La nostalgia di una natura senza uomo

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I lavori gestuali di Leandro Russo, catanese di Desio, indagano lo squilibrio del nostro ecosistema moderno

di Andrea Dusio

Quanto conta la capacità di controllo del gesto artistico? E cosa accade invece se la tecnica viene utilizzata scegliendo scientemente di lasciare una parte al caso? Leandro Russo è pittore siciliano che ha scelto di esprimersi con l’acquerello, le chine e le ecoline. Il suo stile, per quanto governato con attenzione ed esperienza, finisce per creare effetti che l’artista non può prevedere sino in fondo.

Russo viene da Giarre, in provincia di Catania, e si è laureato in Economia Bancaria a Messina. É un’autodidatta, e ha da poco abbracciato a tempo pieno la pittura, trasferendosi in Lombardia, a Desio. Il tema del suo lavoro è il rapporto tra natura e l’uomo, un rapporto sempre più squilibrato, che oggi sembra produrre l’incapacità di governare l’esito degli interventi sul paesaggio. La tecnica di Leandro è affine alla sua poetica, inscritta anch’essa in questa piccola parabola dell’impossibilità del controllo: “Inondo i miei quadri d’acqua”, spiega. “Nella maggior parte dei casi intervengo direttamente sul supporto adagiato su un piano orizzontale senza la preparazione di bozzetti o studi di qualsivoglia genere”. La sua pittura richiede grande prontezza gestuale: “Direziono continuamente la tela per controllare i movimenti dell’acqua che scivola e che a volte impone le sue dinamiche”. Così i paesaggi smettono di essere calligrafici, e ci propongono l’immagine di una natura incontrollabile, che prolifera senza misura, in cui gli elementi sembrano collassare l’uno sull’altro, il cielo nei corsi d’acqua, la vegetazione che sembra svaporare nelle nubi. E nonostante la tavolozza smagliante e i colori brillantissimi delle ecoline (sorta di acquarelli sintetici) spira una fortissima nostalgia per un mondo che non potremo più vedere.

La figura umana è quasi totalmente assente, al punto che, volendo scegliere un titolo per l’opera di Russo, ho pensato a “Dissipatio H.G.”, romanzo di Guido Morselli in cui un individuo scopre, per qualche evento misterioso, di essere rimasto solo sulla Terra. “Ogni lavoro racconta le conseguenze di quello che siamo e di quello che diventerà lo spazio che occupiamo; ma anche i luoghi che si perderanno o si sono ormai persi: luoghi dell’infanzia, di provenienza o luoghi che avrebbero potuto essere, il tutto con la consapevolezza che la natura madre, continuerà il suo corso con o senza la nostra presenza”.

1/09/14