Il Cechov spiazzante di Gianluca Merolli

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Approdo alla regia con un classico rivisitato per un giovane e brillante autore (e cantautore)

di Marta Calcagno Baldini

Gianluca Merolli, classe 1981, giovane e brillante autore e cantautore, approda alla regia. E dichiara l’esigenza di muoversi verso un “gusto decisamente europeo e internazionale”. Merolli si mette alla prova con un testo cechoviano, Il Gabbiano, che andrà in scena nella sua versione a Roma dal 9 al 19 ottobre, al Teatro Sala Uno, piazza di Porta San Giovanni 10 (ore 21, domenica, ore 18, info@spettacolosas.it), dopo aver debuttato al Teatro Sannazzaro di Napoli in occasione dal Napoli Teatro Festival Italia.
Ma Merolli precisa: “Il mio spettacolo si chiama ‘Un Gabbiano’”. L’articolo indeterminativo da un lato è motivato da un atteggiamento quasi di umiltà davanti a un grande autore come Cechov, dall’altro l’attore-regista dichiara apertamente di volersi rivolgere “ad un pubblico attento, che voglia seguire un teatro pieno di simboli, a cui abbandonarsi e che non vuole spiegare nulla direttamente, che non è d’intrattenimento”.

Ecco perché questo giovane regista appassionato di teatro, che ha già studiato canto e recitazione con interpreti professionisti del settore come Ricci/Forte, Luca Ronconi, Flavio Albanese, Michele Abbondanza e altri, che si definisce un musicista (2007 interpreta il ruolo di Claude nel musical Hair, regia di Giampiero Solari e Luca Tommassini e con gli arrangiamenti musicali di Elisa. Nel 2009 è scelto da Brian May e Roger Taylor, chitarrista e batterista storici dei Queen, per interpretare Galileo, il protagonista di We will rock you), e che ha studiato per sei anni con il regista Giancarlo Sepe, a cui dice di dovere la sua crescita e la costruzione della sua dimensione attoriale; ecco perché questo regista curioso e multiforme ha scelto di ambientare il suo Gabbiano in una scena vuota, in cui non sia l’elemento scenografico l’aspetto principale: “I miei personaggi devono essere dei fantocci- spiega-. Agiscono in un non-luogo, perché per me sono tutti già morti” ribadisce Merolli.

Quindi un Gabbiano che interpreta il problema dell’insoddisfazione individuale dei vari componenti della numerosa famiglia riunita nella tenuta estiva di Sorin, ex impiegato statale, come se tutto fosse filtrato e in qualche modo già superato: “i miei personaggi agiscono come fantocci –spiega ancora il regista-. Tutta la trama di Cechov rimane intatta, e anche il testo originale è all’80% inalterato. Ho solo inserito certe parti nuove per accentuare questo senso del ricordo che permea tutta la mia lettura del Gabbiano: Cechov e le sue tematiche, come il problema della famiglia (e il gruppo con i suoi codici di comportamento sociale che si scontrano con la singola identità dei singoli, n.d.r.) restano anche nella mia visione filtrata dalla morte e dal ricordo: spero anzi di esaltare così l’autore originale”.

In scena lo stesso Gianluca Merolli (Konstantin), con Anita Bartolucci (Irina), Francesca Golia (Nina), Giulia Maulucci (Mascia), Fabio Pasquini (Medvedenko), Ivan Alovisio (Trigorin), e la partecipazione straordinaria di Graziano Piazza (Sorin). La scenografia è di Davide Dormino, costumi di Gianluca Sbicca, musiche di Luca Longobardi, Camilla Piccioni light designer