Matteo Renzi, le slide e il dado Star. Ovvero come è cambiata (in peggio) la comunicazione politica nell’epoca del power point

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La comunicazione politica di Matteo Renzi è una novità assoluta nella storia repubblicana. Un tempo vigeva la complicazione delle “convergenze parallele”, il politico parlava usando fumose perifrasi che servivano ad avvisare gli altri partiti più che a informare l’elettore, e al giornalista spettava l’arduo compito di semplificare il tutto nel mitologico “pastone”, il fogliettone che raccontava sui quotidiani la giornata dal Transatlantico (era il tempo di mitologici intellettuali della “magna Grecia” alla Ciriaco De Mita, o come chiosò Agnelli più “magna” che “Grecia”).
Silvio Berlusconi ha rivoluzionato il linguaggio del politico, in cerca di un rapporto diretto col proprio elettorato, comunque spesso lamentandosi  di non essere riuscito a comunicare fino in fondo i provvedimenti via via presi, specie per l’ostilità di un mondo dell’informazione chiuso dentro i recinti dei propri vezzi ideologici.

Poi è arrivato Renzi a cui tutti, come qualità migliore, riconoscono “grande energia” e straordinarie doti comunicative. Fin dall’inizio la sua strategia ha puntato non tanto a bypassare i giornalisti, quanto ad indirizzarli servendogli la pappa pronta, ben sapendo che ai giornalisti in genere, non volendo faticare, il premasticato piace assai. Sono nate così le conferenze a base di slide. Essendo Renzi della generazione PowerPoint, la cosa è sembrata up to date, in linea con il percorso formativo dei giovanissimi membri del governo: slide, punti, poche parole, molti slogan.

Ovviamente, la slide per sua natura è sintetica proprio perché dovrebbe essere una base da cui il manager, o il professore universitario partono per allargare il discorso (purtroppo! visto che neppure all’università esistono più le grandi lectio a voce). Invece la comunicazione di Renzi finisce lì; come il dado star, anzi peggio di un saporito dado star perché in questo caso il dado è il ristretto di un brodo che non c’è.

Che dire? Al giornalista spetta l’immane compito di complicare non il semplice, bensì l’inconsistente, perché dietro il titolo (preconfezionato) non c’è altro. In questa settimana la prova-riprova è stato il decreto “Sblocca Italia”: il giorno seguente i quotidiani riportavano nei boxini di infografica esattamente le stesse poche parole delle slide. E se si guarda con attenzione il sito governativo a cui Renzi si affida, passodopopasso, ci si accorge del nulla che si accampa dietro i quadratini colorati. Molte delle slide non rimandano che a slide che nulla aggiungono al primo titolo o che annunciano altri titoli e altre slide. Solo talvolta in basso, in caratteri minuscoli, quasi invisibili c’è il link “approfondisci”. Come quelle clausole scritte in piccolo dagli azzeccagarbugli proprio per non essere lette.

Di questo se ne sono accorti gli amici di Renzi, gli ex amici, i quasi amici, e cioè Repubblica, il Fatto, il Corriere della Sera, l’Huffington Post: la generazione .ppt sta già stufando.