Caro Franceschini, i Beni Culturali vanno assicurati!

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Un fulmine settimana scorsa ha colpito la Cappella degli Scrovegni. Per fortuna non ha fatto danni, altrimenti sarebbe stato un guaio. Ieri, è andata a fuoco una parte della Cavallerizza di Torino, storico complesso monumentale dichiarato patrimonio Unesco, occupato dai centri sociali che ne invocano l’uso (dai primi accertamenti sembra sia un atto doloso).

Incredibile a dirsi (e a crederci per i non addetti ai lavori) i Beni Culturali in Italia non sono assicurati. Data l’ampiezza del nostro patrimonio, la copertura totale è impensabile, una soluzione però ci sarebbe: ogni anno vengono movimentate migliaia di opere appartenenti allo Stato, non c’è mostra in Italia e nel mondo che non esponga pezzi italiani.

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Le opere  prestate, ovviamente, sono assicurate ma tramite broker, con compagnie assicurative e modalità diverse, caso per caso, sovrintendenza per sovrintendenza, museo per museo. Da anni giace al Mibact un progetto che vuoi per indifferenza della burocrazia, vuoi per mantere piccoli recinti di potere visto che ogni Sovrintendenza guadagna dal suo piccolo business assicurativo, non è mai stato preso in considerazione.

Eppure la soluzione c’è: basterebbe indire con la massima trasparenza una gara nazionale affinché un’assicurazione possa prendere in affidamento tutto questo monte assicurativo, naturalmente guadagnando sui singoli premi.

Questo permetterebbe allo Stato di chiedere in cambio, gratuitamente, la copertura assicurativa in caso di vandalismi o catastrofi naturali, per alcuni dei beni considerati più a rischio o più importanti. A costo zero sarebbero garantiti i restauri nel caso di eventi straordinari.
Non poco, considerando che il recente terremoto a Mantova, mancando fondi pubblici, ha costretto la “Camera picta” di Mantegna a rimaner chiusa per due anni.

La palla ora al ministro Franceschini.