I cieli immensi di Luca Gastaldo tra Turner e Giorgione

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Alla Galleria Bianca Maria Rizzi & Mattia Ritter il giovane pittore milanese

di Angelo Crespi

Luca Gastaldo è nato nel 1983 a Milano, diplomato all’Accademia di Brera, vive a Lugano. Di fatto è stato scoperto, giovanissimo, dal varesino Ettore Ceriani, un valente critico di quella provincia che spesso ci dona uomini di ingegno. La galleria Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, dove Luca aprirà una mostra, martedì prossimo (via Cadolini, Milano) lo ha coccolato fin dagli esordi.

Gastaldo dipinge paesaggi. Innegabili i riferimenti, come ha scritto la Rizzi, “Mario Sironi, Giovanni Fattori e Kaspar David Friedrich” soprattutto, vuoi per la luce, vuoi per il modo della mano, vuoi per l’atteggiamento che qualcuno individua come “neoromantico”, ma senza quell’accezione “decadente” (e non ci sarebbe nulla di male) che spesso segue il termine; la sua è una dimensione tanto vibrante “da indurre quasi a credere che il paesaggio raffigurato sia il soggetto e non l’oggetto dell’osservazione”.

I primissimi lavori (2007/2009), specie nei temi lacustri forse cedono all’imitazione del più anziano, anch’egli varesino, Antonio Pedretti (il capostipite contemporaneo di quel genere), ma via via la tecnica di Gastaldo si è affinata a rappresentare paesaggi di cielo, sopra brevi residuali terre che si perdono nella vastità dell’orizzonte. Paesaggi di cielo ovviamente inondati di nuvole e cirri che sono colonne di cattedrali, edifici immensi di aria che si rapprendono per un istante, formano forme, e poi spariscono effimeri. “Aurore e tramonti, cieli sconfinati e immensi, che si aprono sullo smisurato, misterioso, cosmo; ariosi come l’inarrestabile vento delle passioni e del desiderio, del desiderio inestinguibile della felicità… quel desiderio che, a volte, prende strane forme nel cielo… come chimere, ippogrifi… quel desiderio che, lieve e impalpabile come il giocoso Ariel, trasporta lontano il cuore umano, immemore di sé e del trascorrere stesso del tempo, ai confini del cielo, verso l’ignoto…”, così poeticamente si esprime la curatrice, Cecilia Maria di Bona, ricordando poi che “la vita è tempesta, come traspare nell’ineffabile, misteriosa allegoria della tela del Giorgione, o nelle vitali e ariose tempeste di mare di Turner”.

Sironi, Fattori, Friedrich, Giorgione e Turner, una schiatta di maestri per un giovane allievo con tanto ancora da squadernare.