Tommaso Gorla, inverosimili paesaggi

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di Clelia Patella

Fino al 19 dicembre 2014, alla Galleria Patricia Armocida di Milano, è in mostra “Paesaggio Incompleto” di Tommaso Gorla.

Si tratta di quindici tele e venti acrilici su carta appositamente creati per questo evento, in cui l’artista torna ad affrontare il tema del paesaggio – già trattato in precedenza – ma con un approccio nuovo. Ovvero, ponendo al centro delle opere il tema su cui già da tempo ha concentrato la propria ricerca: la relazione tra l’immagine e la memoria.

Gorla, classe 1981, nasce a Verona ma si sposta all’estero, nel 2010, per un dottorato sull’antropologia dell’immagine; dapprima illustratore, si dedica sempre più alla pittura – pur restando il “disegno” qualcosa di centrale nella propria opera – e anche nell’arte concentra le tematiche approfondite a livello teorico.

I soggetti di Gorla sono vari. Si tratta sempre di lavori in serie, in cui è onnipresente l’incompletezza, voluta e niente affatto casuale. I suoi dipinti risultano sospesi; o, qualora siano completi (come nel caso dei paesaggi), ci si ritrova sempre qualche elemento difficilmente riconoscibile, tramite cui l’osservatore viene trasportato al di là del quadro, al di là dello stesso paesaggio. L’immagine in questione è in effetti completa per il pittore; più precisamente, raffigura con esattezza il ricordo che lo stesso ha dell’immagine, del soggetto raffigurato. Ecco perché Gorla, seppur figurativo, generalmente non dipinge copiando da fotografie; e se lo fa, mantiene di esse gli elementi salienti e distintivi, per poi distoglierne lo sguardo e lavorare sulla memoria.

“Paesaggio Incompleto” è stato, afferma l’artista, un esperimento. I lavori precedenti mettevano maggiormente in evidenza il suo concetto: nei bestiari, ad esempio, osserviamo che spesso agli animali raffigurati mancano alcune parti fondamentali. L’approccio di Gorla, nel togliere – poniamo – il becco ad un uccellino, comporta un paradosso che consiste nel fatto che eliminando l’elemento che più caratterizza qualcosa, l’assenza di tale elemento lo rende ancor più visibile, trasformandolo nel vero e proprio centro del disegno, stimolando la memoria che ognuno di noi ha dell’uccellino stesso.

Il paesaggio, invece, è un tema insidioso e complesso, affrontato e riaffrontato da innumerevoli artisti con innumerevoli approcci, ed è senz’altro più difficile “eliminarne” un elemento facendo sì che questo fatto salti all’occhio. Gorla affronta quindi il paesaggio come un pretesto per capire come risulti in pittura il ricordo di un soggetto ben noto e condiviso, che ognuno di noi ha in mente. E l’obiettivo è renderne la sensazione, più che rappresentarlo. In questo caso, quindi, l’incompletezza non viene creata eliminando degli elementi, bensì aggiungendone alcuni, che però siano difficilmente indentificabili. Come, per esempio, delle linee verticali, il cui compito è quello di evocare la costante mutevolezza di un paesaggio, e l’ancor più mutevole ricordo che noi abbiamo di esso.

È un po’ lo stesso atteggiamento – come peraltro l’artista stesso osserva – riscontrabile, in fotografia, nell’opera di Luigi Ghirri, che nelle sue foto (ultradefinite, ma effettivamente indefinite) appone elementi fuori contesto che entrano a far parte del paesaggio: ma né il paesaggio, né gli elementi sono soggetti dello scatto, invitando piuttosto ad andare oltre allo stesso.

Citando Chris Marker (regista geniale quanto misterioso, che in particolare con le sue opere più note – La jetée e Sans Soleil – affronta il tema della memoria) e Gerhard Richter (le cui Photographies Repeintes ricordano l’approccio nel “modificare” i paesaggi con elementi indefiniti) come fonti di sicura ispirazione, Gorla si appresta ad affrontare una nuova ricerca. E insistendo sugli elementi a lui più cari – ovvero il disegno e il tema della memoria – sta lavorando a opere di animazione.

Galleria Patricia Armocida