A Venezia meno convegni e più film, grazie!

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di Andrea Piersanti

Sono innumerevoli, come granelli di sabbia nel mare, i convegni e gli incontri che si svolgeranno anche quest’anno alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Siamo davanti ad un vero e proprio format: il “talk festival”, che ormai prende il posto del vecchio “Film festival”. Si parlerà molto al Lido soprattutto per il bisogno insopprimibile di parlare. Il narcisismo dei produttori e degli autori dovrebbe esprimersi esclusivamente con l’opera cinematografica.
Invece, con uno strano e incomprensibile autolesionismo, il mondo del cinema chiederà ai giornalisti di allontanarsi dalle sale dove si proiettano i loro film per seguire i mille convegni del Lido. Il “Talk Festival”, come in un verso shakespeariano, rischia di distruggere e di insozzare ciò di cui si dovrebbe nutrire, e cioè il “Film festival”.

Quest’anno poi, lo ha già scritto Paolo Mereghetti sul Corsera, il tema di molti film italiani sarà il ritorno alla realtà. La riscoperta del “neorealismo”. Ma per dare “un’etica all’estetica”, il vero messaggio immortale dei padri del “neorealismo” ci vorrebbe più cuore (e meno chiacchiere). «Credo che l’affetto sia la parte più difficile da mantenere nel cinismo generale, ma è proprio quel valore aggiunto che fa dell’attenzione il veicolo più puro per guardare il mondo, perché è solo nella relazione che si è capaci di cambiare anche se stessi», ha scritto la regista Costanza Quatriglio.

«Il neorealismo intende rispettare il mistero dell’essere in tutte le sue dimensioni, anche se per certuni deve derivarne un accecamento», diceva nel 1954 il teologo e storico del cinema Amédée Ayfre. Fra gli spettatori dei mille convegni del “talk festival” chi troverà anche il tempo per farsi “accecare” da un film?

24.08.2014