La Polonia che non c’era

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Polonia-557x262-CalcagnoSi trovava a Firenze, nel 1980, quando Tadeusz Kantor, pittore e artista polacco, disse che la sua Cricoteka sarebbe dovuta essere un “unprecedent place”, ovvero in grado di contenere un luogo di didattica per atelier sperimentali, una zona di studio e archivio, una parte per le mostre temporanee, una per la collezione privata della Cricoteka, e una per le rappresentazioni teatrali e performative in generale (prosa, danza, musica, performance).

Kantor morì nel 1990, non sarà presente domani sera all’apertura della Nuova Cricoteka a Cracovia, città dove visse fin dai tempi in cui frequentò l’Accademia di Belle Arti e in cui fondò la prima Cicoteka nel 1981 in Kanonicza Street, nel centro storico di Cracovia, nell’antico quartiere operaio Podgorze, restaurando e rinnovando una vecchia fabbrica sulle rive della Vistola. La Nuova Cricoteka risponde perfettamente all’idea originaria dell’artista che la ideò: sarà infatti un centro di studi, di ricerca, di mostre e spettacoli per artisti giovani, oltre che un luogo di conservazione e studio dell’opera kantoriana, e l’Università Statale di Milano ha stretto un accordo di collaborazione con la Cricoteka, grazie al quale si intensificheranno i rapporti tra le due istituzioni e si creeranno occasioni di dibattito e scambi di ricerca.

La Nuova Cricoteka sorge a poche centinaia di metri da Plac Bohaterow Getta, ovvero il luogo in cui i nazisti raggruppavano gli ebrei per deportarli nei campi di concentramento. E’ anche vicino al Mocak, il Museo d’arte contemporanea di Cracovia, e alla Fabbrica di Oskar Schindler, l’imprenditore tedesco che riuscì a salvare numerosi ebrei facendoli lavorare nella propria fabbrica, che oggi è un museo. Laddove c’erano leggi razziali, deportazioni o tentativi di nascondere le persone per farle scampare a una morte certa, oggi c’è rinascita, riflessione e dibattito attraverso l’arte. Tutto il quartiere è ormai un “unprecedent place”, e allo stesso modo lo è anche l’intera Polonia: gli investimenti sull’arte che questo Paese sta portando avanti sono la dimostrazione più evidente di quanto stia ora nascendo a vita nuova.

Maltrattata e distrutta prima dalla Seconda Guerra Mondiale e poi dai lunghi anni passati sotto il controllo sovietico fino al 1980, in cui nacque Solidarnosc, il primo sindacato non comunista del paese e iniziò la lenta liberazione dal regime (che avvenne solo nel 1989-90, anno delle prime elezioni parlamentari democratiche e introduzione di un’economia di libero mercato), la Polonia ora è l’unica nazione europea ad avere i conti in attivo, ed è un chiaro punto di riferimento per i giovani di altre nazioni. Vi sono infatti di buone opportunità di lavoro a tempo indeterminato (parola che è uscita dal vocabolario italiano), e anche se la retribuzione media per un neoassunto si aggira intorno ai 3mila zloty netti (circa 700 euro) per il costo della vita polacca, decisamente più basso che d noi, sono più che sufficienti per affittare un appartamento in condivisione e vivere concedendosi qualche sfizio.

Info. www.news.cricoteka.pl