stare tranquilli e di proteggerli per evitare che entrassero in discussioni del tutto inutili che potevano prendere delle pieghe spiacevoli. Se si è attenti e si conosce bene il mestiere è possibile prevedere e ragionare per tempo sulle cose che possono accadere per superarle brillantemente.

Se oggi si andasse al voto per chi voterebbe?

Sono in un momento di grande ‘impasse’. Per fortuna aspettano ancora di rivedere il ‘porcellum’ e quindi non voteremo nell’immediato… è la prima volta nella mia vita in cui mi trovo in seria difficoltà, speriamo che le cose migliorino.