Il Cinema America e la farsa delle occupazioni

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Dal Teatro Valle al cinema America, sgomberi e polemiche. Proprietari che cercano di recuperare i loro beni. Amministratori pubblici che balbettano. E poi ancora: l’annuncio di vincoli ministeriali, conferenze stampa di premi Oscar e attori noti improvvisate in mezzo alla strada, eccetera. Sembra una cosa seria ma non è vero. E’ tutto uno scherzo.

Lo avevano spiegato bene le star romane di YouTube “The Pills” con un video di quindici minuti intitolato “Il bagno okkupato” caricato sul web il 12 aprile 2014 (346.000 visualizzazioni, 5.300 Ilike, 109 Idontlike). Un gruppo di ragazzi convive in un appartamento (la linea narrativa di molti video dei “The Pills”) ma, in questo caso, non riescono a mettersi d’accordo sull’uso e, soprattutto, sulla pulizia del cesso. Uno dei ragazzi è particolarmente motivato e fa di tutto per “privatizzarne” la gestione. Ma gli altri non sono d’accordo. Risultato? Il bagno viene “okkupato”. «Ci riappropriamo di uno spazio sociale» dice uno di loro mentre fa volantinaggio nel corridoio. La casa si riempie di gente. Arrivano i media e le star. Fra le altre anche Elio Germano (un simpatico cameo), lo stesso che oggi strilla per lo sgombero del Cinema America. Saluta con il pugno chiuso, rinuncia democraticamente al camerino («Siamo tutti nella stessa barca») e legge Brecht al contrario (sic!) per la gioia degli “okkupanti”. Il risultato però è paradossale: c’è troppa folla e i ragazzi dell’appartamento rimangono chiusi fuori ancora una volta dal loro bagno. Arriva infine la polizia, chiamata da una vicina infastidita. Il bagno viene sgomberato e finalmente i padroni di casa possono usarlo di nuovo. Solo che, ormai, sono rimaste solo le macerie.

Una metafora? Una cosa seria? No, solo uno scherzo. L’okkupazione è il messaggio sbagliato di una cultura che non è più capace di dialogare con la modernità. Lo avevano spiegato bene, e dal “didentro” per così dire, i ragazzi di “The Pills”. Per gli okkupanti di cinema e teatri però, nessun problema. Se Elio Germano e Paolo Virzì non riusciranno a comprare il cinema America, come hanno promesso, andremo tutti a casa loro, nel cesso simbolicamente “okkupato”, ad ascoltare qualche altro attore famoso leggere al contrario “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera. Con frasi come questa: «eneb isodnelov rup, onrefni nu adneciv a itaerc onare is» (“Si erano creati a vicenda un inferno, pur volendosi bene»).

04/09/2014