Ke-World, se il design insegue l’arte

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Luca Borriello ed Eugenio Schinelli cercano la bellezza nel design, tra materiali con una memoria storica e 3D

di Angelo Crespi

Il dibattito è lungo. Difficile da riassumere, se non per sommi capi e tagliando con l’accetta, per cui chiedo venia anticipatamente. L’arte, in passato, ha sempre perseguito la bellezza. Le arti minori la decorazione, la tecnologia, la funzione. Poi, nel Novecento, l’arte ha smesso di cercare la bellezza (preferendo il brutto del concettuale); le arti minori sono diventate espressione del kitsch; e al design, che ha sostituito la tecnologia, oltre alla funzione, è stato attribuito il compito di produrre cose belle. Il problema è che la funzione snatura la bellezza, finalizzandola, l’industria che sta alle spalle del design diminuisce la libertà dell’artista, e il pessimo artigianato sopravvive nei mercatini domenicali. Un bel dilemma.

La Ke-World, una sigla che riunisce due artisti-artigiani-designer milanesi, Luca Borriello ed Eugenio Schinelli, cerca il modo di tenere insieme le cose: bellezza, funzione, artigianalità. Come? Riscoprendo funzionalità perse (ve li ricordate le care vecchie “alzate” con cui le nonne presentavano in tavola le torte?); utilizzando materiali che hanno una propria memoria storica (ceramica, legno, pietra…), mischiando senza passatismi di maniera la tecnologia 3D alla manualità del grande artigianato storico.

Il risultato? Una sorta di arte-artigianato-design, sulla scia del mitico Fornasetti (stupenda la sua recente retrospettiva alla Triennale), che produce cose belle d’arte, fatte bene, e con una loro certa funzionalità. Stupenda la serie dei piatti dedicata ai sette vizi capitali, le alzate di ceramica completamente rivisitate, i vasi dal sapore fetish, e poi gioielli in plexiglass, anelli in ferro, presto anche complementi di arredo in legno. “Credo che questa sia la strada giusta per il futuro del made in Italy -spiega Luca- ritornare a essere modeli di civiltà, quella grande civiltà risalente al Rinascimento, in cui la bellezza generava soluzioni funzionali. Oggi il design tradizionale rischia di soccombere al suo stesso successo: l’iperproduzione ovviamente tende a diminuire la qualità”.

Per chi volesse conoscere da vicino il loro lavoro a fine ottobre Ke-World sarà presente al design circus (Milano, Via Dante), con altri venti giovani artisti.