Stupidario di Sabina Guzzanti

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Tutte le gaffes di una satirica disperata. Ora difende Riina e Bagarella (ma il suo La Trattativa è un flop). Prima derise il cancro di Oriana Fallaci, attaccò la Carfagna e la Gelmini. La crisi da superiorità morale della sorella minore, anche come bravura, di Corrado.

di Domenico Marcella

I vicini di casa la incontrano sulle scale con espressione apparentemente ringhiante, a prescindere dal saluto o dall’indifferenza. Dicono che al ristorantino macrobiotico – sotto il condominio affollato da artisti alternativi nel quale vive – capita di incontrarla sola e con lo sguardo perso in qualche nuova ispirazione che preme per assumere le sembianze di un tweet.

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Sabina Guzzanti è stata negli anni Novanta la donna-manifesto di una satira pungente e politicamente scorretta: dall’ammiccante sensualità di Moana Pozzi al goffo divismo di Valeria Marini, dai manifesti parlanti con quintali di cerone arcoriano in faccia alla spocchia melodrammatica delle Botteghe Oscure. Bucava lo schermo, appassionava i televisionari; era – dopo il fratello – il punto di forza di quasi tutti i contenitori dandiniani. L’irriverente astro nascente della comicità impegnata, nemica del malaffare politico, lontana dalle cinepanettonate vanziniane e dai suoi protagonisti, ha ostentato da subito la sua superiorità morale.

Così – protagonista anche di un Sanremo, al quale ha partecipato mischiata a un’orda un po’ radical-chic di personaggi iconici – ha continuato a far sul serio. Libri, apparizioni su palcoscenici teatrali, film dalla tiepida acclamazione, e televisione: la sua croce e la sua delizia che le ha riservato anche un’affrettata sospensione decisa dai vertici di Viale Mazzini (nel bel mezzo del cammin della messa in onda della primissima puntata di un suo programma), e una fuga verso l’accogliente La7 contraddistinta da uno share dalle scarne percentuali. L’imperativo categorico della sua missione in terra sembra essere l’impegno civile: scalda l’ugola, si rimbocca le maniche e scende nella piazza principale del suo quartiere per difendere un cinema dalle grinfie mefistofeliche di chi ambiva a trasformarlo in sala da gioco d’azzardo. Litiga a tal proposito con Capezzone che la definisce «occupante abusiva, violenta e prepotente», divenendo signora protettrice degli stabili oKKupati. Sabina – instancabile samurai in una serie di lotte verbali senza esclusione di colpi – liberalizza all’indomani del ferimento in piazza Duomo, un pensierino dolce per il suo bersaglio preferito: «Mi ha fatto moltissima pena vedere Berlusconi insanguinato. Ho provato anche stima per la fierezza e ho visto anche un politico, credo per la prima volta».

Sabina sembrava distante dall’irriverente Sabina che imbastì il coretto da caserma contro l’allora ministro Carfagna, per il quale è stata condannata a pagare 40mila euro di danno morale. Sabina sembrava distante anche dall’insolente Sabina che denigrò Oriana Fallaci. La replica della scrittrice fiorentina fu puntuale e spietata: «Un’imitatrice senza intelligenza e senza civiltà; un’oca crudele che mi impersona con l’elmetto in testa e deride la mia malattia». Sabina Guzzanti si dichiara buddista da oltre vent’anni, ma rimbecca e discute, con tutti.

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Corrado Guzzanti

 

Negli ultimi giorni, apparentemente satura di satira, replicando stizzita con veri o presunti abbandoni di studi televisivi mattutini, ha dimostrato di non gradire i catenacci della stampa che preannunciavano mancato decollo della sua pellicola La Trattativa. Basta un tweet che in molti considerano bieca provocazione, nel quale esprime solidarietà ai boss mafiosi Riina e Bagarella, a farla diventare protagonista di titoloni cubitali, trafiletti appassionati, dichiarazioni politiche, arroventate e gongolanti discussioni sui social. Sabina, replicando e rincarando la dose, non perde occasione per invitar le masse a chiudersi in una sala cinematografica, davanti alla sua pellicola, per comprendere il senso dei suoi 140 caratteri. Una strategica mossa promozionale sferrata al fine di risollevare la pellicola dall’indifferenza nella quale ristagna? Sono in molti a pensarlo. Il genio della famiglia Guzzanti, però, resta Corrado.

10/10/2014

 

7 Commenti

  1. Questa persona ha dimostrato di essere molto disturbata emotivamente.L’aver poi denigrato la malattia della
    Fallaci ,tra le tante sciocchezze dette,ne esalta ancora di piu’, se ce ne fosse bisogno, il suo squallore morale.

  2. è vero, prendersela con la carfagna, con la fallaci e con la gelmini fu un errore, già la natura era stata maligna nei loro confronti, non era il caso di insistere…

  3. Nella famiglia Guzzanti di genio ce n’è pochino, a destra (si fa per dire) ed a sinistra . La solidarietà ai due mafiosi è stata fatta per avere un po’ di pubblicità per il suo ultimo film, brutto mi dicono. La notizia però è che i due mafiosi solidarizzano loro con la Guzzanti per il clamoroso fallimento del suo ultimo film.

  4. il suo modo di fare è molto chiaro: la sinistra ha pagato MOLTO perchè lei si metta a criticare gli avversari della sinistra…. ecco perchè gli attori e i comici sono quasi tutti di sinistra! 🙂 è molto comodo essere pagati per insultare, in dispregio delle regole del rispetto e della privacy…. che bastardi che siete !!

  5. Questo personaggio(?!?!?!) non si deve permettere di fare il quel gesto(vedi foto),tenga pure il pugno chiuso è il massimo che gli può consentire.Arroganti e in mala fede,e molto altro ancora.

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